Alice in Wonderland

27 03 2010

Cos’hanno in comune un corvo ed una scrivania?

Eh?

Che hanno in comune?

Questo si chiede il Cappellaio Matto, nel corso dei libri di Lewis Carrol “Alice nel Paese delle Meraviglie” e “Oltre lo specchio e ciò che Alice vi trovò”.

E questo si chiede Johnny Depp, nei panni del Cappellaio, nel film “Alice in Wonderland”, di Tim Burton. Cos’ hanno in comune un corvo ed una scrivania?

Mentre scrivo, mi viene da pensare a quanto io sia cresciuto con Burton, nel corso degli anni. Sono cresciuto con Batman e la Gotham City da lui rappresentata. Con Jack Skeleton e la Sposa Cadavere. Con i marziani cattivi e gli umani deficienti di “Mars attacks!”. Con il padre contastorie (o contaballe) di “Big Fish”. Mondi rovesciati. Mondi dolci e spietati. Grotteschi e metaforici, tristi ed ironici. I mondi di Tim Burton, in cui le leggi che ci sembrano eterne vengono sovvertite, come accade nel mondo di “sottosopra” dentro cui cade Alice: il re di Halloween porta i regali di Natale, un figlio non sa distinguere il vero, il falso, il verosimile nelle parole del padre (chiedendo una storia e comprendendo alla fine che  l’importante non è la storia, ma aver voglia di raccontarne ancora una, per dolce o crudele che sia), dolci donne gatto diventano temibili mistress. Il cervello dei marziani viene spappolato da una canzoncina folk tremendamente kitch.

Questo è il mondo di Tim Burton e si potrebbe pensare che in fin dei conti non è poi così diverso da quello di Caroll. Dunque è normale che prima o poi Burton sia giunto a parlare di Alice e del Cappellaio, visto che in verità nella sua vita non aveva fatto altro, implicitamente. Attraverso figure diverse, Burton ha sempre trattato paesi “delle meraviglie”: la fabbrica di cioccolata, sleepy hollow, il pianeta delle scimmie, l’aldilà di Bettlejiuce, Gotham.

E la scelta di Burton è quella di prendere la storia complessiva dei due libri e rifarla a modo sua, secondo una sua libera interpretazione, che forse è più interessata ad “Oltre lo specchio”.

Del resto, a pensarci bene, rifare per l’ennesima volta “Alice nel paese delle meraviglie”, che senso aveva? E’ già stato fatto da altri, e anche da lui, seppur in modi diversi.

La scelta di Burton mi ha ricordato quella attuata da Spielberg quando, volendo trattare Peter Pan, lo rifece a modo suo, con un film forse da rivalutare, che era “Hook” (ai tempi se ne è detto troppo male.. ora forse andrebbe riscoperto in molti risvolti psicologici..) .

“Alice in wonderland” è un film divertente. Brioso, ben recitato. L’effetto 3d non aggiunge poi tanto alla messa in scena, ma non la ostacola neanche. Diciamo che non cambia nulla. La messa in scena è quella a cui Burton ci ha abituato. Forse questo è il problema del film: non si nota alcuna differenza rispetto ad altri mondi da lui già dipinti. E il modo in cui Depp fa il Cappellaio, non è troppo diverso dal modo in cui ha fatto altri personaggi. Ma questo, semplicemente perché Depp ha sempre avuto il cappellaio matto come modello recitativo nella sua vita, e Burton ha sempre avuto Carrol come riferimento culturale per le sue trame.

E’ il problema insito nel quando un artista ama un capolavoro, lo cita implicitamente sempre, ponendolo come cardine della sua estetica e poetica e alla fine sceglie di rappresentarlo. Forse è una cosa che non si dovrebbe fare.

Hitchocock aveva la psicanalisi in testa, gli incubi, i sogni. Parlo meravigliosamente di psicanalisi in “La donna che visse due volte”, in “La finestra sul cortile”, in “Psycho” e così via. Quando volle fare un film sulla psicanalisi, fece “Io ti salverò”, e gli riuscì peggio degli altri.

Benigni ha sempre avuto come riferimento culturale “Pinocchio”. E’ un Pinocchio il suo “Piccolo diavolo”, lo è il suo personaggio di “Non ci resta che piangere”, oppure il suo Johnny Stecchino. Lo ha volutamente citato anche in “La vita è bella”. Quando ha voluto fare per davvero Pinocchio, gli è riuscito meno bene.

A Kenneth Branagh è riuscito molto meglio il piccolo delizioso film “Nel mezzo di un gelido inverno..” su una compagnia bislacca che mette in scena Amleto, che non il successivo monumentale “Amleto” di 4 ore.

Kubrick, per fortuna, non fece mai il “Napoleone” che si era fissato a fare. Fece “Barry Lindon” che è un capolavoro, e convinse poi Nicholson a fare “Shining”.

Succede. Gli esempi sono tanti. Un artista ama profondamente una cosa e la mette al centro del suo lavoro. Fino a che la cita, fino a che ne fa un riferimento, le cose vanno benissimo. Se la prende di petto, va meno bene. Non lo so perché accada. Può essere che ci sia paura e confrontarsi con ciò che si ama così tanto. Può essere che emerga la voglia di fare il capolavoro.

“Alice in Wonderland” è un film piacevole e divertente. Non è un capolavoro, come altri suoi film. Ci può stare, e forse era anche prevedibile.

La Regina di cuori è il personaggio meglio descritto e meglio recitato, da Helena Bonham Carter. Come mai questa non abbia ancora vinto un premio importante nella sua carriera è un mistero. Secondo me è grandissima.

Per parlare di “Alice nel paese delle meraviglie” in sé, come letteratura e psicologia, ci vorrebbe un altro post. Mi riprometto di farlo in futuro, anche se in parte l’ho già fatto

alice locandina

p.s. : a scanso di equivoci.. qualora non si fosse capito.. a me sto nuovo blog non mi piace nemmeno un pò..




Invictus

5 03 2010

Di ritorno da Pandora, ed in procinto di partire per il Paese delle Meraviglie, mi sono fermato per una sosta nel mondo che ormai potremmo definire semplicisticamente “2d”. Più precisamente nel Sudafrica luminosamente descritto da Clint Eastwood, nel suo ultimo capolavoro “Invictus”.

Il film narra uno spaccato di vita del leader sudafricano Nelson Mandela, odierno Presidente della Repubblica del paese africano; più precisamente 5 anni, il periodo che intercorre dal 1991, anno in cui Mandela uscì di prigione, sino al 1995, anno in cui la squadra nazionale vinse i mondiali di rugby. Protagonisti del film sono Morgan Freeman (nei panni del presidente) e Matt Damon (nei panni del capitano della nazionale).

Un film luminoso, pieno di suggestioni e speranze, che parla del valore della multietnicità, dell’ importanza di un reciproco sforzo necessario di accettarsi, perdonarsi, comprendersi, per poter davvero costruire un paese libero ed indipendente che possa confrontarsi con parità di diritti al tavolo dell’occidente.

Morgan Freeman è strepitoso in un ruolo che giustamente lo porta all’ennesima nomination all’oscar (che però probabilmente non vincerà). Matt Damon si fa inevitabilmente da parte davanti a Freeman, ma esce comunque più che degnamente dal film, anche lui con una bella candidatura alla statuetta per miglior attore non protagonista.

