La Fortezza (un racconto beffardo..)

3 02 2008

La casa di Paolo Derrani ha una particolarità, una particolarità non da poco.

La casa di Paolo Derrani è sita in un luogo abbastanza tranquillo, una zona di campagna, non distante da altre ville ottocentesche, dove la gente non scende a far la spesa, perchè la spesa gliela portano a casa.

Il proprietario la ereditatò dai genitori, che l’avevano ottenuta dai nonni che l’avevano ricevuta dai bisnonni e così via. Così via fino a giungere al 1815 più o meno, nel periodo del famoso Congresso di Vienna. Roba da libri di storia su cui addormentarsi a scuola. Ma talvolta la storia dei libri si insinua stranamente nella piccola storia di ognuno di noi. Con esiti imprevisti.

Una villa di due piani con un austero colonnato a tutela dell’ingresso. Un piccolo giardino sul retro ed uno stile gradevole ma non troppo ricercato all’interno. Facendo bene i conti, una villetta storica, molto più piccola di tante altre ville storiche del trevigiano o del vicentino. Semplice nei colori e di medio interesse ad un primo sguardo. Ci si passa, la si guarda e si va via.

Silenziosa. Sempre.

Mai una festa.

Circondata da un muro alto 5 metri, con appuntiti offendicoli lucenti in sommità. Videocamere collegate ad un servizio di vigilanza privata. Ed un efficace circuito di fili ad alta tensione. Che sia efficace lo sanno tutti i vicini, perchè almeno una decina di gatti e cani ci hanno lasciato le penne, avvicinandocisi nel corso degli anni. Il circuito viene attivato dalla famiglia solo di notte, o quando "i reali" sono fuori.

Ma i Derrani non escono mai. Quasi mai. Praticamente mai.

Una luce rossa, sopra il portone, fa capire che la corrente è attiva e Paolo si ritiene sicuro.

I suoi figli, invece, si ritengono insoddisfatti. Forse son ancora troppo piccoli, per sapere cosa sia l’insoddisfazione, ma probabilmente è questa cosa che loro cercano di definire, quando vorrebbero giocare in giardino dopocena, e la madre lo proibisce. Al cancello non si devono avvicinare. Mai. Che non si sa mai chi può passare da lì.

La casa di Paolo Derrani ha una particolarità, una particolarità non da poco.

Un tale sistema letale, appropriato ad un lager più che ad una villa ottocentesca, protegge non solo la famiglia, ma anche e soprattutto un bene prezioso, custodito in chissà quale cassaforte, all’interno della casa. Un gioiello custodito nella "fortezza", probabilmente già dal 1815.

Si narra, infatti, che poco dopo la nascita della Santa Alleanza fra Austria, Russia e Prussia, il matematico italiano Pietro Cossali, fosse stato investito del compito di proteggere un medaglione riccamente adornato. Il Cossati, chierico regolare teatino, appassionato di astronomia, matematica ed idraulica aveva insegnato per lungo tempo presso le università di Parma e Padova. Al suo ingegno si doveva il corpus dottrinario presente nell’opera "Origine, trasporto in Italia, primi progressi in essa dell’algebra. Storia critica di nuove disquisizioni analitiche e metafisiche", pubblicato nel 1799 a Parma. Una vita spesa tra meditazione religiosa e didattica accademica, che però, paradossalmente, proprio nel suo concludersi si era misteriosamente trasformata in un perenne peregrinare tra le antiche terre dell’Emilia e del Veneto. Malato, ma instancabile, era stato visto in terre mantovane, nel veronese, nel vicentino, intento a portare a compimento il mandato importante che gli era stato affidato proprio nel corso del celebre Congresso viennese.

