A Piccoli Passi – ultimo capitolo : L’inganno finale

2 06 2008

Eccoci qui. Semplicemente, si finisce. A piccoli passi.. il capitolo finale. A beneficio di tutti metto anche un sunto dei 6 capitoli precedenti. A chi ha avuto la pazienza, l’affetto e la costanza di arrivare sino a questo punto, un abbraccio ed un grazie. A voi, tutte le risposte.

Sunto dei capitoli precedenti con annesso link per leggerli :

Cap 1 "Ferie" : La sera dell’ultimo venerdì di maggio una giovane signora, Teresa Grigoli, si reca in commissariato, per parlare con il commissario Lorenzo Mignosi. Si autoaccusa di una strage che sta per avvenire a poche ore di distanza, in cui molte persone moriranno a causa di alcune candele. Il commissario pensa solo alle ferie imminenti e la crede una mitomane. A distanza di poche ore, Mignosi si trova in una grande villa in campagna. Dove si è compiuta la strage temuta.

Cap 2 "Giulia" : Il commissario Mignosi, dopo essere uscito dal commissariato pensa alla figlia Giulia, che è affetta da una malattia rara. Prova un grande affetto per lei, ma anche molta paura. La moglie Federica cerca sempre di dargli coraggio. Appena tornato a casa Mignosi riceve una telefonata dal suo fido collaboratore, Termini, il quale gli chiede di tornare per verificare meglio la situazione della signora Grigoli. A distanza di poche ore rivediamo Mignosi che interroga il cameriere Di Cicco, che gli racconta gli avvenimenti accaduti nella villa.

Cap 3 "Come i topi" : Il commissario, tornato al distretto dopo la telefonata di Termini, ascolta il racconto dei collaboratori. La signora Grigoli ha uscito dalla borsa una scatola con dentro dei topi e ha acceso una piccola candela profumata. La candela ha emanato un fumo che ha fatto impazzire uno dei due topi, che inferocendosi ha ucciso l’altro. Ciò mette in allarme tutto il commissariato. Forse quello che dice Teresa corrisponde a verità. A distanza di poche ore, il cameriere Di Cicco, continua il suo racconto sull’avvenuta strage.

Cap 4 "Il re di Babilonia" : Il commissario interroga Teresa. Parlano delle fantomatiche candele e parlano del significato che può avere questa strage. A distanza di poche ore, il cameriere Di Cicco, continua il suo racconto sanguinario.

Cap 5 "Tutti i sogni miei li porterai con te" : L’agente Termini va ad ispezionare la casa di Teresa Grigoli. Si scopre che vive in una sorta di isolamento dal mondo, in adorazione di Santa Teresa. Tuttavia sia in Mignosi, che nel suo collaboratore, lo psichiatra Antonozzi, nasce il dubbio che sia solo una messinscena. Da pochi indizi, quali un libretto di pittura, un foglio con una canzone, e la pubblicità in un sacchetto della spazzatura, si riesce a scoprire il luogo dove lavora, la chiesa che frequenta e in ultima analisi il luogo prescelto per compiere la strage: una villa antica in campagna. Quando la squadra arriva è tutto già accaduto. Da una telefonata della scientifica si scopre che il siero contenuto nelle candele è solo una specie di siero della verità. Può stimolare gli altri a vedere in modo diverso, ma non sino al punto di ammazzarsi.

Cap 6 "Il secondo fattore" : Il giorno dopo la strage, le indagini proseguono senza sosta. Si scopre che molto probabilmente il vino servito ai tavoli era stato contraffatto e ciò ha contribuito alla follia collettiva. Ciò si ricollega anche al fatto che in uno dei topi sono state trovate tracce di un’altra sostanza, oltre a quella delle candele. Questo riporta i membri del commissariato ad un caso analogo di alcuni anni prima "il caso Emma". Visionando un frammento del video del matrimonio, Termini è convinto che un signore che se ne va dal salone prima del tempo sia collegato a quel vecchio precedente caso.

 

                                                                                                              A piccoli passi

                                                       Cap VII : L’inganno Finale

 

Sabato 31 Maggio. Ore 20:00 .

Come succede?

"Come succede che l’animo umano si sappia lentamente inabissare.. e sprofondi ineluttabile in un destino che non sognava.. in un buio che esso stesso neppure avvertiva esistere.. ma c’è.. e d’improvviso lo circonda?". Così, si chiedeva il dottor Massimo Antonozzi, entrando nella sua stanza nel reparto d’ospedale. Aveva trascorso tutta la giornata al commissariato, cercando di dare il suo contributo alla risoluzione del "caso Grigoli", ed ora, prima di tornare a casa, aveva deciso di passare dal reparto per vedere come stavano "le sue ragazze". Le sue dolci disperate ragazze.

"Come succede che la vita muti senza dircelo.. che prenda strade nuove e ci obblighi a seguirle.. ci faccia spettatori incostanti.. ci dica delle bugie e ci convinca.. e di quel sorriso burbero che pure ci donava una piccola misera grazia non resti niente.. la più piccola macchia?". Così, si chiedeva l’ispettore Termini, tornando piano piano alla sua casa, alle feste del suo cane. Una volta era piena di donne quella casa, una volta era l’allegra carovana di fanciulle di bell’aspetto e lui simpatico guascone. Poi un colpo di pistola lo aveva messo con le spalle al muro e gli aveva urlato di crescere.

"Come succede che lottiamo col passato e non ci abituiamo.. convinti che il passato sia lontano e non ritorni.. che sia stanco di tornare.. che abbia smesso di cercarci.. e invece accade che ancora si presenti.. ancora bussi alla nostra porta e ci chieda conto e ragione di quello che siamo.. delle scelte che facciamo con coraggio.. ? Che non è vero che nella vita non si può tornare mai indietro.. spesso.. molto spesso.. sembrerebbe che non facciamo altro..". Così, si chiedeva Lorenzo Mignosi, il commissario, quando tolti i panni e i distintivi, poteva finalmente immergersi nel profumo della sua piccola Giulia. Appena rientrato a casa, si era messo in poltrona e lei si era arrampicata ad accovacciarsi in braccio a lui, addormentandosi. E Lorenzo sentiva che in quelle piccole braccia, in quel piccolo leggero profumo, era racchiuso il senso del mondo, il coraggio ostinato di svegliarsi al mattino e andare avanti.

"Come succede che in questa vita fingiamo compiacenti e andiamo avanti dimenticandoci chi siamo e per cosa siamo stati creati? Come succede che gli inganni si confondano e si insinuino lenti e velenosi nelle terre di verità e quelle terre confischino e quelle verità insultino ed annebbino..? Il mio stesso agire.. il mio stesso percorso.. non ho più certezze.. non ho più illusioni..". Così, si chiedeva Teresa Grigoli, con gli occhi aperti nel buio della stanza del commissariato, nel buio del suo dolore. Ma cosa aveva fatto? Per cosa lo aveva fatto?

"Come succede che da persone ci si perda così semplicemente in personaggi.. come succede che si cerchi così disperatamente una luce.. una strada.. una qualunque purchè arrivi.. e quando giunge la si afferri e ci si lasci trasportare senza chiedere.. senza opporsi.. pur di convincersi che a qualcosa si serve.. a qualcosa si appartiene.. ad un qualcosa si aspira e si raggiunge.. e per questo vendere tutto ed ogni cosa.. e lasciarsi così semplicemente plasmare..?" . Così, si chiedeva un individuo non troppo lontano. E nel mentre osservava la polaroid raffigurante Teresa, che teneva stretta tra le dita. Poi, senza troppo pensarci, la strappava, ne faceva un mucchietto e la bruciava, così come aveva fatto in passato con le altre .

Lentamente poi giunse la notte. Ognuno nella sua stanza, ognuno nel suo cuore.

"Fede..", disse Lorenzo Mignosi, coricato su di un fianco, mentre la moglie alle sue spalle terminava la lettura di un breve giallo .

"Tesoro.. dimmi..", rispose lei, senza staccare gli occhi dalle pagine.

"Pensavo.. io sono incatenato in commissariato.. ma tu hai domani e pure lunedì libero per il 2 giugno.. perché non vai in montagna da tua madre con la bimba.. vi andate a riposare un po’.."

"Amore.. da mia madre? Per due giorni ? Non ne vale la pena dai..". Mancava poco a scoprire l’assassino. Aveva iniziato quel libriccino da un mese. Sembrava una lettura veloce e invece era diventata infinita. Ora voleva leggere il finale e addormentarsi soddisfatta.

"Magari ci state una settimana..", provò sommessamente Lorenzo.

"Tesoro un secondo solo che finisco qui e ne parliamo..". L’ultimo capitolo era agli sgoccioli, dopo tante false piste, lo stronzo autore finalmente diceva la verità. A piccoli passi ormai ci si era arrivati al nome dell’assassino.

"Si.. bhè comunque ho fatto il pieno nell’auto, così state a posto.."

Il pieno nell’auto? Lorenzo aveva già deciso tutto? Federica sospirò, capì che doveva chiudere il libro e togliersi gli occhiali, che lì c’era qualcosa che non quadrava. E come al solito, da lettrice si trasformò in investigatrice.