Ma colui che non smette mai di stupire è Eastwood. Alla sua veneranda età ha ancora un sacco di cose da dire, senza cadere in stupide diatribe tra progressisti e conservatori. Spesso dando lezioni a tutti, soprattutto in riferimento a quello che è ormai un suo “cinema civile”. Se si pensa ai film da lui girati negli ultimi anni, vengono fuori capolavori assoluti quali “The unforgiven”, “Mystic river”, “Million dollar baby”, “Gran Torino”. Ed anche “Invictus” non è da meno, girato con una sapienza stilistica impressionante. Basti pensare alle tante splendide scene girate durante le partite di rugby. Si è letteralmente trasportati dentro la partita, respirandone l’aria, soffrendo per i lividi dei giocatori, sentendosi parte di un gruppo di ragazzi che non vince solo una coppa, ma soprattutto si sforza di riunire in un solo sogno una nazione che ancora si martirizza in conflitti tra etnie e comunità.

Usando una luce naturale, registrando nei luoghi in cui la storia ha scritto pagine crude di razzismo e magnificenti di libertà, Eastwood utilizza uno stile comunque secco e senza troppi fronzoli per spiegare l’idea di Mandela. Il neo presidente, appena eletto, si trova di fronte una maggioranza di neri che vivono in povertà ed in qualche modo aspirano ad una simil-vendetta dopo i tanti torti subiti nel periodo della schifosa apartheid, ed una minoranza di bianchi afrikaneers ex detentori del potere, che ancora gestiscono buona parte delle risorse finanziarie del paese. Il rischio di un conflitto civile è sempre più alto e Mandela reagisce a tutto ciò cercando di unire il paese in una squadra sola, che sia portavoce non più solo dei bianchi ricchi ma di milioni di persone.

La divisa degli “springbox”, che prima era simbolo del potere bianco, diventa l’immagine di un paese nuovo, che vuole cambiare, voltando pagina, verso un nuovo futuro di unità.

Quanta pura e semplice verità è presente in queste due ore. Quanta speranza!

Il titolo riprende la poesia dell’autore inglese W.E. Henley, che Mandela aveva letto negli anni in cui era rinchiuso in una micro-cella, per darsi coraggio.

Dal profondo della notte che mi avvolge
buia come il pozzo più profondo che va da un polo all’altro,
ringrazio qualunque Dio esista
per l’indomabile anima mia.

Nella feroce morsa delle circostanze
non mi sono tirato indietro né ho gridato per l’angoscia.
Sotto i colpi d’ascia della sorte
il mio capo è sanguinante, ma indomito.

Oltre questo luogo di collera e lacrime
incombe solo l’orrore delle ombre
eppure la minaccia degli anni
mi trova, e mi troverà, senza paura.

Non importa quanto sia stretta la porta,
quanto piena di castighi la vita.
Io Sono il signore del mio destino:
Io Sono il capitano della mia anima.

Tenetevela cara questa poesia. Son parole che fanno pensare. Hanno mantenuto in vita Mandela e sono di esempio per tutti noi, che ci affanniamo nelle nostre vite, cadendo, rialzandoci, ricadendo, senza la voglia di smettere. Splendide parole. Ce le dedica Clint Eastwood.

invictus

p.s. : sto cercando di capire come funziona sto blog.. sembrava che avevo tolto la moderazione ai commenti e invece ancora no.. spero di riuscire al più presto… ahimè per 3 giorni di seguito sto blog è stato inutilizzabile perchè era “in manutenzione”… bhò…




Io amo Indiana Jones

6 06 2008

A scanso di equivoci e lamentele comincio il post dicendo che in questo momento coloro che amano il grande cinema hanno la possibilità di vedere due splendidi film, che consiglio: "Gomorra" di Matteo Garrone e "Il Divo" di Paolo Sorrentino. Entrambi ben girati, entrambi splendidamente recitati da quello che al momento attuale è verosimilmente il miglior attore italiano Toni Servillo.

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2 recensioni al prezzo di 1 . “Salvador” e “L’ultimo inquisitore”

21 08 2007

In queste sere ho avuto modo di andare a vedere all’arena di Carpi due bei film. A onor del vero, devo dire che in questo cineclub estivo ho sempre visto dei bei film, quindi approfitto dello spazio internettian-tiscaliano per fare i complimenti ai curatori della rassegna cinefila "Tenera è la notte..", perchè son davvero bravi.

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Antonioni… il saluto ad un maestro

31 07 2007

Che cosa buffa e struggente e drammatica e affascinante che è il destino. Due grandissimi autori, che della vita e della morte, e della religione e del silenzio, avevano fatto il nucleo della loro altissima poetica sono scomparsi lo stesso giorno, a distanza di poche ore: Bergman e Antonioni. Due giganti assoluti della cultura mondiale.

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Io odio James Bond

24 07 2007

"Lei si aspetta che io parli.."

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I vestiti più amati nella storia del cinema

21 07 2007

Un sito inglese di moda ha proposto un sondaggio sull’abito più amato della storia del cinema. Riporto qui la classifica che è emersa.

Ad aggiudicarsi lo scudetto, il vestito bianco di Marilyn Monroe in ‘Quando la moglie è in vacanza’ (1955). E’ stato venduto all’asta per 700mila euro.

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Ocean’s 13 (anche detto Antani’s 13)

28 06 2007


Ho visto Ocean’s 13, ultimo prodotto della premiata ditta Soderbergh-Clooney, che ormai camminano in coppia come i carabinieri.
Con il bel George, anche Brad Pitt, Matt Damon, Al Pacino, Andy Garcia, Ellen Barkin e un mucchio di altri attori hollywoodiani. Tutti, come al solito, con l’aria di chi è in vacanza. Sta serie di Ocean sta diventando puntuale e scanzonata come la “gita di un giorno” che facevo tutti gli anni alla scuola media. Una volta si andava a Segesta, una vola a Selinunte, una volta a Piazza Armerina, una volta ad Agrigento. Stessa cosa. Questi attoroni si trasformano in una sgangerata scolaresca che per un giorno smette di studiare e passa tutto il tempo a canticchiare nel pullman e a scappare dai professori. Uguali.
L’espressione che gli attori hanno durante tutto il film è del tipo “ma che volete? lavoriamo duro tutto l’anno..alla fine ci concediamo un film di Ocean come vacanza”.
Vabbè.
Onestamente c’è ben poco da recensire su sto film. L’atmosfera è quella del film pieno di star e senza pretese.
Dovrebbe esserci una sottospecie di colpo di scena che io personalmente non ho visto: o non c’è, o dormivo.
La fotografia è bella. Ma quello è merito di Soderbergh, nei suoi film c’è sempre una bella fotografia, basti pensare a “Traffic”.
La verità è che vorrei dare una mazzata sui denti allo sceneggiatore. Ecco, l’ho detto. Una bella mazzata sulle gengive. Dritta, secca. Un bel colpo..STOMP!
Alla fine del film ho avuto la netta sensazione (aumentatasi poi nel tempo) di aver visto un film del genere “Antani”. Cos’è un fim del genere “Antani” ? Ora ve lo spiego.
Ve lo ricordate il film “Amici Miei”, in cui Tognazzi, Noiret e tanti altri, combinano le loro tremende “zingarate” contro una serie di malcapitati? Commedia all’italiana splendida e crudele, come solo il grande Monicelli sapeva fare.
Ecco. Tra le “zingarate” più celebri c’era lo scherzo feroce di parlare con la gente e dire cose incomprensibili prendendosi beffe della gente. Ad esempio “Antani..come trazione per due anche se fosse supercazzola bitumata..con scappellamento a destra”.
Chi..dico chi..tra di noi non ha avuto almeno un compagno di scuola media o primo liceo che si dilettava nel fare “supercazzole antani” a chiunque, compagni, genitori o insegnanti che fossero. Tutti. Io ho un cugino che per un anno è andato a fare la spesa facendo supercazzole a tutti: pasticcieri, macellai, fornai, pescivendoli.
Ora, “Ocean’s 13″ è un “film antani”.
Un film in cui i personaggi parlano, parlano e NON SI CAPISCE UN CAZZO DI COSA DICONO E FANNO. Con la scusa che usano un gergo tutto loro, “ladresco” o “rapinatoresco” che sia, parlano senza che si capisca nulla. Progettano un supermegacolpo, facendo un sacco di cose che non si sa come si colleghino l’una a l’altra.
E alla fine fanno pure il colpo in modo geniale facendo sorridere lo spettatore gonzo che si dimentica dei soldi e anche della trama. C
Altro non so dire.
Consigliato alle donne innamorate di Clooney e compari. E agli autolesionisti.
E alle donne autolesioniste innamorate di Clooney naturalmente.




