Eros in 5 racconti. Il quarto

24 11 2007

 

Mail  (vista)

Cara Gianna,

come stai? Come te la passi? Ho una cosetta da dirti…

PEPPEREPEEEEE!!!!!!! AUGURI AUGURI AUGURIIIIIII!!!!!!!! Augurissimi Giannaaaaaaaa!!!

Quanto tempo.. quanto tempo.. avevo così tanto desiderio di scriverti Gianna cara.. E allora approfitto del tuo compleanno per farti gli auguri e raccontarti un po’ di storie che ultimamente non ti ho raccontato..

Stai festeggiando eh? Spero davvero, spero con tutto il cuore sia così.. Te lo meriti, te lo meriti più di ogni altro Gianna.. Chi c’è con te oggi? Gli amici di sempre? E la famiglia? Come sta la famiglia? Sei andata da mamma e da papà ultimamente? Già.. è vero.. forse… Dai non intristiamoci adesso.. Oggi è il tuo compleanno, compi mezzo secolo splendida vecchiaccia che non sei altro!! Ti auguro il meglio Gianna, ti auguro il meglio.. e mi auguro soprattutto che tu te ne accorga, mia bella, te ne accorga… Ho pensato di scriverti.. ne avevo piacere, ne avevo desiderio.. si forse ne avevo anche il bisogno.. di dirti un po’ come sto, come me la sto passando io di questi tempi e chiedere a te che cosa vai combinando.. che tu ne combini sempre di belle eh? Eh lo so.. cara Gianna.. la vita tu la prendi di petto, la prendi urlando che questo è giusto e quello no.. sei fatta così.. e ti voglio bene perchè sei così. Magari per altri sei impossibile, per altri sei una rompiballe senza eguali.. magari hanno ragione, ma sai che ti dico? Che si fottano! Ma si.. si fottano tutte ste persone che sanno sempre quello che va bene, tutte quelle persone pronte a far complimenti falsi su scarpe, borsette, tallieur.. ufffffff… Ma insomma.. volevo scriverti per farti gli auguri di compleanno e finisce che ti tedio così? Giammai!