"Commissario non c’è modo di farti stare zitto stasera eh? – Federica era una grande, Federica era la sola che lo sapeva prendere, a Lorenzo – Si può capire che c’è? Dilla tutta.."

"Eh tesoro.. e che c’è? C’è che qui è un gran casino.. con tutto quello che è successo.. non so come siamo riusciti a trattenere le tv oggi.. ma nei prossimi giorni sarà un macello.."

"Bhè amore non è che sia una gran novità comunque.. te fai il commissario.. mica il pescatore solitario.."

"Senti Federica io preferirei che tu e Giulia vi allontanaste per un po’.."

"Lorenzo la scuola non è ancora finita.. ci sono le ultime interrogazioni da fare.. se mi assento ora e poi boccio qualcuno sono pure capaci di farmi ricorso perché non ho dato agli studenti l’opportunità di recuperare a fine anno.. dopo che naturalmente non hanno fatto un cazzo per mesi.. ma è così.. dai ora non posso proprio andare.. ma stai tranquillo.. prometto che ti lasceremo fare le indagini in santa pace..".

Lorenzo bofonchiò il suo "buonanotte amore", spense la lucetta sul suo comodino e fece per addormentarsi. Federica rimase interdetta sul da farsi. Con sguardo goloso guardava il libro sul comodino. Ma forse era meglio spegnere la luce e addormentarsi pure lei. Nel mentre che non sapeva che scegliere nel dubbio amletico, all’improvviso il patatrac.

"E allora tu e Giulia da domani camminate scortate". Ecco, l’aveva detto. Lorenzo l’aveva detto.

"LA SCORTA ????". Se c’era una cosa che faceva incazzare Federica era camminare scortata.

"Eh si.."

"E NO !!"

"Eh si..", rimbeccò Mignosi volutamente irritante.

"LORE’ MI STO INCAZZANDO ADESSO!!"

"E incazzati.. che ci posso fare? Io non sono tranquillo finchè non si risolve sta situazione e voglio essere sicuro per te e la bambina..".

"Ma guarda che rompipalle di marito.. devi decidere tu per forza?? MA VA’ CHE SEI STRONZO VA’!"

"E quindi? Vai da tua madre o cammini scortata?"

"Ma che è sta scelta? Che ti prende all’improvviso??"

"Scegli.. o l’uno o l’altro..", disse lui.

"IMMAGINO CHE CHIEDERTI SE HAI RICEVUTO MINACCE, SIA COME CHIEDERLO AD UNA MUMMIA EGIZIANA, GIUSTO???"

"T’ho detto che non sono tranquillo.. tutto qua.."

"IO INVECE STO BALLANDO LA RUMBA, NON MI VEDI?"

"Fede.. per favore.. tesoro.."

"TESORO UN PAR DI PALLE.. TESORO.. UNA E’ TANTO TRANQUILLA CHE LEGGE UN GIALLO.. EH NO.. NON SI PUO’.. NON SIA MAI..  IL COMMISSARIO DEVE DECIDERE COSA DEVONO FARE MOGLIE E FIGLIA!!"

"Oh Fede io vi voglio solo proteggere!!"

"PROTEGGERE DA COSA???"

"E’ una situazione che non mi piace ti ho detto.. tutta nel suo complesso!! Però ti sto dando pure l’opportunità di scegliere quello che preferisci.."

"MA GUARDA CHE CUORE D’ORO GUARDA!! CHE POI TANTO LO SO COME VA A FINIRE.. IO ME NE VADO E POI DOMANI SERA MI VEDO ARRIVARE LA SCORTA ALLA VILLA IN MONTAGNA!!".

Lorenzo ci rifletté un momento. "E’ vero.. in effetti non ci avevo pensato.. sarebbe la cosa migliore.."

"OOOHHH MA TI DA DI VOLTA IL CERVELLO??? VUOI FARGLI VENIRE UN INFARTO A MIA MADRE??".

Alla fine si accordarono che sarebbero rimaste in città con la scorta. Ma quelli della scorta sarebbero stati poco opprimenti e sarebbero rimasti fuori dalla scuola e dai negozi. Per quanto Federica avesse tentato in tutti i modi, Lorenzo non le disse il motivo delle sue preoccupazioni. Si sarebbe tagliato la lingua piuttosto di pronunciare la parola "Emma" a Federica.

In qualche modo si addormentarono. Lorenzo sognò la piccola Giulia: erano in campagna e lei passeggiava per i campi, tenuta per mano. Lorenzo si accorgeva che per terra c’erano insetti, tanti insetti, sempre più insetti. Lombrichi, millepiedi, formiche grandi e nere, scarafaggi. Allora la prendeva in braccio e poi se la metteva sulle spalle. Cercava di evitare di calpestare gli insetti, ma era impossibile. Temeva che gli iniziassero a camminare su per i pantaloni, allora aumentava il passo, andava sempre più veloce, sempre di più. In fondo al campo vedeva un casolare di legno. Davanti all’entrata c’era una donna che li attendeva. Era Federica. Lui correva, correva sempre più, per non farsi prendere dagli insetti, per non farsi sommergere e contagiare. Poi quando era lì per arrivare, si accorgeva che la donna non era Federica. Il volto era cambiato. Lui non lo vedeva bene, ma capiva lo stesso chi fosse. Allora girava i tacchi e correva per andarsene, ma la persona con i vestiti di Federica gli diceva che ormai aveva portato la figlia e non poteva tornare indietro. Il cuore gli batteva forte, fortissimo, ma non sapeva dove scappare, dove correre.

DDDRRRRIIIIIIIIIIIIINNNNNNNNN !!!!!!!!

Il telefono salvò benevolo Lorenzo dal suo incubo. Ancora stonato dal sonno, il commissario alzò la cornetta. Pippo Termini dall’altro lato della cornetta parlava come se fosse stato mezzogiorno. Invece erano a malapena le 4 del mattino.

"Pippo.. fatti capire.. parla più lento.. ch’è successo?"

"Commissario è una notte che non ci dormo su sto pensiero!"

"Ma quale pensiero? Di che vai farneticando?"

"Il tizio che abbiamo visto nel video del matrimonio, commissario.. quella che ha abbandonato la sala all’inizio della cena.. ne parlavamo ieri pomeriggio.. si ricorda?"

"Si Pippo.. ma dove sei ora?"

"In commissariato!"

"A quest’ora??"

"Gliel’ho detto che non riuscivo a dormire!!"

Circa 40 minuti dopo anche Lorenzo Mignosi si trovava in commissariato. L’incubo era cominciato da quasi 36 ore e nei pochi istanti in cui riusciva a non pensare a Teresa o alla villa insanguinata o ai topi, e magari riusciva ad addormentarsi, ci pensava Termini a risvegliarlo. L’ispettore era dispiaciuto di aver fatto correre a rompicollo il commissario, ma a suo giudizio era necessario. Dopo ore e ore in cui si era rigirato per la casa pensando e ripensando si era convinto che quel volto visto nel video appartenesse a qualcuno collegato ad una precedente indagine. Intorno alle 2 di notte era tornato in commissariato, dove c’era Guastalla di turno notturno. All’agente gli era preso un colpo vedendo arrivare un’ombra all’improvviso e poco ci mancava che estraesse la pistola. In verità in seguito la volontà di far fuoco si era sempre più acuita allorchè l’ispettore lo aveva obbligato a dargli man forte in una titanica ricerca tra scartoffie e file multimediali.

"Ma non si può fare domattina?", aveva implorato Guastalla.

"Neanche per sogno! – aveva risposto Termini – Di mattina c’è troppa gente. E poi dobbiamo far presto. La persona che cerchiamo potrebbe già esser fuggita!"

E così si erano messi all’opera. Il risultato era che la faccia del tizio visto nel video apparteneva effettivamente ad uno indagato nel  "caso Emma". Indagato ma non imputato. La foto era rimasta in quelle specie di archivi che formalmente nessun distretto di polizia o caserma di carabinieri ha, ma che silenziosamente hanno tutti. Uno di quegli schedari di presunti, ma non provati, affiliati. Oppure parenti, o amici, o altro, di persone condannate. Talvolta informazioni inutili. Talvolta informazioni fondamentale quando per terrorismo, o per criminalità organizzata, si vuole capire in che modo si riesce a comandare ancora da dentro il carcere mandando messaggi all’esterno.

La faccia del tizio sembrava combaciare con quella del file. Però nel file c’era scritto anche "deceduto". Morto.

E quello chi era? Un fantasma? Il commissario e l’ispettore diedero a Guastalla l’opportunità di farsi un pisolino e si misero con le carte e il pc davanti. Fuori dalle finestre era ancora buio. L’alba tardava ad arrivare.