Leggenda vuole che poco prima della sua dipartita terrena, avvenuta il 20 dicembre di quel fatidico 1815, egli fosse giunto alfine nella villa che un giorno sarebbe divenuta proprietà dei Derrani e che era appena stata finita di costruire. Ed in quella villa avesse nascosto il prezioso gioiello che gli era stato affidato. Il motivo della scelta del luogo era sempre rimasto avvolto nel mistero. Così come oscuro era il nome della ricca dama o del gran gentiluomo che avessero posseduto il gioiello precedentemente. Dicerie popolari, negli anni, avevano favoleggiato di Napoleone e del fatto che lo avesse indossato il 18 giungo a Waterloo. Altri lo facevano appartenere ad un amante segreta di Klemens Von Metternich.

Dicerie. Leggende . Profezie.

La verità era che nessuno aveva mai visto quel gioiello. Neppure i vari soprintendenti a questo e a quello, che nei decenni avevano contattato i Derrani per averne notizie.

Se ne parlava, ma non se ne sapeva nulla. C’era solo quello che si poteva vedere: le mura, il filo con la corrente elettrica, le videocamere. Il silenzio perenne. Tutte cose che non confermavano, ma neppure disconfermavano. E la mancata disconferma spesso ha un valore più forte di un’esplicita conferma. Centesimo più, centesimo meno, in un buco nascosto, in quel gigantesco casermone, si stimava ci fossero circa dieci milioni di euro racchiusi in un diamante purissimo.

La casa dei Derrani ha una particolarità, una particolarità non da poco.

Una casa così grande ha sempre avuto bisogno di pulizie continue. Inservienti se n’erano visti tanti negli anni. Gente di vario tipo, accomunata spesso solo dall’obbligo maniacale nel non poter parlare con nessuno in merito all’interno della villa. Tre cameriere ed un cuoco si occupavano, ormai da un anno, della lucentezza della reggia, nonchè della fame dei "regali". Sceglierli non era stato semplice. Bisognava trovare gente di cui fidarsi. E secondo i Derrani, gente di cui fidarsi ce n’è poca. A suo tempo si erano svolte selezioni su selezioni. Ogni mattina una ciurma di signore giovani o anziane, racchie o avvenenti, e cuochi, tutti in fila, pazienti, talvolta stremati dalla stanchezza, ma pronti ad aspettare, pur di lavorare lì. Lavorare dai Derrani, può significare molto, inutile nasconderlo.

Ancora più tempo c’era voluto per trovare il giardiniere. Tredici mesi, c’erano voluti, per trovare il giardiniere adatto. Ma non era un capriccio. Non si poteva rischiare. Paolo Derrani lo sapeva.

Oltretutto dopo tanta ricerca non si sapeva neppure se la valutazione svolta dal padrone di casa fosse poi stata ripagata da eccellenti risultati botanici, in quanto il giardino era praticamente invisibile dall’esterno, a causa delle alte mura. E feste lì non ce n’erano mai. Si sapeva solo che c’erano una dozzina di alberelli da frutto, buoni forse a mangiarci una pesca una volta ogni tre anni. Ma qualche vecchio di campagna diceva che non nasceva neanche quella, perché quella era terra malaugurata.

Dicerie, solo dicerie. Racconti dispersi nel tempo, per cui la terra della villa sarebbe stata maledetta dal chierico Cossali, in punto di morte. Leggende, leggende, leggende. Tante, troppe. Come quella per cui un gruppo di tedeschi, battendo in ritirata alla fine della seconda guerra mondiale, si fossero fermati a stazionare una notte nella villa che era deserta per via della fuga dei Derrani in Svizzera. E si diceva che una figura nera, con i ricci bianchi, come un curato, fosse apparsa in sogno al capo di una colonna partigiana che sostava ad un paio di chilometri da lì. Un tal Luigino Pignattari, salito su da Tivoli, con una brigata che si era andata rimpolpando lungo il cammino, in quantità ed in forza morale. Il Pignattari, alle tre del mattino, un po’ terrorizzato e un po’ fiero di quella specie di condizione di Mosè, aveva svegliato un gruppo di venti ed erano andati a perlustrare la zona in cerca della villa descrittagli dal prete in sogno. E l’avevano trovata. E c’erano entrati. E avevano smitragliato senza pietà sui tedeschi dormienti. Solo per accorgersi, alla fine, che i tedeschi erano già morti. Tutti già morti, almeno da un paio d’ore. Tutti, come d’infarto.

