La storia del signor Salmone

21 06 2009

Il signor Salmone era tipo da andare contro corrente.

Piacevole ai pranzi di gala, come ai cocktail, sempre di buon profumo e intenso colorito, sfoggiava egualmente eleganza e semplicità con stile inimitabile. Buono, ed apprezzato per la sua bontà, il Salmone nuotava indomito tra acque spesso turbolente, come un po’ tutti nella vita, per poi concludere i suoi percorsi vorticosi in tavole imbandite a festa. E forse in pochi sapevano che per arrivare a cotanto spessore fosse stato costretto a risalire i torrenti più impervi. Eppure così era.

Combattendo di giorno in giorno contro i pesci grossi che sempre si trovava nel cammino aveva fatto carriera senza rinunciare mai al rispetto per se stesso.

Dionigi Salmone. A 10 anni portava i giornali per il quartiere. A 12 teneva pulita la macelleria. A 14 commesso del bar. A 16 inserviente al ristorante. A 17 cameriere dello stesso ristorante d’estate. A 19, dopo aver studiato e conseguito il diploma, cameriere stabile dello stesso ristorante. A 29 cameriere responsabile per un reparto del ristorante dell’albergo sul lago. A 40 maitre del ristorante dell’albergo. A 50 socio di un ristorante con bella vista su lago e montagne, pieno di tedeschi in fuga dal brennero. E anche lì, anche ora che poteva starsene un po’ più tranquillo senza ammazzarsi la vita, anche lì, non rinunciava a servire ai tavoli. Convinto che ogni tavolo era un mondo nuovo, ogni persona un gusto speciale da provare ad accontentare e magari soddisfare.

Questo aveva imparato dalla vita.

Amato per i consigli, stimato per le barzellette, apprezzato quando tutti andavano ormai via e si sedeva al tavolo con qualcuno che lo chiamava per una bottiglia di grappa da finire insieme.

Che finiva che si raccontavano la vita. E il mondo.

Lui il mondo lo aveva visto così. Nei tavoli. Tra i tavoli. Aveva capito com’era la Germania e quanto era cambiata dopo il muro. Che prima quelli di Berlino est non si vedeva sul lago, e ora si. Aveva capito che la Russia era diversa dall’Unione Sovietica. Era diversa nel gusto, nelle possibilità, negli sprechi. Aveva visto che i cinesi si erano arricchiti, ma mica tutti; e pure alcuni indiani. Aveva visto l’Italia, lì, tra quei tavoli, l’aveva vista tutta. Quella che  s’era messi i soldi da parte per quel weekend sul lago con anni ed anni di sacrificio, ed anche quando era loro diritto godersi il pranzo in santa pace si sentivano comunque fuori posto. Oppure quell’italia che passava da lì, indecisa se poi proseguire a Cortina o alle Cinque terre, dopo esser già passata da Forte dei Marmi e Sorrento. Quella annoiata e quella sorpresa. Quella dignitosa con le mani stanche. Quella che gli chiedeva se poteva coprirlo dalla moglie o dal marito perché dovevano andare fuori dall’albergo per un paio d’ore.

Una volta, molti molti molti anni fa, quando era un giovane cameriere d’albergo alle prime armi, aveva proprio incontrato una coppia così. Marito industrialotto e moglie ingioiellata di fiacca routine. Lui gli elargiva larghe mance affinché coprisse le sue scappatelle con improvvisate scuse dalla moglie che lo cercava costantemente a bordo piscina. Una sera, quando il sole era ormai al tramonto e il quadrato d’acqua era ormai vuoto, dipinto solo delle ombre degli alberi, aveva trovato un biglietto aereo per terra. Lì dove in mattinata il galantuomo si era piacevolmente intrattenuto con una svizzera a bordo piscina. E di lì era passata la moglie del galantuomo che aveva trascorso tutto il giorno in gita da sola per Verona.

Dionigi in breve si era trovato nella disagiata condizione di non sapere bene se darle il biglietto del marito o no. La ragione gli diceva di darglielo, in quanto era la moglie. Il terrore di essere licenziato per un capriccio dell’industrialotto lo portava, però, a pensare che fosse meglio tenerlo nascosto. Alla fine lo sguardo della signora lo aveva fatto decidere.

Semplicemente era lo sguardo di una che non ne poteva più.

Lo sguardo di una che sapeva bene chi aveva sposato, ma si diceva anche che il sapere sin dall’inizio che tipo di persona fosse non era poi necessariamente una scusante a tutto sto montare di corna che le pesavano in testa. Perché al di là di quel luminescente ambaradàn di gioielli c’era amarezza e disprezzo. Un disprezzo che nato verso di lui, alla fine, come spesso accade, si era trasformato in rancore verso se stessa.

