"Grindhouse": Una fottuta psico-recenzione sul fottuto film di Quentin Tarantino

12 06 2007


Vi piacciono i piedi femminili? Tarantino ha fatto un film per voi.
Vi piacciono le auto che corrono veloce? Tarantino ha fatto un film per voi.
Vi piacciono 3 donne che menano un serial killer? Tarantino ha fatto un film per voi.
Vi piacciono le ragazze pon-pon? Tarantino ha fatto un film per voi.
Vi piacciono le canzoni degli anni ’70? Tarantino ha fatto un film per voi.
Vi piacciono le pellicole sgranate, mezze rovinate dall’usura? Tarantino ha fatto un film per voi.
Vi piacciono i film di Russ Meyer, Jack Hill, Jack Starrett, Harrison Marks? Tarantino ha fatto un film per voi.
Vi piacciono le ragazze non statuarie, con un pò di pancetta, che ballano sensuali e un pò sudate? Tarantino ha fatto un film per voi.
Tarantino ha fatto un film per voi. Un film feticista per voi.
“Grindhouse”.
Feticista nel vero senso della parola. Il feticismo è una gran parolona di cui tutti si riempiono la bocca (soprattutto quelli snob) senza poi sapere che cacchio sia. E poi finisce che la Jolie con un corsetto nero di pelle è il simbolo del feticismo.. Cazzate!
Allora..andiamo alla radice..così ci capiamo.
Feticismo.
Dicesi feticismo, una specifica condizione sessuale, in cui il raggiungimento del piacere è reso possibile esclusivamente dalla presenza di specifici oggetti inanimati. Freud è il primo a parlare di Feticismo, nel 1927 con lo scritto “Il Feticismo”, quindi più compiutamente nel 1938 con “La scissione dell’Io nel processo di difesa”.
In sintesi: l’angoscia principale dei pargoli è l’angoscia di castrazione. Essa viene causata dalla comprensione che loro hanno il pene, la loro madre no ed hanno paura che venga loro tolto. Tra le mille disturbanti reazioni che ciò può comportare vi è anche la possibile designazione di un oggetto “feticcio” che simbolicamente rappresenta il pene femminile. L’inconscia costruzione di un tale oggetto aiuta il bambino (che poi crescerà) a superare il trauma dell’angoscia di castrazione. Tale oggetto simboleggia sia l’affermazione della castrazione, sia la negazione della castrazione stessa, in quanto oggetto sostitutivo. Il dualismo dell’oggetto simbolico è anche dualismo della psiche del soggetto, ed in ciò si ha il concetto di scissione dell’io.
Sintesi vergognosa, perchè ho riassunto in poche righe 2 testi lunghissimi. L’ordine degli psicologi mi radierebbe. Sono comunque testi consultabili da tutti, pubblicati da anni, dunque nel sintetizzarli non commetto alcun reato, nè vengo meno ai miei doveri etici (e sembrerà strano doverlo precisare, ma è meglio farlo).
Ma andiamo avanti.
Ciò che importa è che il feticcio è un oggetto che in sè simboleggia un’assenza, un trauma, ed il tentativo di negare questa assenza e questo trauma, con un oggetto nuovo. Grazie a questo oggetto nuovo il soggetto può raggiungere un senso di interezza personale e dunque di benessere psicologico e sessuale. Da qui anche il rapporto con il narcisismo.
Dopo Freud ci son state altre 1257 teorie sul feticismo, tra cui soprattutto quella della Greenacre e quella di Kohut, ma non mi dilungo.
“Grindhouse” è un film feticista.
Non solo perchè parla di piedi. Non solo perchè parla di auto e di incidenti di auto. Non solo perchè parla di serial-killer che usano l’auto per uccidere, con chiaro intento sadico. Non solo perchè parla di ragazze con divise succinte. Questa è tutta roba da feticismo spicciolo, anche abbastanza televisivo.
C’è di più.
“Grindhouse” non è solo un film che parla di oggetti feticisti. “Grindhouse” è una pellicola feticcio. E’ un oggetto feticcio.
“Grindhouse” è uscito in U.S.A., diretto da Tarantino e Rodriguez. Era composto da due film: “Planet Terror” (diretto da Rodriguez) e “Death Proof” (diretto da Tarantino). Il film in USA è andato una schifezza. I produttori lo hanno ritirato. Lo hanno separato (vogliamo dire castrato?), buttando la parte di Rodriguez e chiedendo a Tarantino di rimpolpare la sua parte e ripresentarlo come film nuovo. Un oggetto nuovo, un oggetto a sostituzione di un altro. Un oggetto nuovo ma con legami con uno vecchio, che era finito in modo traumatico. Un oggetto feticcio, un film che simboleggia la presenza e l’assenza insieme di un altro film. Un film, un oggetto che cerca di riportare stato di benessere e completezza nel regista Tarantino dopo che lui stesso ha patito il trauma del flop. E al posto del film flop, ne propone un altro, con lo stesso nome (o leggermente storpiato.. in verità si chiama “Grindhouse:Death Proof”) che manda in gloria al Festival di Cannes per un ritrovato trionfo narcisistico.
Non so a voi, ma a me fa tanto pensare a quello che ho scritto prima sulla teoria freudiana.
“Grindhouse”, oltretutto era nato come film scisso in due parti.. due pellicole in una.. due film al prezzo di uno, come si faceva nei drive in americani degli anni ’70. Scissione. Scissione del film, scissione del regista, scissione dell’oggetto.
Ancora.
L’idea di fare questo film nasce nei due registi a partire dall’amore per un antico manifesto in cui veniva pubblicizzato uno spettacolo serale con due film. L’amore per un manifesto. Per un oggetto inanimato che rimanda ad altro.
Continuiamo.
Il film “Grindhouse” è descrizione innamorata di un genere cinematografico: il cinema anni ’70 con le donne guerriere. E’ dichiarazione di amore per “Cleopatra Jones” (’73), per “Foxy Brown” (’74) (che comunque aveva già omaggiato con “Jackie Brown”). E soprattutto per “Motorpsycho”, per “Faster Pussycat! Kill”! Kill!”, per “Beyond the valley of ultravixens”. E le bikini bandits.
Il film è soprattutto amore per pellicole rovinate, e questo amore si esplica nella costruzione di una pellicola volutamente rovinata. Ci sono voluti cambi di fotografia dal bianco e nero al colore. Il volume fa sbalzi. Taluni fotogrammi si ripetono o vanno più veloce. Una pellicola volutamente rovinata.
In questo senso non è solo una trama amorfa, ma una pellicola amorfa vera e propria.
La trama è volutamente semplice. Una prima parte in cui un serial killer uccide un gruppo di ragazze, distruggendole con un incidente stradale. Una seconda parte in cui lo stesso serial killer ci prova con un altro gruppo. Non dico come finisce. Dico solo che il pestaggio finale è una goduria.
Il film è un film onestamente minore rispetto agli altri, fatti in passato dal mio adorato Quentin.
Ma la scena della ragazza legata sul cofano, con l’auto che corre a 200 all’ora… bhè quella vale il biglietto.