Davanti a loro il "fascicolo Emma" aperto: una banda si specializza in rapine e inizia a prendere di mira le società che forniscono automezzi per lunghi trasporti, ad esempio per traslochi tra una città e l’altra. Ne studiano i percorsi e iniziano le loro ruberie. Ogni volta simulano degli incidenti, delle liti, dei blocchi nel traffico, in modo da deviare il percorso del camion. Poi in qualche modo riescono a far uscire i conduttori dall’automezzo e li addormentano. Il più delle volte utilizzano delle siringhe piene di anestetico, che sparano nel midollo allungato degli autisti, prendendoli alle spalle. Dritto nella nuca, in modo fulmineo, lasciando solo due piccoli segni rossi. In un tragico marzo di alcuni anni prima succede nuovamente. Stavolta l’autista è un ex tossicodipendente che è costretto a cedere al ricatto della banda che prima gli forniva la droga. Il suo collega reagisce male all’iniezione, ha un collasso cardiocircolatorio e muore. La banda si fa prendere dal panico, prendono con loro l’autista, come ostaggio e scappano. Non sanno, però, che l’automezzo è provvisto di collegamento satellitare e vengono inseguiti dalla polizia, in autostrada. Pippo Termini, un giovane, coraggioso ed inesperto Pippo Termini, prova a penetrare nell’automezzo per liberare l’ostaggio. Proprio mentre è lì per riuscirci si trova davanti la faccia di una pistola puntatagli addosso da un malvivente. Lo sparo. Termini si sente morire, ma il colpo non è diretto a lui, bensì al malvivente, ucciso provvidenzialmente dal commissario Mignosi. Le indagini che seguono accertano le responsabilità dell’autista, ma accertano anche che la banda utilizzava pistole giocattolo. In sede di tribunale l’avvocato si sarebbe sperticato in un’arringa in cui si declamava la non casualità dell’utilizzo esclusivo di anestetici e armi finte da parte della banda, che a differenza della polizia seguiva un’etica professionale da robin hood. L’autista finisce in galera insieme al resto della banda. E in galera si impicca, dopo meno di due settimane. La moglie dell’autista, che diversamente dal defunto marito è ancora eroinomane, cade nella disperazione fino alla psicosi.

"Vediamo i dati di fatto – disse Mignosi, cercando di schiarirsi le idee – che cosa abbiamo sino ad ora. Punto uno. Sappiamo che nelle candele c’era effettivamente un siero particolare, una specie di siero della verità. Questo combacia sia con la sostanza presente nella candelina dei topi, sia col fatto che quasi tutti coloro che si sono ammazzati alla festa, lo hanno fatto partendo da vecchi rancori personali. In questo senso la testimonianza del cameriere parla chiaro. E ciò vale sia per gli invitati, sia per i camerieri. La domanda è: dove ha trovato il siero Teresa? Andiamo avanti. Punto due. Questa sostanza, presa da sola, non è un veleno e non determina aggressività, ma sprona a perdere la compostezza del vivere formale, la maschera sociale, ecco. C’è una seconda sostanza, però, che è stata rilevata dalla scientifica. Questa si, invece, determina forte aggressività. Era presente nel topo che aggredito l’altro topo. Teresa aveva con sé un liquido in una boccettina. Si tratta dello stesso composto? Non lo sappiamo ancora. Alla festa, coloro che hanno iniziato le aggressioni avevano assunto anche questo secondo composto? Come sopra, non lo sappiamo, attendiamo la scientifica, tuttavia è ipotizzabile a causa del punto tre. Il punto tre dice che il vino che è stato servito alla festa non è il vino che era partito dalla cantina. Ciò è convalidato sia dal fatto che i camionisti che trasportavano il carico sono stati fermati e drogati, sia dal fatto che le etichette delle bottiglie non sono le stesse degli originali, per come è stato detto dal produttore. Punto quattro. E’ innegabile che la modalità del probabile assalto al camion sia la stessa attuati in molti casi del passato e particolarmente nel "caso Emma". In questo caso la domanda è: le vere bottiglie dove sono finite? Punto cinque. Dal video che abbiamo visto si evidenzia la presenza, in sala, di una persona che assomiglia fortemente ad uno che anni fa era apparso collegabile alla banda che rapinava gli autotrasporti. Non c’è la sicurezza matematica, ma di certo gli assomiglia tantissimo. Quel legame non era stato comprovato e se l’è passata liscia. Pur tuttavia, da un’analisi approfondita si evidenzia come quella persona sia morta. Detto tutto?".

"Direi proprio di si.. commissario..", disse Termini.

"E sono le ore?"

"Dieci minuti alle 6. E nel caso che se lo fosse dimenticato, le ricordo che è domenica 1 Giugno".

Mignosi si massaggiò la fronte e sorridendo gli disse: "Giusto.. è domenica.. e domani è pure Festa della Repubblica. Alla grande.. non oso immaginare le telefonate del questore e del prefetto oggi".

In quella, squillò il cellulare di Mignosi. Un sms.

"Ho pure le arti divinatorie – disse il commissario prendendo il telefonino dalla tasca, con uno stanco sorriso – vediamo un po’ chi è dei due.. vediamo.. ah.. ah no.. è Massimo.. il dottor Antonozzi.. scommette sul fatto che non sto dormendo e non sono nemmeno a casa mia..".

Lorenzo chiamò lo psichiatra e gli fece i complimenti perché aveva vinto la scommessa. Massimo gli disse semplicemente che stava per raggiungerlo.

Cosa fare ora? Da cosa partire? Le strade erano tante ed il tempo era poco. Da venerdì sera sembrava di vivere dentro un cronometro ed ogni rintocco era dolce come una pugnalata.

"Ricolleghiamoci ai punti precedenti. Occorre interrogare nuovamente la signora Grigoli. Non le parliamo da prima del compiersi della strage. Verifichiamo cosa sa dei due sieri e verifichiamo cosa sa della gente che era al matrimonio. Perché ha scelto loro e non altri?"

"Si", disse Termini, appuntando il da farsi su di un foglio.

"Di questi sieri dobbiamo sapere di più e soprattutto dobbiamo sapere se avere la certezza che fossero presenti nel vino. Bisogna rompere i coglioni alla scientifica".

"Si".

"La zona dello scambio delle bottiglie. Le bottiglie dove sono finite? La zona va perlustrata centimetro su centimetro. C’erano decine di casse nel camion. Non possono sparire così, senza lasciare una minima traccia".

"Si.."

"Il tizio del video. Magari non c’entra nulla con la strage, ma di certo non può essere un fantasma. Se era alla festa qualcuno lo doveva conoscere. Bisogna chiedere a tutti quelli che si trovano in ospedale. Anche se è domenica. Anche se sono in coma. Qualcuno lo doveva conoscere, se era un invitato, e ci devono dire chi è".

Nel corso delle 3 ore successive, il commissariato tornò a popolarsi. Non sembrava domenica. Non sembrava il giorno prima del 2 Giugno. I telegiornali riproponevano le parole del prefetto e del questore nella conferenza stampa del giorno prima. Poche notizie, pochi dati, semplicemente indagini in corso. Nel frattempo i giornalisti andavano sbizzarrendosi alla caccia del passato dei vari morti. Nessun nome veramente importante. Come in tutte le occasioni di festa c’erano famiglie intere, con casalinghe, ingegneri, professori, impiegati, medici, operai,  avvocati, salumieri e quant’altro. In nessuno di questi, però, emergevano elementi di rilievo, il che era una gran rottura di balle. Non c’era l’ombra di un pregiudicato, nemmeno a pagarlo oro. I giornalisti, che non avevano idea dell’esistenza di Teresa Grigoli, erano andati diretti verso l’ipotesi della strage dovuta ad una lotta tra bande della criminalità organizzata. Ma così non era. Nessuno di loro rientrava in schedari o elenchi vari ed eventuali. L’idea della follia collettiva appariva improbabile, i giornalisti si sentivano idioti a pensare che centinaia di persone fossero impazzite tutte insieme nel corso di un matrimonio e si fossero prese a coltellate. Qualche tg regionale aveva timidamente ipotizzato un rituale collettivo collegato a pratiche sataniche. Insomma regnava il caos. Lorenzo era riuscito ad evitare sino a quel momento le domande, ma sapeva che non sarebbe durata ancora a lungo.

Fattesi le 10 Lorenzo chiamò lo psichiatra in disparte e gli propose un colloquio congiunto con Teresa. Se nulla di nuovo fosse giunto entro breve, il questore aveva fatto ben intendere che avrebbe parlato della signora Grigoli e delle sue responsabilità, alla stampa. Quanto meno per far intendere che un primo indiziato era già "nelle mani della giustizia". Mignosi, però, era convinto che in questo momento fosse la giustizia ad essere "nelle mani di Teresa".

Era sempre più evidente che Teresa fosse stata una falsa pista data alla polizia. Lei, le sue candele, la sua casa, servivano in gran parte a sviare, a far muovere liberamente altri, quelli che nel frattempo rubano e scambiavano il vino. Restava da capire se Teresa fosse cosciente del piano complessivo, o se ne fosse anche lei vittima inconsapevole.

Entrati nella stanza videro la donna che stava accoccolata sulla brandina che era stata approntata. Massimo, malgrado le rassicurazioni di Lorenzo, restava poco convinto del fatto che Teresa potesse essere trattenuta lì dentro. Il commissario le aveva dato la possibilità di chiamare un parente, ma lei aveva risposto che non aveva parenti. Aveva anche avuto la possibilità di chiamare un avvocato, ma lei aveva riferito di voler rinunciare a quel diritto. Lo psichiatra e la giovane assistente sociale si erano presi cura di lei. Particolarmente l’assistente sociale le era stata molto accanto, anche se le era stata fatto espresso divieto di darle qualunque notizia inerente la strage.