Alla fine aveva pensato che fosse giusto dirglielo, almeno questa volta, dopo tutte le altre volte in cui lo aveva coperto per le sue malefatte.

La signora aveva fissato un momento il biglietto aereo stringendolo tra le dita. L’ennesimo viaggio in america, di cui lei non sapeva assolutamente nulla. Chissà quante volte se ne era andato in america, o a Parigi, o Londra, senza che lei lo sapesse. Chissà quante volte i congressi a Roma erano state palesi scuse per scappatelle a Stoccolma. Dopo ogni viaggio tornava con un brillocco di Cartier per lei, per farsi perdonare. Pure nella coglionaggine si percepiva onnipotente.

"Credo che appartenga a suo marito signora", aveva detto il Salmone.

"Mio marito mi ha appena lasciato una lettera in camera.. è dovuto tornare urgentemente a Torino" .

"Capisco..", aveva detto Dionigi viepiù imbarazzato.

"Lei lo ha visto stamattina?"

E si ! E si! , che lo aveva visto, per la miseria. Tutta la mattina in versione polipastra a zampettare sulle cosce della svizzera.

"Non ricordo bene signora.. io.."

"Stia tranquillo.. – aveva detto lei, con quella freddezza ormai sperimentata ampiamente negli anni – stia tranquillo.." . E così gli aveva ridato il biglietto in mano, girandogli poi le spalle, con quella morbida capigliatura castana che in più punti lasciava trasparire un po’ d’argento.

"Ma.. signora.."

Lei si era fermata sul bordo piscina . Guardava l’acqua che diventava nera. L’acqua che c’è chi ci si diverte allegramente in spensieratezza e chi la guarda pensando a perché trovare ancora motivi per vivere.

"Signora…"

"Non c’è nome in quel biglietto.. non c’è data.. – aveva detto lei di spalle, a bassa voce – c’è un’andata e un ritorno da un bel posto.. ma non c’è nome e non c’è data.." .

Lei lo sapeva. Suo marito aveva sempre in tasca di quei biglietti sempre pronti, sempre pagati dalla ditta. Sempre senza nome per metterci il nome che voleva e far lo splendido con chi voleva, con chi desiderava.

"Signora onestamente non credo possa appartenere ad altri se non…"

"Non c’è nome le dico.. non c’è nome..- aveva detto, poi voltandosi a guardarlo negli occhi – e non c’è data".

Poi gli aveva detto un qualcosa che Dionigi Salmone non aveva più dimenticato.

"Qualcuno.. non ricordo chi.. ha scritto da qualche parte.. che il mondo si divide in chi trova il biglietto fortunato e chi non lo trova.. io il mio biglietto l’ho trovato.. e sono in viaggio da un bel po’ di tempo.. e c’è chi dice che sono fortunata.. e temo anche che questo viaggio non finirà.. ma sa.. questa mia esperienza così tragicamente fortunata mi ha insegnato una cosa.. che alla fine un biglietto lo troviamo sempre tutti.. il problema non è trovarlo.. ma capire cosa farne.. sapere se ne vale la pena.. se saremo capaci di usarlo oppure no.. se sapremo capire il momento.. e capire se quel biglietto vale davvero una vita fortunata o.. o se è un viaggio di sola entrata in una gabbia dorata.."

Non aveva più dimenticato quelle parole.

"Lo troviamo tutti un biglietto.. adesso anche lei ne ha uno.. sta a lei decidere.. tutti abbiamo un nome.. tutti abbiamo un viaggio in testa.. ci pensi.. rifletta se è capace di scrivere il suo nome adesso nella sua vita.. se ha voglia di partire.. se è capace di segnare una data e non lasciarla passare.. ".

E poi era andata via.

Due mesi dopo era il 15 Agosto del 1965 e Dionigi Salmone si trovava a New York, in quello che sarebbe stato l’unico viaggio della sua vita.

Lui, poi, il mondo lo avrebbe visto sempre nei tavoli dei ristoranti. Negli occhi, nelle mani, nei denti, delle persone che mangiavano intorno a lui.

Ma in quel momento, in quel 15 agosto del 1965, lui era a New York. E in quel momento il mondo aveva voglia di cambiare e pensava che forse aveva dentro di sé il coraggio per farlo. In quel momento i Beatles cantavano per la prima volta in America, a New York, allo Shea Stadium, la casa dei New York Mets. Dionigi Salmone era lì e li ascoltava cantare "Help" e "Ticket to ride" e pensava che un mondo nuovo era possibile e tutti meritavano la possibilità di avere in mano un biglietto senza nome e senza data, da sfruttare.