"Grindhouse": Una fottuta psico-recenzione sul fottuto film di Quentin Tarantino

12 06 2007


Vi piacciono i piedi femminili? Tarantino ha fatto un film per voi.
Vi piacciono le auto che corrono veloce? Tarantino ha fatto un film per voi.
Vi piacciono 3 donne che menano un serial killer? Tarantino ha fatto un film per voi.
Vi piacciono le ragazze pon-pon? Tarantino ha fatto un film per voi.
Vi piacciono le canzoni degli anni ’70? Tarantino ha fatto un film per voi.
Vi piacciono le pellicole sgranate, mezze rovinate dall’usura? Tarantino ha fatto un film per voi.
Vi piacciono i film di Russ Meyer, Jack Hill, Jack Starrett, Harrison Marks? Tarantino ha fatto un film per voi.
Vi piacciono le ragazze non statuarie, con un pò di pancetta, che ballano sensuali e un pò sudate? Tarantino ha fatto un film per voi.
Tarantino ha fatto un film per voi. Un film feticista per voi.
“Grindhouse”.
Feticista nel vero senso della parola. Il feticismo è una gran parolona di cui tutti si riempiono la bocca (soprattutto quelli snob) senza poi sapere che cacchio sia. E poi finisce che la Jolie con un corsetto nero di pelle è il simbolo del feticismo.. Cazzate!
Allora..andiamo alla radice..così ci capiamo.
Feticismo.
Dicesi feticismo, una specifica condizione sessuale, in cui il raggiungimento del piacere è reso possibile esclusivamente dalla presenza di specifici oggetti inanimati. Freud è il primo a parlare di Feticismo, nel 1927 con lo scritto “Il Feticismo”, quindi più compiutamente nel 1938 con “La scissione dell’Io nel processo di difesa”.
In sintesi: l’angoscia principale dei pargoli è l’angoscia di castrazione. Essa viene causata dalla comprensione che loro hanno il pene, la loro madre no ed hanno paura che venga loro tolto. Tra le mille disturbanti reazioni che ciò può comportare vi è anche la possibile designazione di un oggetto “feticcio” che simbolicamente rappresenta il pene femminile. L’inconscia costruzione di un tale oggetto aiuta il bambino (che poi crescerà) a superare il trauma dell’angoscia di castrazione. Tale oggetto simboleggia sia l’affermazione della castrazione, sia la negazione della castrazione stessa, in quanto oggetto sostitutivo. Il dualismo dell’oggetto simbolico è anche dualismo della psiche del soggetto, ed in ciò si ha il concetto di scissione dell’io.
Sintesi vergognosa, perchè ho riassunto in poche righe 2 testi lunghissimi. L’ordine degli psicologi mi radierebbe. Sono comunque testi consultabili da tutti, pubblicati da anni, dunque nel sintetizzarli non commetto alcun reato, nè vengo meno ai miei doveri etici (e sembrerà strano doverlo precisare, ma è meglio farlo).
Ma andiamo avanti.
Ciò che importa è che il feticcio è un oggetto che in sè simboleggia un’assenza, un trauma, ed il tentativo di negare questa assenza e questo trauma, con un oggetto nuovo. Grazie a questo oggetto nuovo il soggetto può raggiungere un senso di interezza personale e dunque di benessere psicologico e sessuale. Da qui anche il rapporto con il narcisismo.
Dopo Freud ci son state altre 1257 teorie sul feticismo, tra cui soprattutto quella della Greenacre e quella di Kohut, ma non mi dilungo.
“Grindhouse” è un film feticista.
Non solo perchè parla di piedi. Non solo perchè parla di auto e di incidenti di auto. Non solo perchè parla di serial-killer che usano l’auto per uccidere, con chiaro intento sadico. Non solo perchè parla di ragazze con divise succinte. Questa è tutta roba da feticismo spicciolo, anche abbastanza televisivo.
C’è di più.
“Grindhouse” non è solo un film che parla di oggetti feticisti. “Grindhouse” è una pellicola feticcio. E’ un oggetto feticcio.
“Grindhouse” è uscito in U.S.A., diretto da Tarantino e Rodriguez. Era composto da due film: “Planet Terror” (diretto da Rodriguez) e “Death Proof” (diretto da Tarantino). Il film in USA è andato una schifezza. I produttori lo hanno ritirato. Lo hanno separato (vogliamo dire castrato?), buttando la parte di Rodriguez e chiedendo a Tarantino di rimpolpare la sua parte e ripresentarlo come film nuovo. Un oggetto nuovo, un oggetto a sostituzione di un altro. Un oggetto nuovo ma con legami con uno vecchio, che era finito in modo traumatico. Un oggetto feticcio, un film che simboleggia la presenza e l’assenza insieme di un altro film. Un film, un oggetto che cerca di riportare stato di benessere e completezza nel regista Tarantino dopo che lui stesso ha patito il trauma del flop. E al posto del film flop, ne propone un altro, con lo stesso nome (o leggermente storpiato.. in verità si chiama “Grindhouse:Death Proof”) che manda in gloria al Festival di Cannes per un ritrovato trionfo narcisistico.
Non so a voi, ma a me fa tanto pensare a quello che ho scritto prima sulla teoria freudiana.
“Grindhouse”, oltretutto era nato come film scisso in due parti.. due pellicole in una.. due film al prezzo di uno, come si faceva nei drive in americani degli anni ’70. Scissione. Scissione del film, scissione del regista, scissione dell’oggetto.
Ancora.
L’idea di fare questo film nasce nei due registi a partire dall’amore per un antico manifesto in cui veniva pubblicizzato uno spettacolo serale con due film. L’amore per un manifesto. Per un oggetto inanimato che rimanda ad altro.
Continuiamo.
Il film “Grindhouse” è descrizione innamorata di un genere cinematografico: il cinema anni ’70 con le donne guerriere. E’ dichiarazione di amore per “Cleopatra Jones” (’73), per “Foxy Brown” (’74) (che comunque aveva già omaggiato con “Jackie Brown”). E soprattutto per “Motorpsycho”, per “Faster Pussycat! Kill”! Kill!”, per “Beyond the valley of ultravixens”. E le bikini bandits.
Il film è soprattutto amore per pellicole rovinate, e questo amore si esplica nella costruzione di una pellicola volutamente rovinata. Ci sono voluti cambi di fotografia dal bianco e nero al colore. Il volume fa sbalzi. Taluni fotogrammi si ripetono o vanno più veloce. Una pellicola volutamente rovinata.
In questo senso non è solo una trama amorfa, ma una pellicola amorfa vera e propria.
La trama è volutamente semplice. Una prima parte in cui un serial killer uccide un gruppo di ragazze, distruggendole con un incidente stradale. Una seconda parte in cui lo stesso serial killer ci prova con un altro gruppo. Non dico come finisce. Dico solo che il pestaggio finale è una goduria.
Il film è un film onestamente minore rispetto agli altri, fatti in passato dal mio adorato Quentin.
Ma la scena della ragazza legata sul cofano, con l’auto che corre a 200 all’ora… bhè quella vale il biglietto.