Sei Bella! Lo sai che sei bella? Te lo dicono? Ma come te lo dicono? Te lo dicono in un modo che ci credi, in un modo che ti sembra possibile.. o te lo dicono che non ci crederebbe mai nessuno? Bhè te lo dico io, che so che a me ci credi più di ogni altro.. sei bella Gianna, e lo sei sempre stata, anche quando pensavi di essere una merdaccia. Ebbene si! Pane al pane e vino al vino, ecco! Inutile girarci intorno, no? Tu lo dici sempre del resto.. Insomma ne hai fatti cinquanta e il mondo gira ancora! Non ci credevi eh? Eh… lo so che non ci credevi.. cazzo com’è andato tutto di fretta.. com’è andato veloce… il tempo è una cosa che non la capirai mai, non la capisce mai nessuno.. Ripenso ai tempi dell’università.. porco cane ogni attesa di un esame il tempo era dilatato.. era leeeento.. i giorni non finivano mai e i libri si facevano sempre più grossi.. più fottutamente pesanti.. e il vomito saliva.. saliva soprattutto nel terrore di non finire quel programma bastardo. E poi quando ti sei laureata.. cazzo è già finita.. è già finito tutto. Una giostra, dolce Gianna, che ti sembra che in qualche punto la comandi e in qualche altro va da sè. Però ci son quei momenti.. quei momenti in cui i colori, i sapori, i profumi ti prendono e tu.. e tu.. e tu semplicemente stai bene.. e sei viva! Magari è quel giorno che stranamente fa più caldo, che l’aria è più pulita e il sole un pò più brillante. E tu ti senti più felice, senza un perchè, senza un "per questo motivo", che semplicemente va così. E quei momenti valgono per tutto il resto Gianna mia. Ti canti ancora la canzoncina col tuo nome? Te la canticchi ancora in solitudine, mentre accendi l’auto e vai in ufficio? "Gianna.. Gianna aveva un coccodrillo ed un dottore…". E tu per davvero c’hai un coccodrillo ed un dottore, sembra assurdo ma è così. Ce l’hai ancora la foto di quel coccodrillo, pardon.. "gaviale del gange" (ho scritto bene?) fatta durante il viaggio in India ? Che bella foto. Il viaggio di una vita, con le amiche di una vita. Un massacro di treni e traghetti per scoprire un mondo nuovo e riflettere sulle possibilità di una nuova vita. E alla fine n’è venuta fuori una splendida foto, tenuta sul tavolo dello studio, vicino al pc. Come a dire che quel viaggio non è diventato una nuova esistenza (non poteva.. lo sapevamo tutte..), ma una splendida foto, almeno si! Dai.. non è poco.. è sempre una bella cosa!! E il dottore? Il dottore come sta? Ma lo sai che prendersi una storta, stare a casa con la caviglia gonfia e innamorarsi del medico fiscale è una roba veramente da barzellette?? Ma come cacchio ti è potuto succedere? Mannaggia.. che ridere all’inizio, alla sola idea.. che ridere!! Ma del resto te sei una matta! Enrico è una brava persona, dai. Un tesoro di gentiluomo affettuoso. Simpatico quando c’è da esser simpatici, irascibile quando c’è da esser irascibili, attento quando c’è da esser attenti. Innamorato, sempre. Magari puoi dire che non è di quelli che ogni giorno ti dicono "sei la mia vita" (la racconti sempre sta storia), ma comunque è innamoratissimo, si vede. Detto tra noi (che tra di noi non ci sono false compiacenze) è vero che certo non è il massimo della vitalità (del resto tu lo dici sempre..) ma comunque è un uomo di buoni principi. A voler usare una metafora si può dire che non è un coccodrillo, probabilmente è più uno stratega. Seppur con poche battaglie nel suo curriculum. Ma del resto, bella Gianna, tu il coccodrillo selvaggio ce l’hai già in foto. E allora… dai!! Mi ricordo che tante volte l’ho vista quella foto, quell’animale. Quell’occhio placido di un coccodrillo un po’ stanco, al fresco di una riva. Comunque lo sguardo di un assassino. Una bestia rilucente nella magnifica corazza, che dissimulava un’estiva stanchezza, ma che sarebbe stata pronta ad un nuovo massacro, se le fosse capitata una preda