Fame-book

14 05 2010

Ieri pomeriggio ho svolto, insieme ad un collega ed una giovane tirocinante, un laboratorio con un gruppo di bambini presso lo studio di un pediatra di base.

Il lavoro aveva come oggetto la sana e corretta alimentazione. Devo dire che è andata abbastanza bene, almeno per 60 dei 90 minuti previsti. Diciamo che tenere testa ad una quindicina di bimbi e ragazzi dai 6 agli 11 anni non è semplicissimo, ma penso che tutto sommato ci siamo riusciti.

Tutto sommato i bambini mi sono sembrati abbastanza consapevoli di cosa sia una giusta alimentazione, più di quanto sospettassi inizialmente. Avevamo costruito un cartellone con la piramide dell’alimentazione, dalla base, con i cibi e le sostanze che è importante assumere tutti i giorni (pane, pasta) a quelli intermedi (verdura e frutta, poi carne e uova) a quelli che sarebbe bene assumere il meno possibile (dolciumi vari).

Abbiamo ipotizzato un’attività che si basasse sull’ “esperire e spiegare”, cioè presentavamo diversi prodotti (pezzetti di formaggio, di pane, di carote, di mele..) e loro inizialmente dovevano descriverci colori, sapori, profumi. Poi raccontare come e quanto mangiavano quel prodotto.

Devo dire che quando avevo 8 anni io, non sapevo tutte queste cose. Si sono divertiti. Almeno fino a quando hanno iniziato a sentirsi stanchi e hanno cominciato a scappare di qua e di là e allora ho fatto subito sparire i prodotti prima che se li tirassero o mangiucchiassero.

Interessante anche quando si è cercato di farli parlare sul concetto di “fame”. E’ risultato molto difficile per loro raccontare cosa sentono, cosa provano, cosa percepiscono, quando hanno fame. Alcuni hanno riferito di sentirsi “vuoti”, altri “tristi”, uno ha detto di avere “dolore alla pancia”.

Poi da un discorso sul mangiare ci si è spostati su uno relativo all’ “assunzione” di televisione e soprattutto di computer.

E lì sono cominciati i guai.

Devo dire che c’è da preoccuparsi. Io, almeno, mi son molto preoccupato. Bambini di 8 anni iscritti a Facebook, con una falsa identità di 21enni. Bambini che mi dicevano “Antonio ti posso inviare l’amicizia?”.

Ragazzini che comunicano su msn. Da soli. Che raccontano di genitori che stanno in altre stanze, ma sono tranquilli perché tanto hanno messo nel computer “il programma che gli dice quello che guardo su internet”.

Ragazzini, accompagnati da giovanili nonne, che avevano in mano un videogioco nuovo di zecca, comprato prima di venire dal pediatra, rigorosamente vietato ai minori di 18 anni.

E lì c’hai un bel dire “piccolo, ma questo è un gioco per grandi !”, perché il ragazzino, o il bambino, se ne frega (come è normale che sia).

Ci sono due cose che mi viene da dire.

La prima. L’utilizzo dei videogiochi come riferimento può portare anche a immagini della storia esilaranti, in cui i protagonisti diventano eroi da fumetto.

“Dovevo fare una ricerca su Giulio Cesare come compito per casa.. allora ho scritto Cesare.. sulla barretta laterale.. e ho copiato quello che c’era messo”

“E chi era Giulio Cesare?”

“Un imperatore che ha combattuto contro Attila” (facendo il gesto del pugno..).

La seconda. So bene che quando avevo 13 anni cercavo qualunque stratagemma per guardare “Colpo grosso” in tv, perché il cartoon “Occhi di gatto” non mi bastava più. E’ stato sempre così, ci sono le prime curiosità, le prime voglie di scoprire e vedere. O.K. Ma che cazzo… ma che genitori sono quelli che lasciano che il figlio di 9 anni stia su Facebook e faccia amicizia con chiunque con la scusa del gioco del cagnolino o della fattoria o di altre stronzate così ?? E’ pericolosissimo !! Come fanno a non capirlo sti idioti?? Che poi sono gli stessi genitori che dal lavoro stanno su Facebook a curare l’alberghetto o il ristorante, e magari c’hanno pure i figli per amici !! ma che mondo è ??

Bimbi capaci di dire cos’è un download e incapace di raccontare le sensazioni che provano quando hanno fame.