blog allowìn

31 10 2009

In onore della festa di Allowìn il blog muta pelle e si apre ad una scombinata storia assurda. Si consiglia la lettura del raccontino ascoltando le canzoni dei Guns’n'Roses contenute nel cd "The spaghetti incident". 

 

 

Una stramba storia di Allowìn

 

C’era una volta…

C’era una volta un tipo di nome Anton Checov. Con un cognome così importante e degli occhi così neri, se ne era andato via dall’ Ucraina nel 2002, in cerca di fortuna in Europa. Dopo una breve sosta a Lione, come ausiliario al famoso Centro Trapianti, era giunto in Italia, in quel di Brescia. Città di antica storia, nervosa e nebbiosa, fredda ed attenta, nel bel mezzo del nord dell’Italia. In Padanja, come diceva lui, storpiando quello che sentiva dire in città. Nel giro di un qualche mese era riuscito a farsi assumere come infermiere in un Centro dialisi privato. Poca paga e molto buio. Ma andava bene per lui. Gli piaceva assistere i pazienti. Guardare le fistole. Medicare. Gentile e di buone maniere, col suo piccolo italiano ucrainizzato e gli occhi neri. La sua giornata passava così, sotto i neon dei corridoi stretti della clinica del magno professor Razzolati.

Un bel giorno, più o meno alle 3 di notte, di un Ottobre inoltrato, una comitiva di giovanottoni annoiati con la testa rasata e un fazzoletto verde a mò di gruppo, se ne andarono in giro per le campagne a bere birra, in una zona di quelle che ci sono ancora campi americani, con armi che nessuno sa che ci sono, eppure a sentire alcuni ci sono. Dicerie, fandonie, di quelle storielline assurde che dicono quelli che ce l’hanno su con gli americani.

E insomma, per farla breve, più o meno intorno alle 5, era finita che nel frattempo che giocavano a pisciare insieme tutti belli contenti, gli era esploso addosso uno di quei capannoni di quei campi militari americani che dicono che ci sono le armi non convenzionali nascoste in Italja, ma forse non è vero. Dicerie.

La bomba li aveva colpiti. Le radiazioni anche. E siccome da quelle parti passava Ikmair, un trentenne ghanese che si svegliava tutte le mattine alle 4 per andare a lavorare in bicicletta, si disse in breve che la colpa dell’ esplosione era del giovane africano che era venuto in padanja per fare qualcosa di malevolo e malvagio, tipo il terrorista. Grandi titoli di giornali. Gente un po’ dovunque a discutere animosamente del presunto ostile assassino. E nel mezzo di quel ciarlare di polemiche avvenne che il destino maligno s’ incapricciò strambamente di non far morire lo stesso Ikmair, mantenendolo in una quasi vita comatosa che un po’ tutti metteva a disagio. Ed infatti l’ospedale cittadino viepiù rammaricato si trovò costretto a respingere la richiesta di asilo al muto ospite e sotto stretta sorveglianza il costui fu trasferito alla clinica del Razzolati. Del tipo "per forza lo dobbiamo pigliare a questo qua, si prega di non far domande cortesemente grazie".

Nel frattempo dopo 2 giorni di tormentati sospiri i 5 giovini infine defunsero. Lacrime e gran rabbia alle funeralizie commemorazioni. E nel bel mentre che il prete attonitamente commosso si prodigava in un ampio panegirico a gloria e perdono delle gentili animelle, era accaduto sto fatto strano che i 5 avevano spaccato a testate le bare ed erano usciti dai luoghi di seppellimento. Si, proprio così. Un po’ qua e un po’ là sporchi di terra e sbavanti, s’erano messi ad urlare verdi di rabbia contro il cattivaccio che li aveva fatti saltare in aria in un batteriologico firmamento. A dirla tutta, forse, con una piccina maggior attenzione, si sarebbe pur visto che magari non erano redivivi, ma bensì mai morti, in quanto i batteri americani li avevano morbizzati, ma non già uccisi. Più verosimilmente s’era trattato di morte apparente. Pur tuttavia avvenne che la massa popolare ebbe immediatamente a definirli come resuscitati, o meglio ancora, zombie.