dinnanzi. Pronta a catturare. Pronta all’istinto. Magari pronta persino all’amore, perché no? Il raptus dell’amore. "In fin dei conti i documentari sulla caccia nella savana e le statistiche sull’amore hanno diversi punti in comune", tu lo dici sempre! In mille modi si viene mangiati e in mille modi ci si innamora. Ed ogni innamoramento sembra per qualche motivo bislacco e fortunoso. Il più delle volte magari siamo noi a chiamare in causa la forza del destino per imbellettare gli eventi. Ma sai Gianna.. la verità è che prima o poi ci si incontra ed il fatto che un incontro fortuito sia l’avvio di una passione e di un amore (breve, lungo o infinito che sia) è sempre un qualcosa di meravigliosamente strano che ci portiamo dentro. Bhè meglio così! Ti dirò.. meglio così! cacchio almeno si sente di essere vivi! O no? Non so come la pensi tu ora.. ma io posso dirti che adesso la vedo così.. chissà magari in futuro cambierò.. in quel caso avrai il dovere di tirarmi le orecchie in futuro. Ricordatelo! Ci si innamora.. magari talvolta non ci si innamora per davvero, però anche per pochi istanti si respira finalmente un senso di libertà rispetto all’oppressione quotidiana, rispetto alla gabbia vuota, senza sbarre, senza catene, (senza entusiasmi!) che sembra che ti si costruisca tutta intorno mentre dormi, a tua insaputa. E talvolta, invece, succede che sta gabbia la vedi, mattone su mattone, e non ci puoi fare niente. E, fottuta miseria!, succede anche che non ci fai niente perchè sta cazzo di gabbia in qualche modo senti di meritarla… luridi sensi di colpa… per chiunque e per qualunque cosa…già! Vabbè cazzo ti dovevo scrivere per farti gli auguri e finisce che ti parlo di ste cose?? Ti farò immalinconire da cani! ma del resto ci ho messo così tanto a decidermi a scriverti.. ed ora che lo sto facendo sono quasi un fiume in piena, non mi fermo, vorrei dire tutto, vorrei aprire ogni armadio, sfondare ogni porta ed ogni istante che mi separa da te, per avere la certezza che comunque tu stia bene! Dolce Gianna, vorrei tanto aver la sicurezza che stai bene! Che sei felice! Felice, allegra, magari anche un pò disillusa, quello lo sei stata sempre ed è impossibile tu non lo sia ora che ne fai 50 ma cazzo almeno allegra! Almeno un attimo speranzosa… La speranza, l’allegria, che cose strane che sono.. anche quelle.. ci son mattine che piove, diluvia!..e una si alza allegra lo stesso, ed il cuore le batte lo stesso.. e ce ne sono altre, maledette, che anche se ti viene a svegliare Groucho Marx, un sorriso non lo farai mai.. che c’hai un peso nello stomaco così forte, cazzo, così forte… Bhè.. forse anche la speranza è una piccola stramba magia.. chissà.. è una cosa insolita.. ma quando ti prende riesce a farti vivere serena almeno una mattinata.. Ma poi, spesso mi chiedo, Gianna, ma essere serene è proprio il massimo?? Cazzo io non voglio essere serena, io voglio essere appassionata!!! IO VOGLIO ESSERE APPASSIONATA! ma perchè non dovrebbe essere così? ma insomma la vita è fatta di carne e di vene oppure no? la serenità la voglio a 80 anni, per la miseria!, adesso voglio una vita ruggente! Ecco si.. è questa la parola.. ruggente! E in fondo sono sicura che la vuoi anche tu.. e sono sicura che nel tuo piccolo hai lottato in questi anni, in questi mesi, in questi giorni per dire alla fine "non voglio smettere di volere.. non voglio smettere di sentire.. non voglio smettere di vedere e toccare"! . Già… già… vedere.. toccare… che la vita è così buffa che davvero hai bisogno di toccarla per sapere che non ti stanno prendendo in giro… e la vita è così folle che per davvero devi vederla per sapere che non è finzione.. non è inganno. Finzione.. inganno.. la buffa follia di questa vita . E certe follie son così improvvise.. capaci di scatenare parti di te che pensavi disperse, assonnate.. defunte… E invece..