Teresa li salutò e chiese loro se fosse il momento di essere trasferita in galera. Sfoggiava noncuranza per il suo destino e per quello degli altri. Non c’era dolore nelle sue parole, non c’era mestizia tra le sue labbra. Non c’era nemmeno rabbia, non c’era vergogna. Il vuoto più totale.

"E perché dovremmo farla incarcerare?", chiese Mignosi

"La strage l’ho compiuta io con le candele. Avete la prova dei topi".

"E’ ansiosa di pagare le sue colpe signora.. – aggiunse Antonozzi – Anche se non posso notare del disinteresse nel suo tono di voce.."

"Da cosa lo capisce che c’è stata una strage?", chiese Lorenzo.

"Bhè non si può certo dire che in questo commissariato splendete per silenziosità. Da ieri mattina si sente un gran vociare. Se non ci fossero stati dei morti, poi, mi avreste rilasciato, oppure mi avreste trasferito alla psichiatria del "Benfratelli". E al di là di tutto basta guardarvi in faccia.. non dormite da venerdì.. soprattutto lei commissario".

"Tutto lineare signora..- disse Mignosi – tutto così preciso nella sua descrizione. Niente fuori posto eh? Come casa sua del resto.."

"Casa mia?", chiese lei noncurante.

"Ma si signora.. casa sua.. ma del resto lo sapeva che saremmo andati a perquisirla.. quindi inutile girarci intorno.. lo sa che quel quadro di Santa Teresa ha terrorizzato la mia squadra? Così d’improvviso al buio.."

"Il fatto che i suoi agenti si spaventino per un quadro che rappresenta una suora non è di buon auspicio nel sentirci protetti come comunità.."

"La vedo piuttosto aggressiva Teresa – disse Massimo – vuole darci ulteriori motivi per arrestarla?".

"Lo sono già.. ed è giusto così.. fa parte del percorso.. del cammino.."

"Il cammino dice.. – aggiunse Mignosi – il cammino della perfezione di Santa Teresa.. il libro, no?"

"Si.."

"O forse i piccoli passi, di cui ha sempre parlato.."

"Anche.."

"Già.. il cammino verso la perfezione.. il cammino verso la verità.. verso la luce.. – disse sornione il commissario – ne abbiamo parlato abbondantemente mi pare.. certo.. un peccato che però gli altri non siano stati veritieri con lei in questo cammino.."

"Gli altri?", chiese Teresa, alzando per la prima volta lo sguardo verso il commissario.

"Si.. certo..-proseguì lui – gli altri.. gli altri suoi complici.."

"Quali complici?"

"Bhè Teresa.. onestamente.. io non l’ho ancora capito quale fosse il suo obiettivo.. non ho ancora capito perché ce l’avesse tanto con queste persone.. tanto da ucciderle.. oltretutto da una prima indagine si è visto che nessuno di loro era in contatto con lei.. nessuno sembra conoscerla.. solo gli sposi frequentavano come lei la Chiesa di Maria Maddalena.. ma solo per il corso prematrimoniale.. e pur tuttavia è innegabile che il suo obiettivo, qualunque fosse, è arrivato al fallimento..".

Teresa guardava Lorenzo intontita. Non erano quelle le parole che aveva atteso per tutta la notte.

"Eh si.. signora Grigoli..-proseguì ancora il commissario – la verità è che anche lei fa parte di un gioco.. ed anche lei è un burattino mosso da altri.. non so come l’abbiano convinta.. ma la verità è che è stata anche lei utilizzata.. manovrata.. le hanno fatto intendere che sarebbe stata la tenutaria di un grande potere.. avrebbe portato lei la luce e la morte e la libertà e altro ancora.. ma poi hanno fatto tutto senza di lei.. ma in modo che in lei ricadesse la colpa"

"Manovrata? Io? Commissario lei si sbaglia di grosso.."

"Teresa non oso immaginare con quanta cura poi lei abbia lavorato giorno e notte per mettere il siero nelle candele.. Tutto questo lavoro.. e per cosa poi? Per nulla.."

"Io ho portato la verità.."

"Oh no Teresa.. mi dispiace doverla deludere.. se vuole le mostro anche gli esami della scientifica.. è giusto che lei sappia tutto sommato.. ritengo anche lei una vittima.. anche se ancora non so di chi.. ma la verità è che le sue candele non sarebbero servite a nulla se altri non avessero scambiato il vino al matrimonio.. è quello che ha fatto impazzire la gente.. o se vuole.. per dirla con parole sue.. le ha portate alla verità.. ma se non ci fosse stata quella cosa.. quell’altro liquido.. non sarebbe accaduto nulla.. il suo lavoro quindi è stato del tutto inutile.. è un dolore ma devo dirle che lei è solo una falsa pista.."

Teresa era frastornata. Mille immagini del passato e del presente le balenavano in testa.

"E pensare a quanto lavoro sprecato a casa sua poi..- aggiunse allora Antonozzi – una persona pulita come lei.. costretta a buttare tutti i prodotti per la pulizia.. costretta a dover togliere ogni elemento della propria essenza.. svuotare la casa.. deve essere stato tremendo.. com’è tremendo anche ora.. in questa stanza che non può pulire anche se lo vorrebbe.. ha pensato ai germi stanotte?"

"La smetta!!", disse a quel punto Teresa.

"E da cosa viene smascherata poi? – proseguì lo psichiatra- Da cosa? Dall’immondizia!!"

"Non è vero!! Mentite!! L’ho buttata l’immondizia io!!"

"Lei si – aggiunse allora il commissario – anche perché sapeva che noi saremmo arrivati a casa sua una volta che si dichiarava colpevole. Ma quelli che dovevano ritirare la spazzatura di carta riciclabile non sono venuti e noi abbiamo trovato il suo sacchetto.. e dire che era stata così benevola con i suoi vicini di casa.."

"Ma.. io.."

"Ad ogni modo il suo lavoro è stato inutile.. le ripeto.. le sue candele non hanno alcun potere.. se non forse far vedere le cose in modo più chiaro.. questo si.. ma lei non ha ucciso nessuno.. è stato il vino.. così come anche i suoi adorati animaletti.. quei piccoli topini.. perché gli ha dato da bere quella cosa che aveva nella bottiglietta? Tanto lo sappiamo che non è profumo quello.. E’ stato quello a far imbestialire il topo sa?"

"Ma quello.. non è possibile.."

"E’ possibile si.. invece.. anzi è sicuro.. lei a cosa credeva che servisse?", chiese ancora Lorenzo Mignosi.

Teresa era ferma su se stessa e la vita le passava davanti. Veloce, infinita e crudele. I genitori. Il pianoforte. La casa illuminata che a poco a poco cade nel buio. Nel buio più cupo.

"Io.. quel liquido.. lo sa commissario.. io pensavo che non ero poi così importante.. io non sono mai stata importante.. e poi con tutto quello che avevo fatto di male contro i miei.. contro chi mi voleva bene.. così ingrata.. ho passato una vita ad espiare.. ma non è servito.. io non meritavo di andare davvero in paradiso.. non meritavo di purificarmi.. ma quel topolino.. mi sono detta.. quel povero topolino che colpe aveva? Serviva perché voi dovevate avere la prova per credere.. a questo serviva.. ma il povero topolino.. lui si che meritava di essere purificato.. e allora mi sono detta.. la faccio bere a lui l’acqua della salvezza.. che lui se la merita più di me.."

"E invece quell’acqua la doveva bere lei vero signora? Gliel’avevano data affinché la bevesse, vero?", chiese Mignosi. Questo era il momento. Questo era l’istante. Questa la chiave per uscire dal labirinto.  

"Io.. dovevo berla per purificarmi.. ma quel topo.. povero animaletto.. la meritava più di me.. era più giusto che diventasse lui un angelo.. e non io..". Gli occhi di Teresa erano rossi adesso.

Il commissario si fermò ad osservare le geometrie che affollavano in quell’istante la sua mente. Teresa era stata mandata da loro per spaventarli e addossarsi una colpa per un qualcosa che loro non avrebbero dovuto credere. Lei non avrebbe dovuto dare quella bevanda al topo ed il topo probabilmente non doveva morire, così che la polizia non avrebbe fatto nulla, non sarebbe arrivata in tempo. E invece di 55 morti ce ne sarebbero stati 210. Anche per questo motivo era stata invitata a svuotare la casa. Di modo da essere creduta solo una visionaria e basta. Poi la colpa sarebbe caduta tutta su di lei. Avrebbe bevuto la fantomatica acqua benedetta dalla boccettina e in un raptus di aggressività probabilmente si sarebbe uccisa. Il piano era questo. Suicida in carcere, come era accaduto nel "caso Emma". Di nuovo, tornava il ricordo. Ma ciò era fallito per colpa della bontà di Teresa. Perché non aveva resistito all’idea di dare un sacchetto di plastica ed aiutare i vicini di casa. Non aveva resistito all’idea di purificare il topolino, mettendolo davanti a se stessa. E così da pazza non credibile, quale doveva essere, era divenuta una pista da decifrare, così come realmente era stata.