Dicerie.

Dicerie come il fatto che per anni la gente avesse visto Pignattari passeggiare per i campi. Come se cercasse dannatamente un motivo, una ragione, un qualcosa che non trovava. Non trovava.

Perché quella casa ha una particolarità, una particolarità non da poco.

La  Storia e le storie passano lente e furtive tra le mura delle case e magari la gente non se ne accorge, presa com’è dalle fatiche della spesa, dei conti di fine mese e della scelta della cameriera. Ed è divertente pensare a come la gente sprechi mesi per selezionare il personale, e poi, per colpa di un’improvvisa situazione emotiva, per uno strambo sentimento di comunione con il mondo, si attui una scelta quantomeno affrettata. Per carità, Carla era un’ottima cameriera, capace di lavare e lucidare splendidamente. Sempre puntuale. Sempre pronta a far tardi se un angolo della casa fosse rimasto sporco. Tuttavia, se la mattina che fu assunta, la signora Anna Derrani non avesse ricevuto la telefonata di un ex compagno di scuola, di cui decenni prima era silenziosamente innamorata, forse la signora Anna avrebbe indagato meglio su Carla. Ma quella mattina la signora Anna era la regina dell’universo, per colpa di un ex compagno di scuola, che ora faceva il centralinista e promuoveva nuove tariffe telefoniche. Non ci si sbaglia se si afferma che per colpa di una semplice telefonata, Carla quella mattina era stata vista dalla signora Derrani sotto la lente di un rinnovato ottimismo cosmico.

La signora Anna Derrani non sapeva che il fratello di Carla si drogava da circa quindici anni. E Carla del resto non aveva alcun motivo per dirglielo, anche perché aveva ricevuto da suo fratello piene rassicurazioni rispetto al fatto che si fosse ormai convinto ad entrare in una comunità di recupero nella provincia di Padova. Promessa da fratello a sorella. Piero era stato sempre una ragazzo sfortunato, ma non era cattivo. E Carla era convinta che stavolta sarebbe andato davvero nel centro di Padova. E lei aveva anche un lavoro nuovo in una villa elegante. Finalmente per Carla era arrivato il momento di svoltare e cambiar vita. Basta con tutte quelle amare lacrime. Basta.

Tuttavia il fratello di Carla aveva avuto, in seguito, più di un motivo per piangere, quando un paio di giovanotti cui doveva del denaro lo avevano picchiato selvaggiamente. Il buon giovine, allora, non aveva avuto meglio da fare se non dire che sua sorella lavorava dai Derrani.

Nel giro di poco meno di un mese, poi, il giovane era stato rapito e Carla, per ottenerne il rilascio, era stata costretta a fornire notizie sull’interno della casa dei Derrani. Ed anche la fortezza più inespugnabile diventa un colabrodo se hai qualcuno che ti dice come e quando e da dove entrare.

Certe volte delle situazioni emotive si mettono di traverso e cambiano percorsi di vita che sembrano normali, quieti, silenziosamente tesi verso piccole soddisfazioni e guadagni. Così era stato per il matematico Cossali, e per Luigino Pignattari, e per Anna Derrani. E così era stato per Carla, costretta a mutare per forza di contingenza il corso degli eventi, che così placidi scorrevano. Costretta a tradire la fiducia dei signori Derrani.

La banda, sotto il comando del già ricercato Antonio Fricchia, usò le notizie di Carla per progettare il furto.

Il furto in una casa che ha una particolarità, una particolarità non da poco.

Il piacere di Antonio, nell’entrare nelle case altrui quando i proprietari dormono, o sono fuori, è superato solo dal piacere esperito nel mangiare il gelato al gusto tiramisù.

E così si arriva al punto di ora.