Già.. proprio così…

Sai.. mi vien da ripensare ad una cosa che mi è accaduta proprio in questi mesi.. una follia, un brivido nascosto che d’improvviso è divenuto realtà.. Non ho avuto il coraggio di raccontarlo a nessuno.. ma a te.. a te la voglio raccontare, perchè sento potrai capirmi, dolce Gianna. E se mi darai della matta.. bhè.. so lo farai con affetto e con quella comprensione che tutto sommato non costa davvero nulla, ma che ormai è così rara da trovare.. soprattutto se non è fatta pensando ad un tornaconto personale.. Sento potrei parlarne solo a te.. e solo tu custodirai il mio segreto.. il nostro segreto..

Ma si.. te lo racconto.. ecco cosa è successo…

Mesi fa è arrivato in ufficio un nuovo collega. Un pò più piccolo di me. Personcina perbene, più o meno. Educato, saluta sempre, un pò chiuso magari.. ma se ti serve un aiuto o un’informazione te la dà senza problemi. Poi, almeno all’inizio, siamo stati noi a doverlo aiutare in verità. Sai quei programmi per i conti, per la gestione dei servizi.. insomma quelle robacce con cui mi rompo i coglioni tutto il giorno? Ecco.. quelli.. insomma lo si aiutava perchè lui era alle prime armi ancora. Bello fresco di università. Poverino magari sognava di fare chissachè e di diventare chissachì.. e invece va a finire in quell’ufficetto merdoso in mezzo a colleghi di cui non voglio neanche parlare (tanto lo so che certa gentaglia senza cuore non cambierà mai! stronzi!). Penso viva da solo in città col suo cane. Della famiglia non parla mai. Bhò! Credo abbia solo un cagnolino (oltretutto orribile), una sottospecie di topo nero, tipo bruciacchiato, che però lo chiamano cane.. E si chiama Fuffi. E lui nel pc s’è messo uno screensaver in cui compare sto topo nero che corre e sotto c’è la scritta scorrevole che dice "W IL MITICO FUFFI". Son sicura che ti stai ponendo la domandona tipica.. e io ti dico che non lo so.. non lo so se è gay, ok?? Curiosissima che non sei altro! (comunque secondo me no). Insomma succede che un giorno lui mi chiede un file-archivio di non mi ricordo nemmeno che cosa. Io provo a stamparglielo, ma la stampante come al solito non ne vuole sapere (sta stronza!) e allora gli chiedo la mail così glielo mando per posta. Lui mi dà l’indirizzo e finisce là. La sera torno a casa stanca da morire. Chiamo il mio "lui" per chiedergli un pò come va, magari per farlo venire un pò da me e coccolarci un pò. Figurarsi.. era mercoledì, con la stramaledetta cempions lig (o come cazzo si scrive). Poi ci lamentiamo degli uomini di oggi.. per capire gli uomini di oggi, cara Gianna, basta vedere una partita di calcio europeo. No, non pensare che io sia la solita polemicona, ti dico la pura e semplice verità! Guarda le pubblicità che ci sono a bordo campo durante la partita, così saprai cos’è che interessa davvero al maschio europeo del ventunesimo secolo, che va dai 15 ai 60 anni (e principalmente dai 25 ai 45) : videogiochi, birra, carta di credito, macchine e telefoni cellulari. Ti sembra un caso? Bhè amica mia non lo è! Sono bambini , ! E le industrie lo sanno! Vabbè sto divagando, chiudo la parentesi femminista, ok! Insomma la verità è che era già dal suo compagnetto di tifo, con la pizza in bocca e la sciarpa al collo ad imprecare contro non so quale difensore di una squadra inglese. Naturalmente non avevo idea di chi caspita fosse sto difensore. E naturalmente il mio "man" doveva dirmi "Ma dai lo conosci.. quello che l’estate scorsa ai mondiali ci ha fatto questo, questo e quello! Non ti ricordi di come eri inviperita contro di lui? Daaai!!". Vabbè, lasciam perdere, che vuoi rispondere ad una frase simile? E poi mi fa "Dopo la partita vengo". E io gli faccio "Dopo la partita te ne vai a casa tua che io son stanca morta". E chiudo. Insomma una serata del cazzo dopo una giorna del stra-cazzo. Vedi te se è vita da 35enne questa! Uno si fa un mazzo così per andare a vivere da sola, si affitta una casa, con quello che costa e non costa e alla fine? Tradita.. e nemmeno con una donna, no… tradita dai cross di Cannavaro! Finisce che mi faccio un goccio di crema di wisky.. vabbè me ne faccio due, più o meno. Mi fumo una sigaretta e mi dico "mi guardo 5 minuti la posta elettronica e poi mi leggo Stephen King". Nella mail era arrivata solo una lettera di quella bestialità di comunity a cui mi ha dovuto iscrivere per forza mia cugina Alessia (palle!). Una cosa che al confronto preferisco cento volte quando Barbareschi faceva "W le donne!" negli anni ’80. Ma era Barbareschi poi? O era un altro.. (la memoria ormai va a pezzi, cazzo). Insomma in questa mail si parlava di un sacco di cazzate e tra queste sacco di cazzate c’era anche che il 65 % degli uomini ormai sono senza fantasia, sono impazienti e non sanno neppure trovare una password decente per la casella di mail. E allora spesso usano il nome del cane. Mhà! Vabbè insomma una cazzata, come un’altra. Nella noia butto un occhio sulle mail inviate quel giorno e trovo quella del collega. E poi.. non lo so.. insomma Gianna che vuoi che ti dica? Mi metto a fare due più due per vedere se pure quell’ometto lì usa il nome del cane. Non si fa, lo so. E’ un reato, lo so. Ma insomma era una cazzata e basta, ero pure stanca assonnata, forse mezza ubriaca, diciamo brilla.

Insomma finisce che digito il suo indirizzo di posta e ci scrivo "fuffi".

Mi dice che la password è errata. Allora mi dico "ma dai, ho un collega che fa parte dell’altro 35%?.. bhè meglio così". Poi sto un attimo a pensare e mi chiedo "O forse non è genio per niente, ma fa parte dei coglioni più coglioni tra i coglioni del 65%?". Insomma digito di nuovo l’indirizzo e stavolta al posto della password metto "miticofuffi", tutto attaccato. Ecco, si… tutto attaccato… Insomma Gianna, non potevo immaginare che sto coglione fosse davvero così coglione! E invece…