Chi le aveva dato il siero? Chi l’aveva ingannata? Chi le aveva fatto credere che quelle persone del matrimonio meritassero una cattiva sorte, tanto da spingerla ad incolparsi di un omicidio che in verità non stava del tutto compiendo? Lei stessa parlando di lucifero lo aveva differenziato dal vero diavolo. Chi era il diavolo allora?

In quel momento bussarono alla porta. Era Pippo Termini. Doveva dare importanti aggiornamenti al commissario. Lorenzo uscì, lasciando Teresa da sola con lo psichiatra. La scientifica aveva confermato la presenza del siero della boccettina di Teresa nei fondi di bottiglia del vino analizzato ed anche in alcuni dei morti. Contestualmente anche negli esami di sangue e urine svolti in soggetti in ospedale, che si erano macchiati di assassinio, era riscontrabile sia il composto presente nelle candele, tanto quello presente nel vino. Alle persone in ospedale era stato chiesto di riconoscere la persona che era andata via subito dopo il riso. Erano state presentate foto tratte dal video, ed anche la foto tratta dall’archivio del commissariato per compararle. Alcuni tra di loro erano stati in grado di riconoscerlo, dicendo che era la stessa persona in tutte le foto. Nessuno però sapeva realmente chi fosse quella persona. Evidentemente non era un parente, come avevano detto invece gli sposi al cameriere.

Il commissario ritornò, insieme a Termini, nella stanza dove Teresa era insieme ad Antonozzi. Lei piangeva. Il mondo, nella sua insensatezza, le era caduto addosso inesorabilmente. I piccoli passi nel cammino della perfezione non l’avevano portata alla luce che sperava, ma ancora una volta a sentirsi sfruttata. Amaramente sfruttata.

"Lei non è un’assassina Teresa – le disse Antonozzi – le hanno fatto credere che attraverso la luce di queste candele avrebbe portato un bene superiore a queste persone che neppure conosceva. E così lei stessa si sarebbe sentita meglio, portando la verità. Ma così non è stato. Ci dica chi è stato. Ci lasci portare alla verità che tanto ama i veri colpevoli".

Teresa continuava a piangere. La faccia immersa tra le ginocchia. Lorenzo lasciò scivolare una foto che aveva in mano sui piedi di Teresa, affinchè la vedesse.

"Lo riconosce Teresa?", le disse.

Prese la foto. D’improvviso si dipinse in lei un’espressione come di pace, ambiguamente serafica, che tra le nubi fosse emerso il sole. E disse: "Anche voi conoscete lo zio?".

"Questa persona è suo zio?", chiese immediatamente Termini.

"No.. ma mi permette di chiamarlo così.. è così buono.. io.. io non ci credo a quello che mi state raccontando voi.. io non ci credo.. lui è buono.. mi è stato sempre vicino.. siete voi che volete farmi sbagliare.. SIETE VOI CHE VOLETE TOGLIERMI DAL SENTIERO.. DAL CAMMINO DELLA PERFEZIONE!!"

"E’ lui che le ha dato la boccetta con l’acqua per purificarsi vero?", le chiese il commissario.

"Si.. è stato lui.. perché dice che io merito di diventare un angelo.. si!!"

"E’ lui che le ha detto delle candele?", continuò Lorenzo.

"E’ una brava persona!! Quelli invece erano sporchi!! ERANO SPORCHI E SCHIFOSI!! FAMIGLIE INDEGNE CHE SI ODIAVANO L’UNO CON L’ALTRO!! IO GLI HO MOSTRATO LA VERITA’ E LORO SI SONO AMMAZZATI COME SERPI PERCHE’ DENTRO ERANO SPORCHI!!!"

"E’ lui che le ha parlato di loro vero? Lo zio? – chiese Massimo Antonozzi – dove lo ha conosciuto.. in chiesa?"

"Si! E mi ha mostrato la verità.. mi ha mostrato come stavano davvero le cose!!!"

"E l’ha mandata da me.. vero? Perché?", chiese alla fine Mignosi, lottando contro se stesso, pensando a quella che poteva essere la risposta.

"Io.. io pensavo che lei.. che lei avesse la capacità di capire.. dopo tutti i problemi che ha avuto.. ma invece no.."

Per un istante Lorenzo si ricordò delle parole di Teresa nel corso del precedente interrogatorio. Poi la donna si mise ad urlare.

"ANCHE LEI E’ SPORCO COMMISSARIO!! ANCHE LEI!! LEI CHE HA INGANNATO TUTTI E HA PURE RUBATO UNA BAMBINA ALLA MADRE!!! LEI E’ IL PIU’ FALSO DI TUTTI QUI DENTRO!! UNA BAMBINA!! UNA BAMBINA!! COME HA POTUTO?? COME HA POTUTOOO!!!!"

Mignosi non era preparato ad una cosa del genere. Ma il passato ritorna. Il passato che tu lo cerchi oppure no ritorna. Sempre. Rimasero senza parole. Pietrificati. Fu chiesto all’assistente sociale di stare dentro la stanza e osservare la signora. Dopo pochi minuti Antonozzi ritornò e le somministrò un calmante, lasciandolo nuovamente con la giovane educatrice . Uscendo dalla stanza prese Mignosi per un braccio. Aveva lo sguardo spento. Bianco come un cencio. Termini era semplicemente polverizzato.

"Seguitemi – disse loro – dobbiamo andare in ospedale, da me. Subito".

E così partirono.

D’improvviso nel commissariato cadde il silenzio.

Il silenzio più cupo.

La più stranita di tutti era l’ispettrice Gloria Mannini. Cercava ancora di ambientarsi in una nuova città, in un nuovo commissariato, e sentiva già di essere arrivata in un luogo infernale. Ma chi glielo aveva fatto fare di chiedere il trasferimento ed arrivare lì? Aveva una gran voglia di maledirsi. E poi era dal giorno prima che sentiva pronunciare a bassa voce quel nome, sempre lo stesso, perennemente: Emma. Ma chi era sta Emma? Aveva visto Antonozzi, Termini ed il commissario Mignosi scappare via verso l’auto e partire di gran carriera. Nessuno che le dicesse qualcosa, nessuno che le facesse capire cosa accadeva. Ad un certo punto vide Mancuso da solo e decise che quello era il momento.

"Agente Mancuso- gli disse sottovoce – mi scusi posso?"

Il buon Mancuso si mise subito sull’attenti. "Ispettrice Mannini, ai suoi comandi!!"

"Si.. ehmm.. grazie Mancuso.. ma prego si sieda.. si sieda.."

"Dopo di lei ispettrice".

"Senti.. ti devo fare una domanda.. io sono nuova di qui.. sono appena arrivata.."

"Stia tranquilla, sono sicuro che si troverà benissimo!! Lei è una persona troppo brava, io l’ho capito subito. Sono sicuro che insieme all’ispettore Termini farete un bel lavoro e il commissario sarà orgoglioso di voi due!!"

"Si.. grazie Mancuso grazie.. sei gentilissimo.. però aspetta.. una domanda.."

"Prego.."

"Senti me lo dici chi è questa Emma di cui parlano tutti? Chi è? Che ha fatto?"

Mancuso impallidì, diventando bianco come un ghiacciolo al limone.

"Dottoressa quanto la prego non mi faccia di queste domande..", e così dicendo prese per alzarsi e scappare. La Mannini però gli sbarrò la strada mettendogli una sedia di traverso. Mancuso rovinò per terra. "Dottoressa così mi fa cadere però!!", disse, guardandola dal pavimento.

"Dimmi chi è questa Emma e perché ne parlano tutti con paura!".

Mancuso, allora, guardandosi intorno, che nessuno lo sentisse nel commissariato vuoto, chiuse la porta a vetri della portineria e iniziò a parlare. Raccontò per filo e per segno la storia della rapina dell’automezzo, della sparatoria in autostrada, di Termini salvato da Mignosi, del suicidio del camionista e della moglie drogata che impazziva.

"Ma questa Emma insomma chi è? Chi è sta donna?"

"Non è una donna. E’ un uomo!".

"Emma è un uomo?? Mancuso ma che dici??"

"E’ un uomo. Tommaso Emma. E’ il nome del camionista che si è impiccato in carcere".

"E perché tutti ne parlano sottovoce?"

"Tommaso Emma come le ho detto era un ex drogato. Sua moglie drogata pure lei. Un anno prima della rapina avevano avuto una figlia, una bambina. Un tesoro, un gioiello, una meraviglia!! Però, poverina, per colpa dei genitori disgraziati che si facevano di quelle schifezze è nata ritardata. E allora i servizi sociali, sin dall’inizio, hanno deciso di darla.. come si dice? Quando danno i bambini ad un’altra famiglia in modo che li fanno crescere meglio.. in un ambiente più sano?"

"Affido temporaneo?"

"Ecco, quello! Insomma la davano in affido ad una coppia che non potevano avere figli. Due bravissime persone. Poi però succede che la vita è bastarda. E allora quando Tommaso Emma muore e sua moglie diventa pazza e viene ricoverata in ospedale decidono che è meglio dare la bambina in adozione, per farla stare bene. E così la prima coppia in lista è quella che conosce bene la bambina, quelli che l’hanno avuta in affido.."