Un regalo per chi passa…

4 06 2007


Questo è un regalino per tutti i visitatori del blog.. ve lo siete meritato…
prendete i fazzoletti e guardatevi il video che Antonio vi ha scaricato da YouTube.. e poi vediamo se non mi volete bene!
(piangete bastardi…eheheehe…)

ATTENZIONE : HO DOVUTO TOGLIERE IL VIEDO PER PROBLEMI DI VISUALIZZAZIONE DEL SITO. CHI VOLESSE RIVEDERE IL VIDEO PUò CLICCARE SUL LINK DI YOUTUBE A DESTRA NEL BLOG, E DIGITARE IL NOME DEL FILM NELLA HOMEPAGE, E L VEDRà SUBITO.




Depp pirata.. e sono 3..

3 06 2007


Cerco di andare indietro nella memoria, per ricordare chi è stato quel primo regista mattacchione che, a seguito del successo di un suo film, ha pensato ?ora giro il numero 2 e il numero 3 insieme, così la gente è obbligata a vederne due invece di uno?. Dunque dunque? se la memoria non mi inganna, questa prima mente sadica dovrebbe esser stato Robert Zemechis, con la serie ?Ritorno al futuro?. Poi i registi si sono un po? vergognati di questa cosa e hanno desistito. Poi è arrivato Jackson, con la trilogia del ?Signore degli anelli?, che ha detto ?ma no.. non è sconcio.. si può fare si può fare?.. e allora vai con i film formato telefilm! C?è stato il signore degli anelli, c?è stato matrix. Adesso c?è i Pirati dei Caraibi.
Davvero curiosa la storia di sta trilogia piratesca (io dico trilogia solo per scaramanzia.. perché è altamente ipotizzabile diventi una quadrilogia, poi una pentalogia, un?esalogia e compagnia numerando, stile film di ?Emmanuelle?). Storia curiosa perché il primo film fu fatto senza grandi pretese, più che altro per usare i bei faccini di Orlando Bloom e Keyra Knightley . A loro veniva messo, a mò di tutor, Johnny Depp, che aveva un ruolo di guascone sopra le righe, che equivaleva ad una vacanza dal set, pagata a peso d?oro. Depp era abituato a ruoli più ?off? e drammatici, quindi ricordo che accettò il ruolo di Jack Sparrow perché lo divertiva e poteva starsene ai caraibi a girare senza doversi impegnare più di tanto. Anche la trama aveva pretese equivalenti a zero, visto che si basava su un?attrazione abbastanza famosa di Disneyland.
Qui si impone una breve deviazione dal discorso cinefilo.
Io non so se qualcuno tra coloro che leggono sta pagina è mai stato in un parco Disneyland. Io son stato in quello di Parigi, anni fa, e ricordo quando mi misi proprio nell?attrazione ?Pirati dei Caraibi?. A Gardaland c?è una cosa molto simile che però si chiama ?Corsari?. Ma siamo lì. Insomma, in questa attrazione succede che vieni messo in una serie di barchette ed entri in un tunnel. A bordo di ste barchette sei portato a vedere una serie di ambientazioni sul genere ?piratesco? e ti trovi nel bel mezzo di una battaglia tra pirati e flotta inglese. L?attrazione mi è rimasta nella mente, oltre che nel cuore, per un piccolo aneddoto. All?inizio del percorso le barchette intraprendono una bella salita. Proprio bella. Io ero un giovinetto spensierato e ricordo che non ci feci molto caso. Ero troppo preso a dire a me stesso ?minchia sono a disneyland, minchia sono a disneyland..?. Ma mio padre, in quanto ?pater familias? doveva tenere sott?occhio la situazione e nel mezzo della salita sentenziò ?certo.. se stiamo salendo.. vuol dire che in qualche modo dovremo scendere!?. Sembra una frase semplice, ma in essa era nascosta la consapevolezza di chi è dentro un qualcosa che riteneva tranquillo, ed invece scopre che è nel mezzo di un casino. E infatti dopo 5 minuti di traghettamento tranquillo ecco che si sentono delle urla provenire dalle barche di fronte alla nostra. E improvvisamente vederla scomparire. La cosa fu molto breve, non ebbi nemmeno il tempo di dire ?avete sentito anche v??, che pure noi fummo trascinati in una caduta libera stile cascata. Da rompere il fiato. Dopo pochi minuti ce ne sarebbe stata una seconda, ancora peggiore, in mezzo ad un trionfo di fiamme, vapori rossi e rombo di tuoni, durante la quale mia madre sarebbe poi passata alla storia a causa di un urlo che sentirono da Parigi sino a Marsiglia.
E questa è l?origine della trama dei Pirati dei Caraibi. Una giostra.
Chi avrebbe mai potuto ipotizzare che un film basato su di una giostra, avrebbe riscosso un successo mostruoso? Eppure è accaduto. E in più, al povero Depp (che precedentemente si era fatto un culo così in film quali ?Dead man? di Jarmush) gli hanno fatto intendere che era stata una interpretazione splendida e lo hanno pure candidato all?oscar. Guarda te.
E così si è posto il problema di cosa fare di un film nato per essere medio successo e poi divenuto una fonte miracolosa. Gli autori si son riuniti e hanno partorito un?idea geniale: imbordelliamo tutto!! Facciamo che chi si stava sposando non si sposa più, chi era morto torna in vita e chi era buono diventa cattivo. Ma che sapienti scrittori!
E così è nato l?episodio 2 e l?episodio 3.
Il 2 è un gran casino, ma tanto si sa già che c?è un 3 quindi lo spettatore non cerca di capire la trama, perché tanto sarà tutto risolto nel 3.
Quindi si va a vedere il 3 per capirci finalmente qualcosa.
E non si capisce niente.
Sono onesto, il primo tempo è un delirio in cui veramente non si capisce nulla. I due giovini amanti sono in lite perché Depp (che moriva alla fine del 2) aveva baciato lei. Ma spinti dal rimorso, insieme al pirata Barbossa (che era morto nell?1 e tornato nella fine del 2) vanno nel regno dei morti (ai confini del mondo.. da cui il titolo ?Pirati dei Caraibi: Ai confini del Mondo?) per riprendersi Depp. Nel frattempo Depp era in una specie di limbo, in cui era da solo, con una serie di suoi cloni (il che simboleggerebbe che era impazzito..almeno credo..).
Una volta che si riprendono Depp, ritornano nel regno dei vivi e lì iniziano una serie di battaglie, in mezzo alla tempesta. C?è la maga posseduta dalla dea Calipso. C?è il pirata con la testa di polipo. C?è il pirata cinese che ama il bagno turco e chiede sempre ?più vapore!?. C?è il pirata musulmano con quello indiano e quello messicano con quello francese e tutti a menarsi tra di loro in una specie di riunione condominiale di pirati che si chiama ?Fratellanza?. Ci sono gli inglesi cattivi.
C?è soprattutto il padre di Depp, interpretato da Keith Richards il mito dei Rolling Stones!! (che oltretutto dice anche la battuta più bella, rivolgendosi al figlio: ?il problema non è di voler vivere in eterno.. il problema è sapere convivere con se stessi il più a lungo possibile!?).
Manca solo Moira Orfei.
E per si e per no, Keyra Knightley decide di baciare tutti, per evitare confusioni: bacia il cinese, bacia l?inglese, bacia orlando bloom. Quasi quasi ci riprova pure con Depp, ma è lui a tirarsi indietro, dicendo che una volta gli era bastato. Bhè almeno lui!
Raramente mi è capitato di assistere ad un film nel quale il regista volutamente dice al pubblico ?non seguire la trama, tanto non ci capiresti niente, goditi le immagini e basta!?.
Troppi stratagemmi, troppi pirati che passano da un lato all?altro, e poi ad un altro ancora. Tutti tradiscono tutti. Oltretutto con ambizione letteraria. Questo è ciò che più colpisce. Si è partiti da un primo film che voleva essere solo ?divertissement? basato su una giostra disneyana e si è arrivati ad un terzo film in cui si cita la dea Calipso (con un riferimento all?animismo ed al paganesimo precolombiano). E Caronte, il traghettatore delle anime (in pratica Bloom diventa un novello traghettatore). E leggende della Malesia. E codici marinari. Di tutto e di più.
Un sottotesto talmente ricco e complesso da voler divenire volutamente illeggibile.
Le ambientazioni però son belle.
A dirla tutta mancano un po? le donne. Ecco quello si. Troppi maschi. Si è capito che la saga piace soprattutto alle donne innamorate di Depp. Quindi vai con i primi piani deppiani e basta. Agli spettatori maschietti non resta che vedere la Knightley.. ma lo sappiamo tutti che è poca cosa.
Il dato fondamentale è che Depp è diventato il centro di una serie di film, che in qualche modo riassumono tutte le dinamiche del genere piratesco, ad uso e consumo di Depp medesimo e non del genere. I film di pirati, infatti, non sono tornati in auge. E certo! Non son film sui pirati, ma palcoscenici per Depp. Se togliessimo i vascelli e mettessimo i saloon la gente affollerebbe le sale lo stesso, senza accorgersi di nulla. Non è una critica, lodi e lodi ad un attore che sa vendere così bene la sua immagine e sa farsi amare così tanto con il minimo sforzo.
Ma l?epica piratesca era altra cosa. Inutile scomodare Errol Flynn di ?Capitan Blood? del ?35. Oppure Wallace Beery del mitico ?Treaure Island? del ?34. Quello è proprio un altro campo di gioco. Un?altra mitologia, un?altra vita.
Lasciamo perdere Iglesias e la mirabile architettura della canzone ?Sono un pirata ed un signore professionista dell?amore..?
Anche ?Selen e l?isola del tesoro? era un?altra cosa..