Il giorno dopo mi sveglio con un malditesta mondiale, di quelli che a volere capire "dove cominciano" e "dove finiscono" ci passi due giorni. E alla fine manco lo scopri. Mi faccio la doccia. Mentre guido mi chiama il mio "lui" che chiede "scusa-scusa-scuuuuuuuusaa". Vabbè la sceneggiata del giovedì mattina, insomma. Oltretutto alla radio stavano mettendo pure un bel pezzo di Johnny Cash.. (a proposito la conosci "The wanderer"? E’ stupenda.. cercala! La devi avere!"). Arrivo in ufficio ancora col malditesta. Vado in bagno e prendo un moment. Mi lavo la faccia e mi guardo allo specchio. D’improvviso ho una strana sensazione. Mi guardo allo specchio e..qualcosa..qualcosa proprio non va. Come se ci fosse qualcosa che dovrei ricordare, ma è troppo sfumata, troppo annebbiata da ricordare. Torno alla mia postazione, mi siedo, sistemo le carte, guardo i colleghi. D’improvviso guardo il nuovo collega, il "collega fuffi". Un lampo. D’improvviso rivedo la scena della notte prima. Avevo messo la password "miticofuffi" e si era aperta la casella di posta del collega. Avrei dovuto chiudere subito (anzi, non sarei nemmeno dovuta entrare..) ma ero lì..e forse era la noia, forse era il wisky, forse era la rabbia col mio "lui" e con Cannavaro.. insomma una parte di me mi aveva spinto a restare lì dentro. Mi aveva spinto a spiare, a farmi i cazzi suoi. Mi aveva spinto a guardare. In gran parte erano tutti files di lavoro. Qualche file tipo barzelletta, di quelle che ci si spedisce a catena. Anche lui era iscritto ad una community, credo sul tema "buon vino e motori".

Poi c’era una mail ricevuta il giorno precedente dal titolo "re: ancora lei".

Mi attirò, la aprii. Non potrò mai dimenticare quelle 3 parole della mail. Erano scritte da una persona (forse una donna, ma non posso esserne certa) che diceva semplicemente così: "che dire… incantevole!" E nient’altro. Ma era la risposta ad un messaggio che lui aveva inviato prima. Andai in "messaggi inviati". Trovai quasi subito la mail spedita, dal titolo "ancora lei". La curiosità mi spinse ad aprirla. Ora come ora non lo rifarei, ma quella notte..che vuoi che ti dica..lo feci. La mail era molto breve, inviata ad una fantomatica Tasmira. Non ricordo bene le parole, ma diceva qualcosa del tipo "visto quanto hai apprezzato le due precedenti e visto il successo che hai con i tuoi fans ti invio anche questa. Confido anche in questo caso in una vera e propria opera d’arte". Più o meno le parole erano queste. E c’era un file immagine in allegato.

Lo apro.

Mio Dio, Gianna, a ripensarci mi tremano le dita.. Era un’immagine di me! Una mia cazzo di foto! Un primo piano di me, di qualche giorno prima. Abbastanza recente, anche perchè mi era stata fatta pochi giorni dopo che ero stata dal parrucchiere. Cazzo quel bastardo mi aveva fotografata di nascosto!! Penso.. anzi sicuramente.. per strada. Probabilmente con lo zoom o chenesò, una di quelle strumentazioni incomprensibili che hanno gli appassionati di foto. Solo che invece che fotografare le cicogne in campagna sto stronzettino di collega buonino buonino se ne stava in città e fotografava me! Cazzo.. me! Ricordo ancora che quella mattina, al ricordo improvviso, ebbi l’istinto di alzarmi e andargli a versare una bottiglia d’acqua addosso prima di menarlo e ficcargli una calcolatrice dentro il culo! Ma mi trattenni, in qualche modo mi trattenni. Perchè ciò che sapevo, lo sapevo avendo commesso un cacchio di reato. Decisi di aspettare la pausa pranzo. In qualche modo riuscii ad arrivare alla pausa pranzo (ma non chiedermi come..perchè ora non saprei rifarlo.. forse la freddezza che mi prese quella mattina era dovuta solo alla lucida determinazione che d’improvviso era subentrata). Quando fui sola in ufficio tornai dentro la sua casella di posta. Non darmi della pazza Gianna.. a questo punto dovevo capire! Quantomeno dovevo capire se mi aveva fatto una foto e basta o se si dilettava da mesi..il misero! Ed entro di nuovo. Cosa sentivo? Rabbia. Mista a curiosità forse..ma rabbia e volontà! Lo stavo facendo consapevolmente, lo stavo facendo volontariamente, lo stavo facendo e lo sapevo. E lo volevo fare. Tornai a vedere se c’era ancora quella mail. C’era. E anche la foto. E anche le parole scritte. Le lessi e le rilessi. Ciò che mi colpì non fu il fatto che parlasse di me con qualcuno, anzi qualcuna. A quello, paradossalmente mi ero abituata. Mi faceva incazzare il fatto che fosse detto in modo normale, come in una chiacchierata tra amici, come se pedinare e fotografare una collega di nascoto fosse la cosa più normale di sto cazzo di mondo (chissà forse è così..). Dalle parole compresi che non era la prima foto che inviava, ma molto più probabilmente la terza. E la mandava a qualcuna (sempre che sto fottuto nick "Tasmira" sia riferibile ad una donna). E questa qualcuna aveva dei fans. Primo quesito tragico: li aveva di suo? o li aveva a causa delle mie foto?? (vedi se uno si deve porre ste cazzo di domande…ma la gente perchè non pensa a lavorare???) E poi, altra questione: la mail terminava col desiderio che anche in questo caso sta stronza Tasmira facesse un’opera d’arte.. c’entrava la mia foto? Ma in quale caspita di guaio di merda mi ero cacciata??? Anzi.. "mi avevano cacciata"?