Era il 15 Agosto del 1965. E quando, nel corso degli anni futuri, e delle future chiacchierate notturne con gli ultimi avventori del ristorante, qualcuno gli avrebbe chiesto "ma secondo te il mondo quando è cambiato?", lui avrebbe sempre risposto "se è cambiato non lo so.. so che poteva cambiare.. l’ho creduto.. il 15 Agosto del 1965".

In quel giorno aveva capito che un Salmone ha diritto ad andare contro corrente, qualunque sia poi il destino che ne verrà. E questo è un diritto che non appartiene solo a un salmone, ma a tutti, a tutti i pesci che esistono nei fiumi, nei laghi e nel mare.

Questo aveva capito, lì, in quel ferragosto del 1965, negli spalti dello "Shea", in mezzo alla folla che urlava.

Anni dopo. Molti molti molti anni dopo, in un freddo 9 Dicembre del 1980, versando vino tra i tavoli, vide un giapponese leggere un giornale giapponese, commentando in giapponese una notizia con altri giapponesi. Non capiva nulla di quello che dicevano, ma capiva che il tono era affranto. Allora si era avvicinato e aveva sbirciato il giornale. Non si capiva nulla di ciò che era scritto, naturalmente. Ma c’era una grande foto di John Lennon.

Per un istante un sorriso apparve sul suo volto, al ricordo di quella lontana estate. E qualcosa dentro di sé gli sussurrò che quel viaggio era finito adesso, con quel sogno che si portava dietro e per tanto tempo lo aveva animato. In silenzio, in mezzo a quelle parole giapponesi incomprensibili e stordenti oltre ogni dire, capì che Lennon era morto.

Dionigi Salmone finì, come era suo compito e dovere, il servizio ai tavoli. Poi andò nel bagno delle cucine e pianse.

John Lennon era morto. Forse era un pesce fuor d’acqua. Forse era anche lui un salmone che si ostinava ad andare contro corrente.

Ce ne sono tanti di salmoni nel mondo, che vanno contro corrente. Ce ne sono in tutti i fiumi del mondo. Spesso finiscono la loro corse nei tavoli a festa dei ristoranti, ma a loro non importa. A loro importa di correre e fare la strada che sentono loro. Prendono il loro biglietto di viaggio e vanno avanti fino in fondo, costi quel che costi. Non sono mica pesci d’acquario.

Il signor Salmone era tipo da andare contro corrente. Piacevole ai pranzi di gala, come ai cocktail, sempre di buon profumo e intenso colorito, sfoggiava egualmente eleganza e semplicità con stile inimitabile. Buono, ed apprezzato per la sua bontà, il Salmone nuotava indomito tra acque spesso turbolente, come un po’ tutti nella vita, per poi concludere i suoi percorsi vorticosi in tavole imbandite a festa. Così era. E pensava fosse giusto ed indispensabile combattere giorno su giorno contro i pesci grossi che sempre ci troviamo nel cammino, senza rinunciare mai al rispetto per se stessi.

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29 commenti to “La storia del signor Salmone”

21 06 2009
  Carola (17:49:05) :

Ciao Antonio..

penso che nella vita

essendo unici siamo indubbiamente diversi

e chi meglio del signor Salmone

è riuscito in quest’impresa?

la normalità nell’unicità del diverso..

Buona domenica

ca..

azz jegg uomo d’acciato ( inox )

spero!

21 06 2009
  violacolor (17:50:26) :

forse è tempo di procurarsi un biglietto???

ps

sn in ferie a tratti … cn le code :D

pps

hai visto la tramisss usi beatles ?

ciao a 76 – b dom

v

21 06 2009
  Carola (21:08:14) :

Ciao Antonio..

grazie per le tue parole

sono certa che Lei le leggerà..

( generalmente mi legge )

Tu non sai quanto mi è costato scrivere

questo post, non ti nascondo che mentre

scrivevo avevo le lacrime agli occhi..

Lo so, sono stata perfida

per la serie sbatti il mostro in prima pagina.

Ormai sono 6 anni che va avanti

questa storia..

Da profana, in materia, sono certa che per lei

è amore.. dall’altra parte la definirei solo tempesta

ormonale.. un carpe diem..

Ad essere sincera, so che aveva iniziato

un percorso, si trovava bene..

Poi, purtroppo la persona che la seguiva

si è trasferita, lasciandola nelle mani

di un’altra persona..

e..

quel magico feeling si è spezzato..