"Si.. e allora?"

"La coppia era formata dal commissario Mignosi e sua moglie!"

"Che cosa???"

"Si. Ha capito bene, quindi non me lo faccia ripetere. Pensi a cosa è successo quando si è scoperto che Mignosi si prendeva questa bambina, che era figlia di quello che si era impiccato in galera nella rapina in cui lui stesso aveva sparato per salvare Termini. Un casino! Giornali! Lettere infamanti! Il commissario aveva pure pensato di dimettersi. Quasi quasi gli volevano togliere la bambina perché dicevano che non era giusto. Il finimondo!!"

"Certo.. ora capisco.."

"E’ stato lì che è nata la grande amicizia con Termini, ma anche con lo psichiatra, Antonozzi. Il dottore ha in cura la vera madre della bambina. E il commissario, poverino, paga e paga, per tutto quello che c’è da pagare. Vede di non farle mancare niente!! Anche se comunque lei ha la testa troppo malandata e non c’è niente da fare. Sta in un mondo tutto suo, credo che non parla mai. Però lo stesso, il commissario fa di tutto per lei. E così pure sua moglie, la signora Federica, che è veramente una gran brava persona. Ma quante gliene dissero a tutti e due, a suo tempo, quante! Dicevano che il commissario gli aveva rubato la figlia! Quasi quasi dicevano che era colpa sua se quello si era appeso in cella . E’ stata una cosa terribile. Ma ora basta, non mi faccia dire altro, che è troppo dispiacere!".

"Ma.. ma la bambina come sta?"

"Bhè.. come sta.. povera Giulietta adorata.. è la bambina più bella di questo mondo.. tutte le volte che la signora Mignosi la porta qui sembra che spunta il sole.. ma sta male.. ora a poco a poco inizia a camminare da sola.. ahi ahi.. la vita è infame.. uno cerca di aiutare gli altri.. e come finisce? Che gliene dicono di tutti i colori!!".

Meloni e Rispini erano stati mandati alla Chiesa di Maria Maddalena, per chiedere al prete se conoscesse l’uomo che formalmente era già morto, ma sembrava essere più vivo che mai. Il sacerdote scrutò bene le fotografie. Era un signore che tendeva a stare isolato. Arrivava talvolta di mattina presto e faceva il giro delle cappelle. Principalmente si fermava davanti alla cappella col quadro di George De La Tour. Pregava e conversava con le persone che gli si avvicinavano vicino alla cappella con la vetrata. La stessa cappella dove era solita sostare Teresa. La stessa col quadro che era nel libro che teneva dentro la tuta nell’armadio. Avevano subito telefonato al commissario per notiziarlo. Nel frattempo Mignosi, Termini ed Antonozzi raggiungevano l’ospedale psichiatrico.

"Lorenzo è sempre più chiaro che tutta questa brutta storia è un attacco contro il tuo commissariato e particolarmente contro la tua persona", disse Massimo, mentre Termini correva con la sirena spiegata.

"Si.. tutto un insieme di false tracce, false piste.. alla fine però il vero bersaglio siamo noi.. io.. la mia famiglia.. Teresa sapeva di Giulia.. e glielo aveva detto questo fottutissimo fantomatico "zio".. Questo qui ce l’ha con me.. Sto cercando di capire se qualcuno tra i morti avesse a che fare con me.. perché alla fine.. il vero problema è quello di scoprire il movente.. e se il movente è la rabbia contro di me.."

"Forse sarebbe bene mettere Federica e Giulia sotto scorta.."

"Lo so.. ieri notte abbiamo pure litigato su sta storia.. alla fine l’ho convinta.. ho inoltrato la richiesta.. dovrebbero averla da domani.. nel frattempo ho chiesto a Guastalla di stare sotto casa mia e loro mi hanno promesso di non uscire.. ma lo sai che carattere ha Federica.."

"Il carattere di Federica è la tua più grande fortuna amico mio.. Ad ogni modo.. per rispondere alla vostra domanda di prima.. sul perché stiamo andando in ospedale.. vi dico che ho iniziato ad insospettirmi quando ho sentito che a casa di Teresa non c’erano vestiti, se non una tuta grigia. Mi ha ricordato alcune giovani pazienti che ho in cura. Pure loro senza famiglia, pure loro con pensiero mistico e pure loro dotate solo di una tuta grigia. Da alcune settimane pensavo ad una setta religiosa che si stesse sviluppando in città e te ne volevo anche parlare. Molte di loro hanno disturbi dell’alimentazione a livello grave.."

"Anoressia vuoi dire?"

"Si.. ma non solo.. alcune di loro sono in stato dissociativo.. depersonalizzazione.. alcune sono state rifiutate dalla famiglia perché avevano iniziato a spillare loro dei soldi..". Squillò il suo cellulare. Era l’assistente sociale. Teresa si era assopita e lei le stava facendo la guardia. Lo psichiatra le disse che per qualunque motivo poteva chiamarlo in ospedale, dove stavano andando a parlare con alcune pazienti che forse conoscevano "lo zio".

A casa del commissario Mignosi, intanto, Guastalla beveva un caffè e giocava con la piccola Giulia.

In commissariato giungeva una telefonata. Mancuso si precipitò a rispondere e dopo un momento di titubanza chiamò l’ispettore Mannini. Proveniva dal piccolo distretto di polizia di Montesumma. In mattinata avevano ricevuto l’invito da parte del commissariato a verificare un’area montana nella zona, laddove probabilmente era avvenuto lo scambio del vino. Sul terreno non c’erano tracce particolari, ma il solerte agente Repetti si era ricordato che la montagna sopra la strada era tutta zona protetta del WWF ed aveva chiesto ai responsabili se erano presenti delle videocamere. La risposta era che videocamere non ce n’erano ma c’erano un po’ di webcam piazzate qua e là.

"E quindi? – chiese Gloria Mannini – Avete visto qualcosa o no?"

"Ispettore si vede qualcosa si!! Abbiamo la targa del furgone che poi partì subito dopo lo scambio, porca miseriaccia!! Stiamo pattugliando tutta la zona per capire dov’è andato a finire sto furgone.. alcuni dei paesi vicini dicono di averlo visto muoversi in quella zona nel tardo venerdì pomeriggio.. questa è zona poco trafficata, quindi se passa un furgone grosso e verde se ne accorgono tutti!!".

Gloria Mannini chiuse il telefono. In quel momento Meloni e Rispini ritornavano alla base. Se li prese con sé e si infilò in auto. Direzione Montesumma. L’assistente sociale chiese a Mancuso di sorvegliare un istante Teresa, perché doveva allontanarsi per una breve telefonata.

L’ospedale era semivuoto. Era da poco passata l’ora di pranzo, il tipico orario visite. Ma non c’era nessuno lo stesso. La sera prima Massimo era venuto qui, proprio perché sentiva che qualcosa non quadrava. Aveva visto l’assistente sociale, che anche lei, dopo esser stata con Teresa tutto il giorno, era passata dal reparto per controllare la situazione. Avevano chiacchierato un po’. L’aveva trovata provata, forse stare a contatto con Teresa, in quei giorni, l’aveva particolarmente stancata. Si era detto che avrebbe parlato con la direzione sanitaria dell’ospedale, per farle avere qualche giorno di riposo, perché ne aveva bisogno. Le ragazze erano ognuna nella propria stanza. Qualcuna dormiva. Qualcuna guardava dalla finestra. Qualcuna chiacchierava con le compagne di stanza. Il mercoledì precedente molte tra le lungodegenti erano andate a fare una gita in campagna con il personale del reparto. Erano state all’aria aperta, corso, disegnato, cantato, respirato, respirato a pieni polmoni una giornata di serenità. Massimo Antonozzi credeva molto in esperienze di questo tipo e tutte le volte che riteneva fossero presenti le condizioni indispensabili per metterle in atto, non esitava a farlo. Scherzosamente lo chiamava "agriturismoterapia", ma sapeva che per le ragazze era importante, soprattutto per le ragazze affette da ossessioni e per le anoressiche che avevano problemi nel rapporto con la sfera della fisicità. Stare a contatto con la terra, con la natura era utilissimo.

Il primario, il dottor Antonozzi, parlò con la caposala. Gli disse il nome di 5 donne ricoverate e gli chiese di portarle nella "sala rotonda", dove erano soliti svolgere la loro terapia di gruppo. Lorenzo era da solo in corridoio. Pippo Termini aveva chiesto gentilmente di non salire, perché i reparti psichiatrici lo angosciavano troppo. La verità Lorenzo la sapeva: Pippo voleva evitare a tutti i costi di vedere la moglie di Tommaso Emma. Anche lui, a suo modo, si sentiva vittima e responsabile della morte del marito. Non ce n’era neppure motivo, perché lui aveva solo provato a liberarlo. Ma era così. E poi, tutto quello che era stato detto del commissario, di sua moglie Federica, della piccola Giulia.

"Lei come sta?", chiese sommessamente Lorenzo a Massimo, nel mentre che attendevano l’arrivo delle ragazze dalle stanze.