Insomma cominciai a guardare tra le altre mail inviate. Era come camminare in bilico a piedi nudi su un filo spinato a 50 metri da terra. Dovevo vedere, senza lasciare alcun segno del mio passaggio. Se solo avessi modificato qualcosa poteva scatenarsi l’inferno. O almeno.. in quell’istante mi sembrava così. E l’istinto mi diceva che se per caso avessi cancellato una "mail barzelletta" neppure se ne sarebbe accorto, ma se avessi modificato per sbaglio una mail che parlava di me quello sarebbe diventato tremendamente sospettoso. Cercai tutte le mail che aveva spedito a sta Tasmira negli ultimi tempi. Trovai altre due foto mie. In una mail, di poco antecedente quella che avevo visto, faceva i complimenti a Tasmira per il lavoro che aveva svolto. 3 giorni prima gli aveva mandato un’altra mail con una mia foto. Doveva essere la seconda foto. Non ero ancora andata dal parrucchiere, infatti, e i capelli avevano un colore sfatto terribile. Ancora prima un’altra mail, in cui si diceva stupito di un successo incredibile. Un’altra, di giorni prima, in cui si complimentava per un’immagine incredibile. Ancora prima ( e qui eravamo ormai ad una mail inviata più o meno 2 settimane dopo il suo arrivo in ufficio) una mail con una foto di me, in ufficio, con il viso poggiato sul pugno destro, stanca, fragile, distrutta. Doveva essere quella la prima foto che aveva inviato a Tasmira. Fissai quella prima foto per un paio di minuti. E senza neppure accorgermene smisi di pensare a lui e iniziai a pensare a me. A cosa stavo pensando in quell’istante in cui lui mi aveva fotografava? Come avevo fatto a non accorgermi del suo fotografarmi? Nella mail c’erano poche parole, come sempre. Parlava di una luce intensa e unica che traspariva da "una dolente famelica stanchezza di vivere". Un’altra mail ancora, del giorno prima, in cui diceva a Tasmira che aveva trovato un "soggetto unico". A quel punto confesso che fui presa da una tremenda confusione. Non ci capivo più niente. Ma era un paranoico? Un pervertito? O semplicemente si era innamorato? Magari era un pervertito innamorato.. Poi niente altro. Nessun’altra mail spedita a questa Tasmira nei 4 mesi precedenti. Ricordo che ebbi giusto il tempo di vedere quest’ ultima mail, perchè dopo iniziarono a tornare quelle sottospecie di schiavi e schiavette che mi fanno da colleghi e dovetti chiudere tutto. Mi rimisi a lavorare, cercando di concentrarmi su alcuni conti che non avevano proprio voglia di andare per il verso giusto.

Mi chiamò il mio "man", che naturalmente voleva fare il cavaliere, dopo la cazzata della sera precedente e mi chiese di andare al cine. Ci andammo. Un giallo americano, con un detective che alla fine dopo mille peripezie incastrava un serial killer che dentro la bocca di ogni vittima lasciava una carta da gioco.. sai che novità! Però confesso che vedere un film di serial killer mi turbò quella sera. La testa andava sempre a quel "fufficollega" che mi fotografava di soppiatto e non so perchè, ma mi sembrava che il cattivo del film si vestisse e camminasse come il mio collega. Dopo il film "lui" mi invitò ad andare da lui, ma io avevo quell’idea in testa che mi perseguitava e mi inventai la tipica scusa che li fa desistere tutti sempre. Tornammo a casa mia e dopo un’oretta di baciotti lo convinsi a tornare a casa e mi piazzai al pc. Forse ti chiedi perchè non dissi al mio uomo di quelle mail e di tutto il resto. Non lo so.. magari era solo troppo presto.. magari volevo solo capirci meglio qualcosa io da me prima di chiamare la cavalleria. O forse non è questo, ma son altre le ragioni. Non lo so Gianna, posso solo dirti come sono andate veramente le cose. E le cose andarono che accesi il pc ed entrai nella sua posta. Quel giorno non mi aveva fotografata. Era la terza volta che entravo nella sua casella privata e ormai non ci pensavo neanche più, mi pareva di prendere la tangenziale. O forse la verità è che non ci volevo pensare. Per non sentirmi in colpa del mio penetrare mi dicevo che era solo a fin di bene e che la persona perseguitata ero io. Però a dirla tutta mi rendevo conto anche che quello mi aveva solo fatto 3 foto, mentre io per 3 volte ero entrata in un luogo suo, privato, commettendo un reato.