Comitato " Nessuno tocchi la Fenech !!!! "

1 06 2007


( Lo dico prima. Questa è una pagina sporcacciona e godereccia. L?ho scritta il 21 Maggio, ma l?ho dovuta tenere nel cassetto per un po?, perché sono sopraggiunte cose più serie di cui parlare. Ma oggi è giunto il momento di tirarla fuori! Chi è un po? diavoletto legga, chi è troppo angelico ritorni dopo il weekend :-) ).

EH NO! EH NO! QUANDO SI SCHERZA SI SCHERZA… MA QUESTO NOOO!!!!
Passi che la politica va allo sbando e il centrodestra trionfa allegramente.. Passi che il Palermo ha iniziato il campionato alla grande e si è perso per strada come una banda di peracottari.. Passi che il lavoro scarseggia e la ricerca all’università si fa poco e male… Passi tutto.. MA QUESTO NO!! Una persona torna stanca dal lavoro, si mette su internet per passare un pò di tempo (visto che la tv non propone alcunchè di decente se non le terribili fiscion) e cosa devo leggere nella homepage di Tiscali del 21 Maggio? E dico nella homepage, nella pagina più importante? Questo!
“Sara Tommasi come la Fenech! Sara Tommasi sarà un’insegnante molto sexy come Edwige Fenech nelle commedie all’italiana degli anni ’70. Archiviata senza rimpianti l’esperienza dell’Isola dei Famosi, Sara Tommasi si appresta a esordire come attrice nel film “Ultimi della classe”. La showgirl umbra rivela i particolari del suo nuovo impegno in un’intervista al settimanale “Chi”. “Il mio ruolo è quello di una supplente, modello Edwige Fenech. Mi sto impegnando moltissimo nello studio della recitazione. Ho fatto quattro provini, è stata durissima” “.
Sara Tommasi rifà i film della Fenech ???? Sara Tommasi paragonata alla Fenech ?????
NO QUESTO NO!! QUESTO NON LO ACCETTO!!! ORA MI IMBIZZARRISCO!
Urge che io mi travesta da avvocato e proceda ad una doverosa arringa?