"Diciamo che in questo momento è in fase di stasi.. Ma alcuni miglioramenti ci sono stati.. L’anno scorso andava molto peggio.. C’erano stati anche fenomeni di autolesionismo.. anche gravi.. ma credo che ce li siamo messi alle spalle ormai.. Sta meglio.. anche se non si può dire che sta bene.."

"Cosa fa durante il giorno? Ha ripreso a parlare?.."

"No.. o comunque non frasi.. brevi parole confuse ogni tanto.. disegna.. disegna molto.."

"E cosa disegna?"

Massimo lo guardò, gli fece un breve sorriso e poi lo abbracciò. Ma non gli disse nulla. Lorenzo comprese che in quel sorriso e in quell’abbraccio c’era scritto di non chiedere, di non domandare oltre. Perché non c’erano altre risposte che gli poteva fornire. Perché quelle risposte sarebbero state troppo dolorose per Lorenzo. Troppo.

Ore 15:00

La seduta ebbe inizio. Lorenzo si sedette in un angolo in disparte, vedendo le 5 ragazze che si sedevano in cerchio, intorno a Massimo. Lo psichiatra cominciò a parlare, aveva un tono calmo, attento, dolce, ma si avvertiva che aveva un obiettivo davanti e da quella stanza non sarebbe uscito nessuno prima che quell’obiettivo non fosse stato raggiunto. In mano stringeva una foto dello "zio".

Lorenzo dal silenzio del suo angolo si alzò un istante, solo quando Massimo fece il suo nome e lo presentò alle giovani pazienti, che lo salutarono con quei loro occhi, colmi di bellezza, tristezza e curiosità. Poi si risedette in silenzio, ascoltando il suo amico parlare: di tute grigie, di chiese, di genitori, di luce e di buio, di cosa significhi manipolare. Infine lo vide alzare un braccio e mostrare a tutte la foto. Nella sorpresa che vide scatenarsi negli occhi delle ragazze, rivide lo stesso sguardo che aveva fatto Teresa poche ore prima. E poi, chissà come mai e chissà perché, gli venne in testa la giovane assistente sociale che in quel momento era in commissariato, a far compagnia all’indiziata. Perché gli veniva in testa lei?

Nel frattempo citofonarono all’indirizzo di casa Mignosi. Era un ispettore del tribunale dei Minori. A Federica sembrò una cosa alquanto strana, visto che era pure domenica pomeriggio. Ma il tribunale purtroppo era solito fare anche di queste visite improvvise. Guastalla decise di scendere a controllare di persona.

Ore 16:00.

Gloria Mannini ricevette una telefonata da Repetti, mentre si trovava in auto sfrecciando verso Montesumma. Le indicava la posizione di un vecchio casolare, dove era stato avvistato il camion della banda. La polizia di Montesumma si stava posizionando ed avrebbero atteso l’arrivo della Mannini per attaccare.

Gloria chiamò Pippo Termini, che si era appena appisolato in auto, e lo avvertì di dove si trovava e di cosa stava facendo. Pippo rivide nel tono concitato di Gloria, la stessa voce che aveva avuto lui stesso anni prima, quando gli avevano detto che la banda di rapinatori era stata intercettata in autostrada. Sapeva che non poteva dirle di fermarsi. Sapeva che in quel momento non poteva andare ad aiutarla. Le chiese solo di non compiere gesti affrettati, di riflettere bene prima di agire e di chiamarlo per qualunque necessità. Gloria, che sapeva cosa era accaduto anni prima a Pippo, comprese bene le sue parole e proseguì verso il casolare.

Ore 17:00.

La seduta con le pazienti ebbe termine. Le ragazze avevano riconosciuto il tizio nella foto. Era una sottospecie di santone, ma nessuna di loro sapeva dire bene come si chiamasse se non "zio". Lo avevano conosciuto tutte in chiesa, alla chiesa di Maria Maddalena. C’era uno scantinato, in centro città, dove era solito fare delle riunioni. Il commissario Mignosi si scapicollò in auto da Termini e corsero verso quel luogo. In auto Mignosi seppe di dove si trovava Gloria e capì che quella donna aveva davvero coraggio e capacità. Era una su cui avrebbe potuto contare in futuro. Chiamò Mancuso in commissariato. Gli passò il dottore Catalano, che era in commissariato per parlare con Mignosi e fargli vedere il siero antiveleno che avevano composto su sua indicazione. L’assistente sociale era lì vicino a lui.

Nel giro di 15 minuti arrivarono allo scantinato. C’era una piccola porticina. Il commissario non disse nulla, l’ispettore fece tutto da solo. Due minuti più tardi, erano già dentro. Una stanza quadrata. Vuota, con tante sedie messe in circolo. Un tavolo, stile cattedra, con una grande poltrona dietro. Candele dappertutto.

Ore 18:00

Squillò il telefono di Pippo Termini. Era Gloria, stava tornando in città. Era malconcia ma stava bene. Stavolta la banda non aveva solo armi giocattolo, ma anche pistole vere. Tuttavia erano stati arrestati tutti. Nei magazzini sotterranei del casolare era stato trovato di tutto: gioielli, mobili, computer. E un bel po’ di casse di vino. Meloni era con gli altri che stavano trasferendo la banda nel distretto di polizia di Montesumma per interrogarli. Lo "zio" non era con loro.

Ore 18:40

Il cellulare di Mignosi prese a squillare. In giallo era scritto il nome "Federica".

"Tesoro di richiamo tra poco io, è un momentaccio", disse velocemente Lorenzo.

"Va bene commissario, se lo preferisce..". Non era la voce di Federica. Era una voce di uomo. Avanti con l’età.

"CHI SEI ?", chiese Lorenzo, con il cuore che gli sfondava il petto.

"Oh commissario Mignosi, lo sai chi sono. Mi cerchi da stamattina.. Lo sai bene chi sono.."

"Sei quello che si fa chiamare "zio", è vero? Sei tu!"

"Bravo commissario.. Bravo.. Ma tanto lo so che sei bravo.. E pure veloce.."

"Hai rapito mia moglie?"

"Venerdì notte sei stato velocissimo.. e chi lo avrebbe mai detto che avresti scoperto dov’era il matrimonio così velocemente?"

"Hai rapito mia moglie?"

"E sei stato bravissimo anche nel capire che non bastavano le candele, ma ci doveva essere dell’altro.. complimenti davvero!"

"Abbiamo arrestato la tua banda.. sono stati presi tutti.. abbiamo anche la testimonianza delle persone che hai soggiogato ai tuoi voleri brutto bastardo.. non te la passerai liscia stavolta!!"

"Passarmela liscia? Oh bhè questo non lo so.. caro commissario.. tu dici "questa volta" perché sei convinto che l’altra volta mi sia riuscito.. ma sei tu che l’hai fatta franca l’altra volta, lo sai.. non è così?"

"Perché ce l’hai tanto con me? Cosa ti ho fatto?"

"Lo sai bene.. lo so che lo sai.."

"Si.. lo so.. adesso l’ho capito.. tu sei il padre del malvivente che ho ucciso nella sparatoria in autostrada anni fa, vero?"

"Lo vedi che sei bravo?"

"Lui nemmeno lo sapeva che tu eri il padre.. per lui eri solo il capobanda"

"Era mio figlio e tu lo hai ucciso dannato bastardo.."

"STAVA MINACCIANDO UN MIO AGENTE!!"

"Stronzate.. aveva una pistola giocattolo.. brutto bastardo di un commissario.. ma la stai pagando.. la stai pagando tutta.."

"Abbiamo le testimonianze stavolta.. abbiamo le prove.. sei stato al matrimonio sino a quando sapevi che il siero non poteva fare azione.. hai guardato le tue vittime in faccia e poi sei andato via lasciandoli uccidersi tra loro.."

"Geniale commissario.. non trovi?"

"DOV’E’ MIA MOGLIE ORA?? COSA LE HAI FATTO???"

"Oh lei sta bene.. lei sta benone.. dorme.. dorme qui davanti a me.. tra poco si sveglierà.. mi vedrà con la tua adorata Giulia in  braccio e presa dalla rabbia velenosa che le ho appena iniettato dentro mi ucciderà.."

"Non ti interessa di morire dunque?"

"Per nulla.. del resto sono malato.. tra poco morirò in ogni caso.. ma la vera gioia.. la vera vittoria sarà che tua moglie tra poco mi ucciderà e così la vostra vita sarà distrutta per sempre..  ucciderà un ispettore del tribunale minorile che aveva scoperto che consumava droga.. qui la tua casa ne è piena lo sai? Ne ho seminato dovunque ehehehe.."

"LURIDO BASTARDO!!! QUESTA TELEFONATA BASTERA’ AD INCHIODARTI, STO REGISTRANDO TUTTO!"

"Oh no, amico mio.. non stai registrando un bel niente invece.. ho già disposto che questa chiamata sia cancellata dalle compagnie telefoniche.. sai.. conosco un po’ di persone ai servizi segreti.. mi hanno così tanto aiutato a farmi sembrare morto.. a farmi rinascere e diventare un altro…. ed io li ho ripagati degnamente con la strage dell’altra sera.. in cui ho fatto morire un bel po’ di gente a loro sgradita"

"Sono stati i servizi a procurarti le sostanze di cui avevi bisogno.."