Però la verità è che dovevo capirci qualcosa. E per farlo dovevo sciogliere un nodo: Tasmira. Da quel che avevo letto avevo capito poco, ma quel poco mi diceva che questo o questa Tasmira era tremendamente importante per il mio collega, quasi che lui spasimasse per la sua approvazione. Forse il suo vero obiettivo non ero io, ma solo l’accettazione di Tasmira. Andai alle mail ricevute. Rilessi l’ultima mail che aveva ricevuto da Tasmira, ma in verità non ne avevo neppure bisogno perchè quelle 3 parole le avevo incise nella mente "che dire…incantevole!". Andai alla precedente; anche in quel caso poche parole "Domani. Domani vedrai". Le vidi tutte, una dopo l’altra. Sempre più indietro nel tempo. E non se ne cavava fuori un beneamato cazzo di niente! Insomma era sempre mail brevissime, in cui, come in un ritmo di danza, ringraziava di un qualcosa (forse delle foto) e poi invitava a guardare, a tornare a vedere. Ma tornare dove? E soprattutto, a vedere cosa??

Niente. Gianna, niente.

Cominciai ad andare indietro nel tempo, troppo indietro, inutilmente indietro. Di 3 mesi. Di 6 mesi. Di 8 mesi. Inutile. E poi.. e poi come d’improvviso una lontanissima mail di 9 mesi prima, inviata da Tasmira. Diceva il nome di un sito. Diceva di andare nella colonna in basso a destra e cliccare nel quinto rigo. "Quello è il link". C’era scritto così. Io non so dire ora se quella cosa mi eccitò, se quella cosa mi terrorizzò, se quella cosa mi diede semplicemente una speranza di capirci qualcosa. Forse tutte queste cose. So che le dita erano bianche gelate e mi tremavano. E le guance paonazze mi bruciavano addosso.

Chiusi la mail, aprii internet, digitai quel titolo di sito, cercando la colonna a sinistra, qualcosa doveva esserci, ero stanca, ero nervosa, lo volevo sapere, doveva esserci! Con l’indice della destra contai 1, 2, 3, 4, 5 righi. Mi sentivo alle elementari, ma dovevo essere sicura di quello che facevo e lo dovevo fare perbene. Al quinto rigo c’era scritto "Ecclesia". Cliccai.

Il link mi portò dentro un altro sito. Una pagina nera, ai margini due alberi alti e magri, quasi scheletrici: uno giallo, uno rosso, entrambi con tenui venature verdastre. Al centro della pagina emersero lentamente due occhi, come di pantera. "Clicca per accedere". Provai. Voleva l’autenticazione con password. Uffff!!!!!!!!!!! Mamma mia che pppppalle!!!! Avrei voluto gettare il pc dalla finestra, cazzo! Ma ancora una volta cercai di calmarmi. Qualcosa mi diceva che entrando in quel sito nero avrei finalmente capito che cosa stava accadendo. Avevo trovato il link, avevo trovato il sito, il più era certamente fatto. Ora dovevo fornire un nome e una mail e naturalmente non potevo dare quelli miei. Dovevo farmi una nuova casella di posta elettronica e registrarmi al sito. Ma a quel punto ero davvero stanca e per quanto la curiosità mi invadesse, tuttavia optai per segnare tutti i passaggi su un foglio di carta e andare a letto. Era stata una giornata troppo lunga, troppo. Non so ben dire cosa sognai quella notte, ma per certo so che nel sogno vidi Cannavaro con delle carte da gioco sotto un albero rosso. L’albero parlava ma non riuscivo a capire cosa mi dicesse, parlava troppo piano, troppo piano.

