"La ricerca della felicità" : Muccino tu vvuò fa l?americano??

22 01 2007


Al secondo tentativo son riuscito a vedere il tanto acclamato film del mito italiano Muccino. Son cattivo? Ma nooo.. eddai su Muccino si deve pure poter scherzare altrimenti finisce come Benigni che deve esser applaudito sempre e comunque qualunque cosa faccia.. Dopo un film sui ragazzi contestatori okkupanti e urlatori, uno sui 30enni indecisi ed urlatori ed uno sulla borghesia romana insoddisfatta ed urlatrice pensavo che il prossimo film sarebbe stato un bel ?grande freddo? con 60enni urlatori.. ed invece no!! Ecco che Muccino ha fatto bye bye ed è finito in U.S.A. a fare un film con Will Smith? Qualcosa non quadra?? Bhè no.. tutto sommato quadra tutto perché anche il povero Smith è costretto ad urla familiari (con moglie in crisi tipicamente mucciniana), pianti e corse.. corse.. corse.. La corsa è un marchio di fabbrica dei film del nostro eroe nazionale, ed anche in questo film i momenti di corsa tra strada e metropolitana son davvero tanti..Non solo come trama, ma anche come stile. Bello, ad esempio, il fatto che sin dall?inizio vi siano delle presenze inquietanti (come i disperati senzatetto) che occupano uno spazio minimo e poi progressivamente invadono la scena sino a che anche il protagonista diventa uno di loro. Grande Will Smith nelle due scene da commozione che valgono da sole il prezzo del biglietto: quella in cui si trova a dormire nei bagni della metropolitana e quella dell?assunzione.
Le scene che però mi son rimaste in testa e ?nelle ossa? sono la scena in cui risolve il cubo di rubik nel taxi con il capo e quella in cui va a vedere la partita di football. In entrambe c?è una malinconia davvero struggente: il protagonista tenta il tutto per tutto per far piacere ai capi, sperando che ciò possa servire ma si scontra con l?indifferenza di una società arrivista. Attenzione, non è escluso che in buona parte anche il protagonista sia un arrivista. Ma il tutto è pervaso da una tale consapevolezza del dolore e da una tale voglia di lottare per il proprio sogno che quasi si fatica a chiamarlo arrivismo. Ed anche per lui si accenderà una luce. Anzi.. anche lui saprà accenderla per se stesso.
Bravo il bimbo (che nella realtà è il figlio di Smith)
Bella la fotografia, che riprende proprio lo stile visivo degli anni che descrive, i primi anni ?80.
Dunque per la felicità bisogna lottare. Bisogna ferirsi e rialzarsi.
Come tutti i film belli che trattano temi universali, in verità questo film descrive gli anni ?80 e parla di oggi. Delle difficoltà nel lavoro, dell?indigenza, del precariato. Non a caso un vagabondo matto è convinto che l?apparecchio che Smith porta con sé sia una macchina del tempo. Tutto il film è una macchina del tempo, usa il linguaggio ed i contenuti dell?era reaganiana per parlare dell?era bushana (che tanto diversa non è). Finge di portarci in un?altra epoca e invece siamo sempre qua, con i guai che ci portiamo addosso (un po? come fa il protagonista del film inventando per il bimbo dinosauri e grotte, laddove è solo lo squallore di una metropolitana notturna).
Bhè Muccino sa il fatto suo. Complimenti.