Accadde, pur dunque, in questa confusa trafila di eventi, che i 5 zombie verdi s’andarono a dirigere verso la clinica del Razzolati a fare di propria vendetta il concludersi di tutta sta storia. E se per caso qualcuno si metteva di mezzo e gli chiedeva "ma che fate?", loro verdi li azzannavano senza "scusi" e senza "prego". E quanti venivano azzannati pur diventavano verdi anche loro ed ugualmente rabbiosi. E a far di conto successe che da 5 zombie che erano al principio, 20 ne divennero poi ed in 25 infine giunsero alle porte della clinica, che già s’erano fatte le 23.00.

Indecisi se scampanellare a piene mani o citofonare con prudenza, sfondarono la porta a gomitate.

Il portiere della clinica, arancione di capelli come una zucca, grosso e strafottente, quasi si ingoiò la lingua dallo spavento. E nel mentre che sto ciccione non riusciva a proferire parola, gli zombie si avventarono a chiedere informazioni alla caposala, che seppur di notte, sostava nei pressi. E se tanto era grasso il portiere, tanto era magra e smunta e secca ed alta quella strega vecchia di una caposala. Rughe a buttarle via. Capelli grigi e occhi rossi. La signora Corvo.

Buttata su un pavimento e strappatole un braccio a morsi, in grande urlo di dolore, le chiedettero con veemenza dove si trovassi il "gran fetente", e cioè ovverossia quello che li aveva provati ad ammazzare. Quella gran strega della signora Corvo in mezzo ad un tripudiante spruzzare di sanguinaccio ebbe solo il tempo di sussurrare che la stanza dialisi era un po’ più di là, dopo di che svenne. E fu meglio che svenne. Che se non fosse svenuta si sarebbe sorbita lo spettacolo non proprio edificante di una buona cinquina di zombie che tra un vomito ed uno sputo le iniziarono a sbranare la gamba sinistra e buona parte della mano destra. Indi, lasciatala morta in un lago di sangue, si diressero tutti famelici e verdi verso la direzione indicata.

E va detto che al fondo della direzione indicata ci stava la stanza dialisi. E dentro la stanza ci stava il suddetto Ikmair. E vicino a lui, a sorvegliarlo ci stava quel Checov di cui sopra, con cui sta lunga vicenda era principiata. E va anche detto che nel mentre che il gentile africano permaneva nel coma e lo si dializzava per mantenerlo in vita, il Checov si dedicava alla sua attività preferita, non essendovi nessun altro nella stanza.

Che poi l’attività preferita di Checov era bere sangue da quei sacchettoni che servono per le trasfusioni. Eh si.

Eh si.

Ci si appozzava, ne buttava giù a litri. E non a caso s’era fatto mettere al turno di notte. E non a caso si era proposto come infermiere da far piantone a sto malato strano che nessuno voleva seguire, tanto che si era stati costretti a fargli l’emodialisi notturna.

Insomma, il Checov era un vampiro. Una natura quanto mai bislacca, unitamente ad un irriverente destino si erano industriati a far di lui un animale notturno, un vampiro che pur tuttavia nel tempo aveva sviluppato una tale simpatia per il genere umano da non riuscire più nemmeno a contemplare di lontano l’idea di addentare il collo di una persona. E nemmeno di un animale. E allora, visto che pure doveva anch’egli sopravvivere, si era trovato di questa scappatoia: lavorare in ospedale, in luoghi dove ci fosse del sangue da poter bere, senza mordere nessuno. Certo, purtroppo banche del sangue in Italja ormai non c’era che quasi più, e ciò doppiamente lo intristiva, per sé e per i pazienti.

Insomma, il Checov era intento a fare cena a modo suo, senza nessuno infastidire, tenendo di buon occhio il povero paziente, quando però vide una certa marmaglia verdastra sopraggiungere a gran voce dal corridoio. Giusto il tempo di chiudere la sala a chiave, che già stavano per entrare.

E ora che fare? Pallido di paura, più che di sua vampira natura, osservava di là dalla porta la verdastra barbara gente zombiezzata che urlava "daccelo!! Daccelo!! Cornutone che sei anche tu!! Daccelo!!". Pure la caposala, la signora Corvo, e con lei il portiere Zucca, erano nel gruppaccio malefico. Lei, senza una mano, s’era infilata un braccio dentro la spalla a forza, e nella fretta di farlo, se l’era infilato al contrario, tanto che invece di dare pugni in avanti, ne dava all’indietro, con grande impazienza degli altri furiosi zombie dietro di lei. Il zucca, arancione era prima e arancione era anche ora. Non avendo più la lingua, che s’era mangiato da solo, nel frattempo che altri gli mangiavano le orecchie, mugolava a gran voce, che non si capiva neanche bene se si lamentava o se godeva.