Antonio è agile, silenzioso, ma adesso sono le 4 e 37 di un piovosissimo 24 Novembre ed è dentro quella reggia da oltre 4 ore . Le cose non stanno andando come previsto. Vi era penetrato grazie alle indicazioni di Carla, che aveva spento per un’ora l’elettricità esterna. Antonio sarebbe già dovuto uscire da tre ore, ma così non è stato. Ha girato, rigirato e ri-rigirato . Ma in quella casa non c’è un cazzo di niente da rubare! Una villa gigantesca e vuota! Ma perché così vuota?? E perché cazzo Carla non glielo aveva detto?? In alcuni punti la pavimentazione era stata sradicata, sfossata. Ma perché?? E dov’era sto cazzo di gioiello milionario??

Antonio inizia ad esser stanco. Fuori comincia a diluviare di brutto e pensa ai due compari che stanno fuori ad aspettare il suo ritorno con il bottino, pronti alla fuga. Tranne che non se ne siano già scappati. E lui come farà ad andarsene? Non vuole pensare a tutto questo ora, non vuole. Si trova dentro la villa dei Derrani. Nessuno c’era mai riuscito, nessuno! Non deve mollare adesso, non deve!

"DOVE CAZZO STA IL TESOROOOOOO????????????", urla Antonio all’impazzata, puntando una pistola su Paolo.

Anna si sveglia di soprassalto. Vedendo il marito con la pistola puntata, sviene. I bambini accorrono e impallidiscono. Fa caldo, troppo caldo, Antonio si toglie la maschera. Paolo piange, terrorizzato.

"CHE CAZZO PIANGI??? NON DEVI PIAGNUCOLARE, DEVI DIRMI DOV’E’ IL GIOIELLO!!", ribadisce lui.

E poi, d’improvviso, l’inaspettato.

"Non lo sappiamo neanche noi- dice affranto- quel fottuto diamante lo cerchiamo da 15 anni, ci ha succhiato ogni nostra felicità, non so neanche se c’è davvero..lo odio…".

"COSA??? NON AZZARDARTI A PRENDERMI PER IL CULO LURIDO BASTARDO! LO SO CHE CE L’HAI.. DAMMELO O TI AMMAZZO COME UN CANE", urla sempre più forte.

"Non ne ho idea.. ti dico.. lo cerco da 15 anni.. ogni giorno.. abbiamo distrutto pure la casa, rotto i pavimenti, aperto ogni muro.. ma cazzo non esiste.. una vita.. una vita intera.. e non esiste.."

"MA COME NON ESISTE?? GUARDA CHE TI AMMAZZO STRONZO!"

"Sono anni che mettiamo su una messinscena di camerieri e giardinieri e videocamere e fili elettrici.. per tenere lontani tutti e cercare.. cercare.. fottutamente cercare.. ma non c’è.. dannato.. non c’è.."

Poi, come un lampo, una saetta improvvisa Paolo prende le mani di Antonio.

BAAAANG!

Paolo si spara un colpo di pistola, braccando le mani irrigidite di Antonio, che non ha neppure il tempo di capire ciò che sta avvenendo.

"Li…bero…" biascica il padrone di casa accasciandosi al suolo.

Sconvolto Antonio fugge.

Ma quella casa ha una particolarità, una particolarità non da poco. Esige un padrone. Che ne sia prigioniero.

Adesso Antonio è il padrone di casa. Adesso è il prigioniero.


Azioni

Informazioni



26 commenti to “La Fortezza (un racconto beffardo..)”

3 02 2008
  Tali (21:03:05) :

ciao cariZZimo ^^

sto da urlo. ‘sta settimana il lavoro è andato alla grande, mi sono comprata un romanzo in italiano e mi hanno fatto un buono sconto del 20% e poi quello più importante, ho vinto un (terzo) premio di fotografia nazionale… la foto è quella con i cuori che trovi sul mio profilo nel mio blog… mi hanno regalato… due spille. ma sono carine, eh.

tra l’altro spero tu stia altrettanto bene… grazie del coraggio, ora ne ho veramente bisogno perchè comincio a lavorare sodo…

smack smack

Tali

3 02 2008
  violacolor (21:40:44) :

ma è un raccontino alla edgar allan poeeee

acc

v

4 02 2008
  Julien (10:15:38) :

Un racconto pieno di suspence! C’è del vero o è una tua invenzione? Comunque complimenti per lo stile.