Oltre credimi, non so che fare

forse con questo mio post

spero di averle fatto scattare

la molla per farsi aiutare..

Grazie ancora

ca..

22 06 2009
  Anna (10:29:00) :

Sai qual’è la cosa che mi rammarica? Che non tutti hanno la fortuna di trovare il proprio “biglietto”.

Un bacio palermitano ma, ahimè, piovoso

22 06 2009
  Giovanna (11:29:55) :

Stai scrivendo post a ritmi piuttosto serrati eh Antonio? Sono entrata per commentare quello precedente trovato mentre cercavo quello precedente ancora etc etc, ed ho trovato questo racconto :-) )). Fondamentalmente è molto triste anche se la morale invita alla speranza. Ho constatato come, il signor salmone mi somigli…somigli a molti di noi, che spesso, invece di lasciarci andare seguendo la corrente, ci ostiniamo a navigare contro…diventando forse più forti, ma faticando tanto di più! Un abbraccio!

22 06 2009
  Fiore (15:05:34) :

Giuro che sono andata a vedere se il 15 agosto del 1965 fosse capitato qualcosa di importante!…… In questo racconto mi è sfugita la chiave di lettura principale, penso che la storia della moglie fosse la secondaria……..

22 06 2009
  Grazia (20:00:43) :

Ehilà! prima di cena effettivamente un pò di salmone non guasta…

ripasso dopo cena a leggere, un caro saluto, ciao

23 06 2009
  Isy (12:36:47) :

Concerto Unico.. :) solo emozioni..

ps ti ho mai detto che ho un tuo racconto linkato su facebook ??

Fiore me lo ha consigliato vivamente …ed ha fatto bene!

:) )

23 06 2009
  villi (19:36:57) :

ciao Antonio. un bacio grande :-)

23 06 2009
  giraffa (23:53:29) :

Si fa un po’ di fatica a risalire il fiume controcorrente, ma se si nasce salmoni quello è l’unico modo che si conosce per vivere e sopravvivere. Grazie per il video dei Beatles, Lennon, come gli altri, voleva semplicemente vivere la vita a modo suo e nessuno aveva il diritto di impedirglielo..

24 06 2009
  Il Narratore (09:36:53) :

Una lettura estremamente piacevole, serena e pacata nonostante sia carica di tante metafore della vita.
Ci si ritrova a valle, trascinati dal fiume di parole, senza nemmeno essersi resi conto d’essere andati controcorrente!

24 06 2009
  ida (16:16:36) :

ciao Antonio bel racconto il mio biglietto non l’ho ancora trovato e penso che ormai chissà dove è… Ida

24 06 2009
  Fiore (17:17:32) :

Però…. su questo racconto… ci ritorno, conosco quello che scrivi, sei sempre stato lineare, logico, qualche volta machiavellico, ma i tuoi valori, ciò in cui credi o credevi ha sempre fatto da sottofondo, ma qui no, hai lasciato molte contraddizioni, contraddizioni sui valori che ti ispirano, o per lo meno che ti hanno ispirato….. non mi torna….

ps, devo ringraziare te e tutti coloro che lasciano i loro scritti sul web, sono fondamentalmente una lettrice molto ma molto curiosa, basta poco e parto per la tangente, nel senso che se leggo qualcosa questo è poi solo l’inizio per cercare altre informazioni…. non solo per per 15 agosto… Partendo da un tuo precedente racconto, studiai la vita di Santa Teresa D’Avila, di cui già conoscevo qualcosa e da qui anche quella di Santa Caterina….

Mi sono riservata gli studi su Bernardo Chillemi, perchè ancora su internet non ho trovato… ma forse ho sbagliato scrivendo….. Strano, è un nome che non ricordo di aver mai trovato, non essendomi nuova l’alchimia

24 06 2009
  Fiore (21:11:21) :

Grazie Antonio :-) ))

24 06 2009
  Fiore (21:12:53) :

meno male che te l’ho scritto….

24 06 2009
  elio (21:18:43) :

sei sempre grande caro mio…

post tra il sublime ed il delizioso, mi hai fatto diventare amico del signor salomone senza nemmeno conoscerlo.

ciao

p.s.: una volta ero ulz

25 06 2009
  Isy (09:08:34) :

:) ) buon giorno..

clikka il link che ho messo dove c’è Isy :) )

26 06 2009
  Ciceruacchio (06:14:42) :

Caro Antonio, ogni tanto passo dalle tue parti per rinfrancare la mia mente malata di politica. Un abbraccio. Alvaro

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