"Si sono ammazzati tutti tra di loro quelli.. uno spettacolo.. sarei rimasto fino alla fine, ma sono dovuto andare via prima.. che peccato.."

"Continua a parlare.. ormai sto vendendo a prenderti.. non hai scampo figlio di puttana!"

"Lo so che stai arrivando.. come so che avete arrestato la banda.. che sei stato in psichiatria.. e che sei stato anche al mio luogo d’incontri.. so tutto.."

"Parli di Luisa Gennari, vero? L’assistente sociale.. ti sta aiutando lei !"

"Preziosissima.. anche lei una mi adepta.. è stata sempre con Teresa.. tutto il tempo.. e poi per vostro conto è andata anche a prendere informazioni alla scientifica.. siete stati meravigliosi.. davvero.."

"Carogna.. l’avevo capito che avevi soggiogato anche lei.."

"Tua moglie se ne andrà in galera e la bambina probabilmente morirà nella colluttazione.. o altrimenti vi sarà tolta.. per sempre.. la vostra vita è finita.. così come tu hai distrutto la vita di mio figlio e poi anche quella di quella povera coppia.. hai lasciato che uno si uccidesse in carcere e l’altra impazzisse.. rubandoti la loro figlia.. ma è finita per te e tua moglie.. ora è davvero finita per voi..  oh guarda tua moglie si sta svegliando.. buongiorno Federica.. stavo giocando con la tua bambina.. come ti senti? CLICK "

Chiusa la telefonata. Ecco il vero obiettivo. Ecco l’inganno finale. L’ultima tremenda vendetta.

Il commissario era già in auto che correva verso la sua abitazione. L’ispettore Termini aveva avvisato tutte le volanti che stavano accorrendo. Mancava poco. Federica si stava ormai per svegliare del tutto. Avrebbe visto quell’uomo e presa dalla furia del siero che aveva dentro lo avrebbe ucciso.

Arrivarono tutti insieme. Guastalla era ancora nell’androne del palazzo, drogato, addormentato dal tizio senza nome. Il commissario volò per le scale, sfondando la porta con un colpo di pistola ed urlando il nome della moglie.

"FEDERICAAA FEDERICAAA FEDERICAAA.. FEDERICA NOOOOOOOOO !!!!!"

La moglie era sopra un signore, che teneva stretta la bambina che urlava. Ghignava, invitandola ad aumentare la rabbia ed al contempo usando la piccola come scudo. Lorenzo si avventò sulla moglie che brandiva un coltello da cucina, ma aveva un tale impeto che lo sbalzò da un’altra parte.

Poi fu tutto all’improvviso.

Pippo Termini arrivare, con il dottore Catalano dietro, e sparare verso Federica un proiettile con dentro un antidoto. Lei cadere all’indietro. L’uomo senza nome alzarsi, tenendo in braccio la bambina. Lorenzo buttarsi su di lui. Lui estrarre un coltello minacciando di uccidere la piccola Giulia. Tutti fermi davanti a lui dicendogli di star calmo, dicendogli che ormai è finita. Lui camminare all’ indietro verso la finestra, con l’intento di andare verso le scale antincendio in balcone per fuggire.

E poi d’improvviso, la piccola Giulia, disperata, aggrapparsi con tutta la sua vita alla mano di quell’uomo e morderla, morderla, morderla a sangue. Lui urlare e lanciare la bambina oltre la finestra.

La bambina.

La bambina volare via e Lorenzo gettarsi su di lui e bloccarlo a terra fulmineo.

La piccola Giulia presa al volo e protetta da Gloria Mannini, che era salita silenziosamente per la scala antincendio. Silenziosa. A piccoli passi.

Tutto finito.

A distanza di mesi restava il ricordo indelebile. In Lorenzo. In Federica e in Giulia. In Massimo e in Catalano. In Pippo e in Gloria. In Teresa.

Le indagini susseguenti confermarono le colpe della banda ed il ruolo del fantomatico "zio", che di questa banda era il capo. Quell’uomo, malato di cancro terminale, aveva soggiogato tante povere ragazze sole, che nella loro debolezza avevano trovato in lui un punto di riferimento. Morire non gli interessava più, voleva solo farsi uccidere per distruggere la vita del commissario e di sua moglie. Si confermò il ruolo di Luisa Gennari, la giovane assistente sociale che era stata la spia occulta all’interno del commissariato. A poco a poco si scoprì che tanti dei presenti al matrimonio avevano un conto in sospeso l’uno contro l’altro e quella strage aveva fatto comodo a tanti.

Solo il tempo avrebbe dato la possibilità di ritornare ad una vita normale. Solo il tempo, ed il lavoro costante, avrebbero portato alla piena luce, alla piena verità. Ma ci voleva pazienza. Ci voleva l’ostinatezza di una vita. Ci voleva la capacità di agire ed attendere. Che nulla ti cade dal cielo e tutto puoi ottenere. Ma per farlo devi essere determinato.

Perché la verità arriva se vuoi, se combatti, se non molli. Ma arriva piano.

A piccoli passi.


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57 commenti to “A Piccoli Passi – ultimo capitolo : L’inganno finale”

2 06 2008
  Rosa (19:37:11) :

prima! tocco il muro

2 06 2008
  Rosa (20:22:11) :

bellissimo!

letto d’un fiato…

che mente la tua…. forse ne avrei un pò paura sai?

proprio scorpionica, oltre al sole che latri pianeti hai nello scorpione?

(nooooooo parolina da dgt veleno)

2 06 2008
  Tali (22:44:35) :

e vabbè… non so che dire… sono rimasta con un sapore strano in bocca… sento un pò delusione… un pò tristezza… sarà che l’ho trovata molto complessa questa fine…

e poi lo sai… in questo ultimo capitolo sei riuscito a dotare ai tuoi personaggi di una ricchezza infinita… sembrano reali… li hai “dipinti” con una personalità unica… i miei più sinceri complimenti…

un abbraccio e spero di sentirti presto… sul mio blog c’è la foto che ti piaceva tanto… :)

smack,

Tali

2 06 2008
  Dream (22:45:26) :

Bravo !Letto tutto,a più tardi commento….vabè domani…

Ciao ,notte.

2 06 2008
  Roberta (22:56:01) :

Commento poco perchè non sono molto brava nel farlo…ma leggo tutto!!! Complimenti mi è piaciuto! A piccoli passi si fanno grandi cose!

Baci

Roberta

3 06 2008
  villi (00:27:38) :

ciao antonio! grazie per i complimenti e gli auguri. torna domani per leggere la seconda parte! un bacio!

3 06 2008
  sergio (01:42:59) :

Pieno di colpi di scena. Complesso, intricato ed intrigante. Sembri un professionista del giallo! Certo in molte cose si sente il supporto della tua esperienza professionale e di vita che ti ha aiutato a dipingere certe situazioni. Antò, fai paura.

Mai pensato di partecipare a qualche concorso letterario, magari on line, o a pubblicare?

3 06 2008
  infondoaimieiocchi (11:42:38) :

Ciao Antonio,

Ma dico sei sulle orme di Faletti?…No tu sei più bravo! E non lo dico tanto per dire.

La “famosa” casella di posta è stata intasata, anche dai marziani che dicono di non volere Fede nello spazio, disturba le trasmissioni ihihiih!

Ciao concittadino.

3 06 2008
  Dream (21:45:29) :

Antonio , Bravo !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Ritiro il mio sospetto di un’opera scritta con il contributo della tua ragazza,troppo evidente l’influenza soprattutto nel finale della tua attività professionale,non dico bada deformazione professionale.Avvincente,ricco di colpi di scena e di trilling il finale,si legge col cuore che batte.

Mi soffermerei però sulla tua chiusa :”Perché la verità arriva se vuoi, se combatti, se non molli. Ma arriva piano.

A piccoli passi. ”

Io avrei detto …la TUA verità…perchè vedi io ho letto nel tuo racconto anche una verità di altri.in primis dello zio.

Ciao Antò ancora complimenti :)

P.s ma hai notato che la comune amica spagnola ci ha preso col 7 ?…tanti sono i capitoli.

5 06 2008
  guerriera (09:19:07) :

OFF OFF TOPIC sorry

vero a76 il bioparco NON e meglio di … niente

pero nn ho mezzi per sollevare tt le cose del mondo .

la giraffina nn ha alc resp ed ha spazi x correre .

dico ke e meglio della vivisezione e ke le petizioni nn serv a nulla

grrr

ciaoo psico_writer

.)

v

5 06 2008
  giraffa (22:55:21) :

Be’, ormai sei lanciato verso il thriller!!

7 06 2008
  Carmen (15:49:59) :

Sono arrivata a “ore 17,00″ e non riesco più aleggere oltre perchp scorrendo si ripete sempre lo stesso rigo…lo so, sarà il mio pc che fa i capricci,però mi dispiace uffah! Volevo sapere come va a finire…proprio l’ultimo capitolo nooooooo!!!Come faccio??? Sono incazzata neraaaaaa!!!

19 06 2008
  Massimiliano Cuccia (16:52:14) :

Bravo!
lo so che ho già segnalato il tuo racconto nel mio blog, ma aspettati una recensione stavolta!

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