2000

29 05 2010

(la parte scritta venerdì)

Quante sono due mila persone? Si scrivono due mila o duemila? Sono tante? Sono poche?

Se ad un concerto rock vanno in duemila possono essere pochi, ma se il concerto è in un teatro possono pure essere troppe. Se duemila persone vanno ad una partita vuol dire che c’è lo stadio vuoto, ma se vanno ad una manifestazione, un sit-in, o in un corteo possono essere moltissime. Quante sono duemila persone? Tante da poterle vedere tutte in faccia, ma troppe ricordarne il nome?

Quando ero piccolo, nei primi anni ’80, si pensava al 2000 e si credeva che avremmo camminato con le navicelle spaziali. Alcuni pensavano che avremmo respirato con le maschere antigas per via della guerra nucleare e avremmo mangiato con pillole di alimenti superconcentrati. Il 2000 poi è arrivato, ed ha portato il videofonino, internet, il g8 di Genova, l’attentato alle torri gemelle di New York, Obama e i Tokio Hotel.

2000.

Oggi per via delle targhe alterne a Palermo sono andato al dipartimento dell’università con la metropolitana. Verso le 12:30, avendo finito di contattare alcuni colleghi in giro per l’Italia per il prossimo congresso nazionale di psicologia a Torino, ho guardato il sito di Repubblica ed ho letto che in quello stesso istante, mentre io mi trovavo comodo in una stanza di un palazzone di Palermo, un commando di terroristi aveva preso in ostaggio 2000 persone in due moschee in Pakistan.

Voi lo sapete dov’è il Pakistan, vero? In questo momento, senza vedere la cartina, il Pakistan lo sapete dov’è?

Allora ho chiuso il computer (pardon.. si dice “ho spento il computer”) e sono uscito dalla facoltà ed ho camminato fino alla fermata della metropolitana.

Mentre passeggiavo, pensavo alla mia giornata, a quello che avevo fatto di mattina e avrei fatto di pomeriggio. E pensavo a qui duemila, lontani migliaia di chilometri da me, in ostaggio dentro le moschee.

Quante sono 2000 persone in una moschea? Tanti? E 2000 in 2 moschee quanti sono? Ce li si può immaginare? E come sono quando hanno paura? Come sono quando urlano? Qual è la differenza tra 2000 persone allegre e 2000 persone spaventate ?

Mentre passeggiavo ho scritto un sms e l’ho inviato ad alcune delle persone con cui sono abituato a parlare e che ritengo intelligenti e capaci di belle riflessioni.

Ho scritto così : “Quando uno legge al pc che 2000 persone sono in ostaggio ora in 2 moschee in pakistan, la nostra giornata dovrebbe cambiare, forse. E invece no. Ma perché?” .

Poi sono sceso alla fermata e ho preso il treno e non c’era più campo.

Quando sono uscito dalla stazione vicino casa mia, il telefonino è tornato raggiungibile e mi sono arrivati alcuni messaggi di risposta.

“Forse perché sono lontani e l’attenzione non è la stessa che fossero qui. O forse perchè ormai siamo abituati o forse perché sai che ti amo tanto e sei felice nonostante il pakistan”.

“Perché la società moderna ci ha reso tutti egoisti”

“Credo dipenda dalla quota di egoismo insita in ognuno di noi che, pur senza cattiveria, ci allontana dalla realtà altrui, giusto quanto basta da non sentirla come fosse propria. Troppa frenesia, troppo sofferenza, troppo riduzionismo dell’essere umano: fuga dal dolore, direi!”

“Forse perché pensiamo che sono eventi che accadono a chilometri di distanza e soprattutto, egoisticamente, non ci capiteranno mai”.

“Perché le tragedie altrui.. sono degli altri.. e perché siamo stanchi e forse assuefatti.. e perché comunque in noi ha messo radici un male di vivere che ci impedisce di dimenticarci di noi.. se non per pochi minuti.. e poi.. siamo ancora e di nuovo soli col nostro mare..”

 “Mi sa che ci schermiamo dalla sofferenza, come se non riguardasse davvero anche noi quello che succede oggi altrove, nella speranza che questo non ci tocchi mai.. facendo come se.. però poi ci sono quelli a cui cambia eccome la giornata, forse dobbiamo scegliere solo da che parte stare..”