Signori della Corte, innanzitutto una doverosa precisazione. La suddetta Tommasi dichiara testualmente che il suo ruolo ?è quello di una supplente, modello Edwige Fenech?. Ebbene dichiara il falso. La Fenech non ha mai fatto la supplente.. è sempre stata di ruolo! Lo testimoniano i titoli. E sui titoli non si cazzeggia. La Fenech ha recitato nella “trilogia dell’insegnante”, ovverossia : L’insegnante (1975), L’insegnante viene a casa (1978) e L’insegnante va in collegio (1978)! I film sulle supplenti erano interpretati, come è noto a tutti del resto, da Carmen Villani (“La Supplente” e “La supplente va in città”). Attrice brava la Villani, per carità, ma comunque seconda al Mito Edwige. Seconda per carisma e seconda per ?curriculum vitae et studiorum?. Ma benevoli sorvoliamo sull’ignoranza grassa palesemente denotata dalla bimbetta umbra. Una confusione tra insegnanti e supplenti è accettabile (benchè si tratti di film di rango assolutamente diverso).
Ma signori miei come paragoniamo una squinzia uscita da un’isola di dementi al mito del bagnoschiuma italiano? Una poppettona da calendari comparata alla sovrana luminosa delle sale degli anni ’70? Come decide il famoso detto popolare, ?qui paragoniamo l?oro con il piombo!?. Cosa ha fatto la Tommasi per giungere a fare un ruolo da Insegnante? Vogliamo vedere i titoli! Cosa ha fatto?? Niente.. niente.. E quel poco che ha fatto era meglio non farlo.. Comparsate televisive, vallettate sgambettanti nei programmi domenicali, calendari, storielle d?amore gossipparo finite prima di iniziare. E come, come, invece, giunge al ruolo insegnantesco la Fenech? Dopo anni di lavoro.. di sudato e docciato lavoro. I fatti sono i fatti e sono storia. La documentazione su questo è trasparente. La storiografia ufficiale decreta che la Fenech è battezzata al cinema nel 1967 con una coproduzione italo- francese ?Alle dame del castello piace solo fare quello!?. Il successo è immediato, il film è visto in tutta europa e ne è testimonianza la presenza di locandine distribuite in più lingue! Italiano, spagnolo, francese, tedesco. Io queste locandine le ho a casa e son pronto a mostrarle a chi ne facesse richiesta. Andiamo avanti.. Il primo film del genere scolastico della Fenech è datato 1975, ?L?insegnate?. Nell?intermezzo sono passati 8 anni, durante i quali la Fenech è impegnata in qualcosa, e dico qualcosa, come 33 film. Dico 33 !! E non robetta, ma capolavori che chiunque di voi ha sentito nominare.. qualche titolo? ?Desideri e voglie pazze di 3 insaziabili ragazze? del 1969, ?Don Franco e don ciccio nell?anno della contestazione? del 1970 (in cui oltretutto si mette alla prova con mostri sacri come Franco Franchi e Ciccio Ingrassia). E ancora, il genere thriller ?Il tuo vizio è una stanza chiusa e solo io ne ho la chiave? del 1972. E ancora il filone medievalesco tanto amato e ribattezzato ?decamerotico?, con titoli quali ?Quel gran pezzo dell?Ubalda? (non dico il titolo per esteso, è talmente conosciuto che chiunque di voi lo sa) del 1972. Potrei continuare ma evito perché umiliare non è mai bello. Ma la differenza è schiacciante. Non ci si improvvisa insegnanti della commedia italiana a caso. La Fenech lo ha fatto umilmente quando sapeva di avere le carte in regola per farlo.
Ciononostante la ?bimbetta umbra uscita dall’ombra? fa pure la “smargiassa”, dicendo che ha studiato tanto! Ma che ha studiato? 4 provini duri? Sui provini duri le battute si sprecherebbero e qui non ne voglio sprecare. L?argomento è serio.
Basta guardare il parallelo delle due attrici, che ho messo nella foto dell’articolo. Da un lato c?è una fierezza ed un?eleganza indiscutibili. Dall?altro una gioventù ancora da definire, nella quale però trapela già (e spiace dirlo, ma è così..) una certa pacchianeria. Signori miei lo sguardo.. confrontiamo lo sguardo. Lo sguardo della Fenech e quello della Tommasi. Da un lato la sensualità. Con la S maiuscola. Dall?altro un misto di cafonaggine ed incertezza. Per carità ( e qui voglio esser buono) incertezza dovuta soprattutto ad inesperienza. La Fenech comandava con lo sguardo il fotografo. La povera Tommasina ancora non sa che pesci prendere, non sa che deve fare e dove si deve mettere. Lo noterebbe chiunque.
La postura! La postura signori miei. Da un lato l?emblema della seduzione, una postura accattivante ma mai ridicola. Dall?altro lato.. gentili signori.. gentili signori.. le cose vanno dette, dall?altro lato una posizione sguaiata, suvvia.. inutilmente volgarotta, ecco!
E poi.. vogliamo andare al fisico? Dico.. vogliamo andare al fisico? Andiamoci! Come mettere insieme la Venere di Milo con una modella dei quadri di Botero. Signori miei la grazia non va a peso! Non si compra al supermercato! A fare la ?bona? son brave tutte, ma una, una sola E? NATA nell?isola di Bona (in Algeria) ed è la sempiterna Edwige! Il certificato anagrafico parla chiaro e fuga ogni dubbio. La Fenech è bona per nascita. Per natura. Signori miei la foto parla chiaro. Guardate con i vostri occhi. Da un lato una bellezza scultorea, dall?altro una bambola come ce ne sono 100.000 dovunque. Negli anni ?60 le tette non si rifacevano: o le avevi o non le avevi. E la Fenech inoppugnabilmente le aveva. La Tommasi ricorre palesemente ad inganni chirurgici. E? evidente. Per carità, può anche esser un bel vedere. Ma se chiamati a disputare tra plastica e natura dobbiamo avere il coraggio etico, la dirittura morale, di scegliere sempre e comunque la natura!
Attenzione, signori della Corte, non di solo corpo bisogna parlare, ma di arte e di interpretazione! Questo è cinema, mica fotoromanzi! Voglio vedere.. voglio vedere se la Tommasi avrà la capacità di dire con la stessa espressione soave certe frasi che fecero grande la divina Fenech . Una certa ricercatezza per la battuta. Pensiamo al film “La Pretora” in cui, interpretando una giudicessa, in riferimento ad un caso giudiziario dice “L’affare si è ingrossato da quando l’ho preso in mano io !”. Geniale! Pensiamo al film ?Vizio di Famiglia?, in cui davvero la Fenech suona tutte le sue corde, anche le più basse e malinconiche, come nella battuta ?Ma è possibile che tutti mi vogliano soltanto sgnaccherare??. Oppure, come dimenticare di quando Montagnani nello stracult “La soldatessa alle grandi manovre “, ammirando le grazie fenechiane dice “Quello non è un culo, è una tagliola!”. E ancora ( e qui siamo nella grandezza) che dire dello splendido dialogo che da avvio al celeberrimo ?Giovannona Coscialunga? in cui Pippo Franco dice ?Ammazzate che pompelmi e che belle cosce!?, e lei, la gigantessa, a rispondere ?Nunn è ppe fa a superbia, ma a lu paese me chiamano Giovannona Coscialunga!?. Il mito era compiuto, la leggenda iniziata.
Signori miei, ormai è chiaro. Un parallelismo tra la Fenech e la Tommasi è privo di senso. E? inaccettabile, non argomentabile, illogico ! E sennò paragoniamo tutto! Sennò è sempre festa! Domani si alza uno e dice che Fassino è come Berlinguer! Che Buttiglione è Don Sturzo! Che Moggi è Agnelli! Che Federico Moccia è Dante Alighieri! Se si comincia a giocare a ?sparaminchiate? vince chi la dice più grossa! E tutti vogliono giocare. La guerra civile, come diceva mia nonna, la guerra civile!
Auguriamo alla dolce Sara Tommasi una fulgida carriera, ma evitiamo paragoni inutili che possono solo danneggiarla, evitiamo di darle responsabilità troppo grandi che in questo momento le farebbero solo del male!
Vado a concludere. L?argomentazione è stata lunga, ma si era reso necessario. Le prove documentarie sono state esposte e rese chiare a tutti. Prove anagrafiche, prove filmiche, prove fotografiche! Concludo. E concludo dicendo che ci son momenti in cui bisogna dichiarare con fermezza il proprio ?No!?. Un ?No? culturale, un ?No? etico, un ?No? morale! Arriva il momento che bisogna alzarsi in piedi e difendere certi valori. E dire “Basta!”.. anzi.. “Abbasta!” (come dice Verdone nel suo film). E io dico ?No!? fermamente a qualsiasi tentativo di riprendere i film della Fenech, di copiarli o remakarli. ?No!? al tentativo di paragonarla con attricette di basso lignaggio, di infangare così non solo una memoria storica, ma un grande assoluto mito italiano.
La Fenech non si tocca!!!!