E si giunge ordunque al fine di sta storia, bislacca e strampalata, che una battaglia di zombie e di vampiri vede così scoppiare nel bel mezzo di un ospedale, in un qualunque ottobre della fine del mondo.

E come può mai finire una storiella favoletta, così assurda e scoordinata, che parla così fantasiosamente di cose che non stanno né in cielo e né in terra?

Pur di salvare il malato, come lui straniero, il Checov addentò, come mai più aveva voluto fare, il collo di Ikmair. Nel far così prese una porzione del coma di Ikmair. Lo uccise e si uccise ed insieme diventarono fantasmi. Lasciarono i loro corpi ai voraci addentamenti dei demonii che erano ormai entrati nella stanza, e nel fragore della loro insensatezza distruggevano tutto ciò che trovavano. Spettri impalpabili si allontanarono volando sopra quelle violenze, quella rabbia, quella sfrenatezza che morte sfogava e saliva pioveva. E così, spettri leggeri volarono via, verso nuovi mari, nuove facce, nuove più serene lune. Che in quella Italja non era più tempo.


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25 commenti to “blog allowìn”

31 10 2009
  Carola (21:16:24) :

uhhhhhh che storia!!!!!

Buon allowìn ( ? ) a te

Ca..

31 10 2009
  Asia (21:33:17) :

E’ tutto tuo quello che hai scritto oppure hai letto da qualche parte e copiato……no perchè riflettendo c’e da aver paura (un pochino)di una personalità così sadica e… fantasiosa ,bhe ti lascia perplessa non si può nascondere io ho l’occhio sempre molto attento, comunque non mi scandalizzo più di nulla… tra poco ti racconterò io una storia… VERA PURTROPPO…Ciao

31 10 2009
  Teresa (23:39:53) :

Caspiterina, mi sovviene da dire.

Interessante questo tuo modo di mostrare delle cose attraverso altre.

Teresa

P.S. qualcosa ha scombinato il tuo blog.

1 11 2009
  violacolor (11:38:08) :

si per il tipo di storia sta meglio ‘hallowin’ ke halloween.

tremendissimo

simonaaaaaaaaaa aiutalo !

b dom tt2

.)

v

1 11 2009
  violacolor (11:39:28) :

ps

errata corrige

Allowin – e nn Hallowin cm ho scritto prima – …

ke e ancora meglio !

:D

v

1 11 2009
  zagara (17:52:16) :

Carino :) ) a volte ridevo a volte mi venivano i brividi..una cinica ironia splatter ehehehh saluti siculi Zagara

2 11 2009
  giraffa (10:08:29) :

Certo che dovevano avere una bella testa dura per spaccare la bara :-D comunque, tutto questo blu mi piace assai! Aggiungerei solo un tocco di rosso sulla testata ma potrei anche farmi gli affari miei, vero?!!

2 11 2009
  Fiore (17:11:51) :

Nooooooooooooo, rivoglio il disordine!

Ma hai carenza di ferro in questo periodo?

2 11 2009
  ASIA (18:00:43) :

hai rgione fiore,lui è un gran casinista.la mancanza di ferro la fa venire a chi ghi sta vicino e lontano. antonio ho l’impressione che tu sia arrabbiato con me o con chi non so..sai che abbiamo un rapporto molto conflittuale

,e un po’di sale,anche se brucia,non fa male in questi periodi cos’ì difficili…o no??? sai percepisco tempeste in arrivo non so di che genere però le “sento”…mi sbaglio?? RASSICURAMI MI DISPIACEREBBE!!!E RISPONDIMI UNA VOLTA TANTO!!!

4 11 2009
  KulOnfeis (23:36:56) :

Minkia torno dopo che ho comprato il CD :-D DDD
PS: Siamo tornati anche NOI!!!

5 11 2009
  violacolor (09:03:06) :

dove sei finito ?

:D simonaaaaaa

ciao tt2

v

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