“Non ne sapevo nulla. Credo ke nn s’impazzisca x 1 anestetizzante spirito di sopravvivenza ke restringe la realtà del mondo solo a quello che ci è prossimo..”  

Quando sono tornato a casa ho acceso la tv e guardato il telegiornale per vedere come si evolvesse la situazione. Non dicevano nulla, non ne parlavano. Poi alla fine due parole, perché nel frattempo la notizia aveva mutato forma, ed era diventata così : “Attacco alle moschee in Pakistan: 20 morti”.

Da 2000 persone in ostaggio a 20 morti. Da 2000 persone terrorizzate a 20 deceduti, che sembrano persino poco rispetto al fatto che poche ore prima erano morte oltre 60 persone in un attentato su di un treno in India.

1980 persone oggi sono ancora vive, ma per molte ore hanno pensato di essere lì per morire dentro una moschea. Per un istante viene da pensare “vabbè insomma sono ancora vive, alla fin fine, che importa.. meglio così..”. Ma millenovecentottanta persone terrorizzate sono tantissime.

Io non le conosco 1980 persone, figurarsi se ne conosco 2000. Voi le conoscete?

Adesso su Facebook la gente ha 300 amici, 480 amici, 740 amici, 1200 amici, 2750 amici.

Io non ho così tanti amici, ma mi stanno bene le poche persone a cui voglio bene e che stimo. E credo che un po’ in tutte le risposte che mi hanno dato queste persone ci siano delle cose giuste.

Forse c’entra la distanza. Forse c’entra il sentire che abbiamo comunque qualcuno vicino a noi che ci scalda il cuore e ciò ci permette di vivere ancora con più forza malgrado lo schifo intorno. Forse c’entra che siamo egoisti e pensiamo che certe cose non ci accadranno mai. Forse l’egoismo è dovuto alla società e ai ritmi che ci impone di mantenere, forse è una nostra barriera intima e protettiva che ci serve per andare avanti. Forse perché ognuno ha già la sua solitudine ed il suo mare con cui fare i conti. Forse perché quella è semplicemente gente che non conosciamo.

Ma se lì ci fossero state 2000 persone che conosciamo? 2000 persone sono tante: la mia famiglia, i parenti anche più lontani, la mia fidanzata ed i parenti della mia fidanzata, i miei compagni d’asilo, i miei compagni di classe delle elementari, delle medie, del liceo. Le persone con cui ho chiacchierato almeno una volta all’università e i professori con cui ho dato materie. I bambini che vedevo nel progetto scolastico dal 1999 al 2001. Le persone che ho visto per lavoro dal 2003 ad oggi, che saranno circa 300, forse anche 400, tra ospedali, università, sindacato, corsi di formazione, squadra di football. Anche 500 magari. Forse. O anche no. I colleghi del corso di perfezionamento. I colleghi della scuola di specializzazione. I colleghi del dottorato. Quelli che tra loro sono diventati amici. Quelli che siedono accanto a me allo stadio. Quelli che vedo al bar e dal tabaccaio. Il fruttivendolo, il panettiere, il commesso che sta alla cassa del supermercato. Il signore zoppo che da anni fa la riffa la domenica in piazza. Quello che mi sbiglietta i biglietti al cinema. I blogger che conosco. Si arriva a 2000? Forse..

A immaginarli lì.. tutta questa gente, tutta la mia vita praticamente.. tutti ammassati dentro una normale chiesa cattolica.. nella mia città.. con dei terroristi che li tengono in ostaggio.. come me la cambia la giornata?

Come te la cambia la giornata? E come la cambia ad un italiano qualunque che di me non gliene frega niente? Se tutta la gente che io conosco, tutta la gente con cui ho parlato, che ho incontrato nella mia vita, se tutti questi visi fossero in ostaggio.. come gliela cambia la giornata ad un francese, ad un russo, ad un tailandese che non sa magari l’italia dov’è, ad un giapponese che corre tutto il giorno, ad un australiano.

Come la cambia ad un pakistano? Più o meno quanto i morti pakistani la cambiano a noi.

 

(aggiornamento del sabato)

Il giornale di stamani (“la Repubblica”) riporta che alla fine i morti sono stati più di 80. I morti nel treno in India più di 100. Le due notizie ci stavano bene all’interno di una sola pagina. La pagina accanto è tutta occupata da una foto di Belen Rodriguez vestita di rosso.