Il cinema.. gli U2.. la mia vita che scorre..

21 05 2007


Oggi ho visto le immagini degli U2 che hanno presentato al Festival di Cannes il loro film documentario ?U23D?. Dopo la presentazione c?è stato anche un miniconcerto sulla scalinata del teatro del Festival (il ?sacro? montée des marches) .
Guardando le foto su internet la mia mente ha iniziato a girovagare tra i ricordi.. U2 e cinema.. cinema e U2.. l?inizio della mia passione per gli U2.. l?inizio della mia passione per il cinema..
Qual è il primo film che ho visto nella mia vita?
Uhmmm.. difficile.. difficile? a prima botta potrei dire un ?Cenerentola? visto quando andavo in seconda elementare.. quindi a sei anni più o meno? se lo ricordo c?è un motivo.. mi è rimasto in mente perché al cinema incontrai una compagna di scuola.. se la memoria non mi inganna si chiamava Federica.. ma non ne sono più tanto sicuro..
E poi? E poi qualche altro cartone animato.. ?Il libro della giungla? mi pare? E poi il terribile ?Mad Max? visto con mio padre.. su questo film, e su come siano andate davvero le cose scriverò un giorno un post.. ma quella è davvero un?altra storia..
L?amore per il cinema, però.. l?amore per la regia.. bhè quello credo che sia iniziato.. anzi.. sono certo sia iniziato con il video degli U2 ?Stay (Faraway, so close)?, diretto da Wim Wenders. Inestricabilmente unito ad esso il film ?Così lontano, così vicino?, dello stesso regista tedesco. Siamo nel Natale del 1993. Nel luglio di quello stesso anno avevo fatto il mio primo viaggio all?estero. Parigi. 16 anni. Si, certo, ero pieno di brufoli e con genitori e sorella al seguito, ma era pur sempre Parigi e avevo 16 anni. E tanto basta.
Per la prima volta la sensazione di camminare in strade dove nessuno parlava la mia lingua. Ricordo la prima volta che ebbi questa sensazione. Ero in un boulevard (non chiedetemi il nome) e di fronte, così d?improvviso, mi trovai il teatro ?Olimpià?, grande, grandissimo. Dissi ai miei ?restate lì che attraverso la strada e vi faccio la foto?. Attraversai il boulevard. E per due minuti fui solo a Parigi. Ora che ripenso a quella scena mi viene da dire che in quel momento facevo un passo avanti nel mio percorso di crescita. Com?è strana la vita.. ci son momenti fondamentali che quando li vivi neppure te ne accorgi.. e poi dopo anni capisci che erano così speciali..
Ma torniamo al cinema e agli U2? devo darmi una regolata in questo post, perché potrebbe essere potenzialmente straripante se seguissi l?onda di tutti i ricordi che mi arrivano.
In quell?estate parigina del 1993 comprai il mio primo cd degli U2, ?Zooropa?, ai gloriosi ?Magazines La Fayette?, a Montparnasse. Ho ancora lo scontrino conservato. Non fu amore a prima vista. Li comprai perché ne avevo sentito parlare. Li ascoltai. Gli U2 di ?Zooropa? son U2 sperimentali, ora che conosco ogni loro canzone e ho tutti i loro dischi lo posso dire tranquillamente, ma in quel momento di loro non sapevo quasi nulla (e forse ero l?unico al mondo a non sapere nulla di loro). Nel Natale di quell?anno, complice il film di Wenders, sarebbe nato l?amore per il cinema d?autore e per gli U2.
Tra quel Luglio e quel Natale ero cresciuto di un altro passo, mollando le poche certezze scolastiche che avevo e cambiando sezione di scuola. Per uno timido come me (ebbene si.. a 16 anni ero timido e introverso da morire.. non l?egocentrico narciso di ora!!!) cambiare classe era terribile. Giunsi in una classe dove cominciai a parlare di cinema e di U2 con compagni che in alcuni casi sarebbero diventati veri e propri fratelli. Il quarto anno di liceo, il secondo liceo classico.
U2 e cinema.. quanti legami e quante foto della mia vita.. prima di ?Stay? un?altra collaborazione con Wenders per il film ?Until the end of the world?.. il più immaginifico film di Wenders.. tutto incentrato sul tema del sogno e del viaggio.. e la fine del mondo.. quante volte si pensa alla fine del mondo quando si ha 16 anni?? Taaante volte.. taaante.. la canzone faceva parte di quello che secondo me è il più bel album degli U2 ?Achtung baby?.
Pasqua 1994, il cinema americano presenta agli Oscar una delle più belle sfide a miglior attore mai viste : Tom Hanks in Philadelphia (che poi vincerà), Liam Neeson in ?Shindler?s List? e Daniel Day Lewis in ?Nel nome del padre?. ?Nel nome del padre? ha una splendida colonna sonora, curata da Bono Vox, in cui giganteggiano l?omonima ?In the name of the father?, cantata da Bono con Gavin Friday e la struggente ?You made me the thief of your heart?, scritta da Bono e cantata in modo gigante da Sinead O? Connor. Non esagero, e sono sicuro di quello che dico: questa è per me la più bella canzone che io abbia mai sentito. Una voce assoluta. Assoluta.
Nell?estate del 1995 il mio primo amore serio.. a Cefalù.. di anni adesso ne avevo 18.. quell?estate me ne andai a Praga e in giro c?era la colonna sonora del film ?Batman Forever?.. gli U2 cantavano un gran bel pezzo rock con contorno di archi ?Hold me, Thrill me, Kiss me, Kill me? . Il video era un cartone animato in cui il Bono ?The Fly? ed il Bono ?McPhysto? del ?ZooTv Tour? lottavano contro Batman . In molti, quell?estate, paragonarono quel cartone al più celebre cartone dei Beatles ?Yellow submarine?.
Poco dopo entrai all?università. Il mio mondo cambiava ancora una volta. Non più latino e greco. Non più matematica. Ero a psicologia. Studiavo qualcosa che doveva servirmi non più per cultura personale, ma per il mio futuro mestiere. Altri studi, altri obiettivi, altro metodo. E in quel momento gli U2 se ne uscirono con un piccolo strano cd, che in pochi comprammo e si chiamava ?Passengers: Original Soundtrack 1?. Una fantomatica colonna sonora con film realmente mai esistiti, che nel libretto venivano descritti nei particolari con tanto di nomi fittizi. All?interno la perla assoluta data dal duetto Bono Vox-Pavarotti nella canzone ?Miss Sarajevo?. Ancora U2 (questa volta col nomignolo di Passengers perché sono U2 + brian Eno), ancora cinema (in questo caso immaginato, trasognato), ancora un momento di svolta della mia vita.
Nel 96 gli U2 continuano a macinare film, ma dividendosi. Bono e The Edge si occupano del film di 007 ?GoldenEye? (un giorno scriverò un post sul mio odio contro il personaggio di James Bond?) e Adam Clayton e Larry Mullen si occupano di ?Mission Impossibile? .
Ancora una foto della mia vita che torna prepotente.. Mission Impossibile esce in America a giugno 96 e fa il botto. In quel momento faccio il mio primo esame all?università. Psicologia Generale. 28.
La canzone di ?GoldenEye? sarà magistralmente interpretata dalla leonessa Tina Turner.
Gli anni passano.. gli U2 fanno un disco che, a torto, apparirà di ?secondo piano? come ?Pop?. Io li vedrò per la prima volta nella mia vita dal vivo, a Roma, il 18 settembre 1997.
Nel 1999 Bono da un impulso notevole alla campagna per l?abolizione del debito dei paesi poveri. Diventa sempre più politico e forse la band ne risente un po?. Ma ancora una volta ci si mette di mezzo il cinema. E Wim Wenders. Finalmente, dopo anni, Bono esce dal cassetto una storia e ne fa una sceneggiatura. E? ?The Million Dollar Hotel?. Un film forse dai ritmi troppo lenti, nato durante la lavorazione del mitico video di ?Where the streets have no name?. Bono fa un cameo. La colonna sonora sarà interamente fatta da loro, con una canzone che ha il testo nato dalla collaborazione con Salman Rushdie .Sapevo che era un film di Wenders, sapevo che convincere i miei amici ad andarlo a vedere con me sarebbe stato duro. Li convinsi facendo leva sulla presenza di Mila Jovovich e Mel Gibson. All?uscita volevano picchiarmi.
Nel 2000 un piccolo film ?Entropy ? Disordine d?amore? in cui Bono ha una porticina, ma per il quale non scrivono nessun pezzo.
Nel 2001 la loro canzone ?Elevation? sarà utilizzata come title track del film ?Tomb Raider?.
Nel mezzo.. tanti tanti video.. alcuni belli, altri meno.. E per ognuno di essi un ricordo, un?emozione, un istante della mia vita? sino ad oggi..