Riguardo allo scirocco di Palermo non saprei che dirti. Io sospetto da tempo che Antonello sia sotto sotto un manipolatore…con quei suoi misteriosi modelli matematici che girano…girano per settimane e non si sa dove vadano. Poi esce un risultato e lui va a qualche congresso americano a raccontar balle. Devono essere per forza balle se le nostre autorità e quelle di tutto il mondo non le prendono in considerazione e se ne sbattono, non credi? Tu no ed io nemmeno ma Bush, Berlusconi e Fini ne sono convinti, e tanto basta! :-) )) (rido per non piangere).

Io comunque lo ritengo responsabile: dovunque lui vada trova bel tempo, io nel frattempo sono sempre inseguito dalla nuvola di Fantozzi. Un giorno o l’altro lo sopprimo!

Tu comunque prova a scrivergli sul suo blog de “Il Sole 24 ore”; da buon siculo trinacriuto potresti fargli “un’offerta che non può rifiutare”. Avido di onori e di incensi com’è, non potrà che accettare, sfoderando l’incomparabile potenza dei suoi modelli neurali!!

4 02 2008
  oltreituoiconfini (13:43:04) :

ciao antonio

bellissimo il tuo racconto

mi piace la tua capacità di raccontare , di scrivere , di descrivere :-)

un bacio

maya

4 02 2008
  antonio76 (16:59:57) :

Mi fa piavere che la storia sia di vostro gradimento. Rispondo a Julien ed a coloro che magari nutrono il suo stesso dubbio. Come dicevo ieri a Simona a telefono, si tratta di un miscuglio (disordinato..) di vero e verosimile. Naturalmente è vero il Congresso di Vienna ed il passaggio di truppe tedesche nel norditalia. E’ vera soprattutto la figura del chierico matematico Cossali (di cui poi potete trovare notizie su Wikipedia). La casa, il medaglione e la maledizione di Cossali, naturalmente sono mie fandonie.. pardon.. mie fantasie :-)

4 02 2008
  titania (20:26:33) :

ma bello, bello, bello, bello.

molto incalzante

5 02 2008
  esidra (12:17:20) :

E’ molto bello questo racconto, anche a me è sorto il dubbio se fosse unicamente di fantasia o avesse delle fondamenta veritiere:-)

Complimenti Antony, mi ha assorbito fino in fondo con una gradevole suspance:-)

5 02 2008
  kimi (15:24:11) :

wow bella storia…se hai voglia fai una capatina al mio blog……

kiss

5 02 2008
  Giovanna (17:56:25) :

I tuoi racconti erotici, mi piaceva leggerli al alta voce…provavo a dargli un’anima, provavo a vestirli di nuova vita :-) , se leggo questo ad alta voce, soprattutto il finale, credo proprio che potrei avere qualche problema, se mi sentissero ;-)

16 05 2013
  Fake Oakley Sunglasses (05:14:45) :

I always used to study post in news papers but now as I am a user of net therefore from now I am using net for articles or reviews, thanks to web.

1 07 2013
  ????? ?????? (02:39:17) :

1914???????????????15?????????????????????????????????????????????

16 07 2013
  Discount Oakley Sunglasses (14:31:14) :

Hi there, I found your blog by means of Google whilst searching for a similar matter, your website came up, it appears great. I’ve bookmarked it in my google bookmarks.

27 08 2013
  voyance gratuite en ligne (14:44:23) :

Asiaflash horoscope hebdomadaire horoscope 2012 du capricorne

my blog voyance gratuite en ligne