U2.. cinema.. colonne sonore.. Più di ogni altro gli U2 sono stati e sono la colonna sonora della mia vita.




Spiderman 3.. cioè Spiderman vestito da "Diabolik" dentro "Beautiful"

6 05 2007


Ho visto Spiderman 3.
Il primo film era stato quasi necessario, perché era incredibile che ci fossero stati i film su superman, batman e quant?altro, e non su spiderman, che oltretutto è più di ogni altro supereroe un?icona pop di New York, in primis, e degli U.S.A. più in generale.
Il secondo film non lo si poteva considerare necessario, però tutto sommato era fatto bene e la scena del combattimento lungo i muri del grattacielo tra spiderman e dott. octopus valeva il prezzo del biglietto.
Il terzo film comincia davvero a raschiare il fondo del barile.
Ottimo nella messa in scena, ma tedioso, uggioso, diciamo anche fastidioso nei contenuti.
Come si dice nella famosa barzelletta sullo spettatore del cinema porno che urla ?In questo film c?è troppa trama!?.
Ecco, troppa trama.
Non tanto per i cattivi, che certo non sono famosi come quelli precedenti (l?uomo sabbia e vernom sono comunque cattivi minori). Né per le splendide sequenze di volo e combattimento aereo, che come accaduto nelle pellicole passate, sono certamente il pezzo forte del film. Le inquadrature ricalcano in modo perfetto certe vignette e questo va a favore del regista, ma del resto che Sam Raimi sia bravo non lo ha mai negato nessuno, anzi si è detto a gran voce.
Il problema è di contenuto. Secondo me l?asse del discorso si sta eccessivamente spostando dalle buone azioni di Spiderman alle nevrosi di Peter Parker. Troppo. Si, sono consapevole, che l?Uomoragno sia l?emblema del ?supereroe con superproblemi? (come diceva il suo creatore Stan Lee, che anche in questo film ha un cameo), però questo film è più incentrato sulle grane sentimentali di Peter, che non sulle acrobazie di Spiderman.
L?Uomoragno è l?Uomoragno! Io mi voglio vedere un film divertente ed acrobatico, mica due ore e mezzo di ?Delitto e Castigo? !! Troppa filosofia sui sensi di colpa, sul libero arbitrio nelle scelte personali, sulla capacità di perdonare.. Troooppo evangelico..
E poi sta storia del Dott. Jekill e Mr. Hide, che dovrebbe essere il punto forte, la grande novità del film. Un vermicello alieno contamina la tuta di spiderman e la fa diventare nera come diabolik, e lui quando la indossa si incarognisce di più e sente ancor più forte la sua ?metà oscura? (per dirla con Romero). Si.. va bene.. ma è un discorso che avrei preferito vedere svilupparsi maggiormente sul versante Spiderman, che non su quello Peter Parker.. Sarebbe stato bello vedere in che modo l?eroe gentile sapeva farsi contaminare dal giustiziere e uscirne fuori.. un po? come se batman penetrasse nell?uomoragno (ehi !! senza pensare male eh??) tipo un ?ultracorpo? e poi ne uscisse avendolo in qualche modo rigenerato.
Ma è una rigenerazione questo film? Ho i miei dubbi, onestamente.. mi sembra che si comincia a girare in tondo, e non sapendo più che altro aggiungere alle mille splendide acrobazie di spiderman tra i palazzi, si lavora su Peter Parker.
Ci sarà un 4? Non lo so.. ma è possibile.. In quel caso la scelta è una: o si fa un film solo basato sulle liti amorose di Peter e Mary Jane, oppure si fanno due ore (magari anche un?ora e mezzo) di supereroe che volteggia tra i palazzi. Solo e soltanto volo. Una scelta ortodossa, che forse paradossalmente sarebbe impopolare. Personalmente voterei per la seconda ipotesi, perché eviterebbe che l?epopea di ?Spiderman? tracimasse in quella di ?Beautiful?. Già sta accadendo.
Ma spero fortemente che un 4 non ci sia.




Il 7 e l’8

20 04 2007


Da buon palermitano che si rispetti, sono andato a vedere il film di Ficarra e Picone. Sento dire che questo film sta facendo dei buoni incassi. Di certo il 60 % di essi è dovuto al pubblico palermitano che ha intasato strade e marciapiedi pur di accorrere nelle sale dove erano in programmazione i loro beniamini. Ne so qualcosa, visto che abito vicino ad un cinema dove lo proiettano, e la sera non so dove cacchio mettere la macchina.
Detto questo, il film è simpatico, piacevole, ma niente di più.
Non so bene se l?intento fosse di fare un film comico o una commedia brillante o che cosa.. probabilmente tutte queste cose, usando lo schema collaudato dello scambio di culla (e quello ancor più antico e classico dello scambio di persona).
Diciamo che è un film in cui più che ridere si sorride. E non è neanche un sorriso amaro, a denti stretti, un po? cinico come accade nella ?commedia all?italiana? classica.. più che altro siamo dalle parti di Pieraccioni, ma senza love story. Per di più il film è incompleto, molte sottotrame sembrano non chiudersi. Non so se sia voluto oppure no. Personalmente l?ho notato.
Da concittadino mi fa piacere vedere che per una volta c?è un film ambientato a Palermo in cui non muore nessuno, in cui non ci sono pistole né sparatorie.
Per il resto, poco altro? è una comicità pulita, talvolta basata sulle battute e , molto più spesso, sulle smorfie di Ficarra. A teatro onestamente riescono meglio, perché sono molto più cattivi.
Inutile far paragoni con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. Meglio lasciarli riposare in Santa Pace, quei due miti assoluti e per tanti anni incompresi (soprattutto per quanto riguarda Franchi).
Ficarra e Picone sono due ?comici buoni?.
Spero che la tv non li rabbonisca troppo. Potrebbe accadere se non stanno attenti.
Il tipico film da domenica pomeriggio. E ho detto tutto.