Il giorno dopo il collega fuffi era in malattia. In pausa pranzo mi feci una casella di posta elettronica sul sito più cliccato del pianeta. Per la serie "così sarò irraggiungibile". Andai nel sito, compilai un breve questionario online in cui mi si chiedeva nome, nazione e cazzate varie. Paradossalmente era tutto sotto la tutela della privacy! Io cercavo di entrare in un sito dove forse potevo capire perchè venivo fotografata di nascosto per la strada e non riuscivo ad entrarci per via della privacy! Fanculo… il mondo alla rovescia! Compilato il questionario comparve la scritta "attendere". Poi "registrazione terminata". Si aprì una pagina in cui si chiedeva nickname, email e password. Io la password ancora non la sapevo. Guardai nella posta elettronica per vedere se era arrivato qualcosa. Niente. Per la seconda volta avevo digiunato pranzando con un micragnoso yogurt ai mirtilli e ancora non avevo capito una mazza del perchè mi si fotografasse. Nel pomeriggio controllai la casella mail una buona decina di volte. Niente.

Il giorno dopo niente.

Due giorni dopo, controllando per la 124esima volta la casella mail, trovai un messaggio. Era un messaggio di Tasmira. Diceva semplicemente "Perché?", con quello stile diretto, deciso, aspro, che ormai conoscevo. Avrei potuto tergiversare, chiedendo "perché chiedi perché?", ma capivo che probabilmente mi avrebbe mollata subito leggendo sta cosa, oppure sarebbe iniziata una tiritera infinita di domande e domandine di perché e percome inutili. Dovevo esser diretta anch’io allora, e incuriosire sta Tasmira in qualche modo. Sapevo che quel "perché" era in riferimento alla mia richiesta di poter accedere al sito e sospettavo che la padrona di casa fosse restia a far entrare sconosciuti. Non potevo disvelare il mio nome, né chi ero. Tuttavia decisi di proporre ugualmente un’identità femminile. Sospettai, non so io stessa perché, che l’accesso a quel luogo fosse ambito dagli uomini, e proprio per questo Tasmira potesse essere più invogliata a far accedere una donna. Scrissi di getto, scrissi ciò che in qualche modo (e non so io stessa perché) sentivo: "ciò che mi manca". Una come lei, che ambiva a sentirsi sovrana e padrona (non so fino a che punto, ma certo questo emergeva dal modo in cui trattava fuffi), avrebbe forse gioito davanti ad una donna che platealmente chiedeva dipendenza. Poi.. Gianna.. onestamente non lo so se chiedevo per davvero dipendenza. Forse si, ma cercavo di negarlo, pensando solo all’obbiettivo da raggiungere . Ero stata ingannata e dovevo riuscire ad ingannare. Almeno così speravo.

Passarono ore. Passò un giorno, ed un altro. Quotidianamente guardavo la posta di Fuffi Boy. Ma non c’erano novità. Né tra gli inviati, né tra i ricevuti. Iniziai a pensare che il Fuffi si fosse stancato di me. Se mai fosse stato innamorato, si era di certo disinnamorato conoscendomi. Tipico. I giorni passavano ed ogni giorno mi svegliavo con l’idea di parlargli, di carpirgli qualche informazione, ma poi desistevo, convinta che di certo non sarei stata capace di regger il gioco, e nel mezzo di una bevuta di caffè avrei iniziato a urlargli in faccia che dietro il faccino biondino che si ritrovava era solo un gran porcone. E così forse sarei finita denunciata per violazione della privacy delle sue mail e in più non avrei mai capito chi era Tasmira, né perché possedeva mie foto. Poi finalmente giunse una mail di Tasmira. C’era scritto un codice, pieno di numeri e di z e di x. Decisi di non ringraziarla. Non voleva ringraziamenti, era chiaro. Voleva contributi.

Entrai nel sito, rifacendo la stessa strada che avevo percorso la prima volta. Misi il nome, misi la mail, misi la password. Ricordo ancora come mi batteva il cuore, com’erano fredde le mani sulla tastiera grigia del mio pc. Guardavo le lettere, le guardavo lentamente una per una, terrorizzata dall’idea di sbagliare e in qualche modo segnalare la mia presenza. Ma anche insolitamente eccitata, lo confesso.

Vi entrai. Era un blog.

Per quanto fosse stato complicato accedervi, e difficile trovarlo, pur tuttavia aveva la struttura di un blog. Principalmente un blog fotografico. In una colonna a destra erano visualizzati gli utenti che erano dentro. Il cuore mi si fermò in gola, in quell’istante c’erano 70 persone che in contemporanea stavano osservando il blog. E nel blog c’ero io. La mia terza foto. Forse sarebbe meglio dire "ciò che restava della mia foto". Non lo so, cara Gianna, se quelle immagini che stavo guardando, le avesse fatte Tasmira in persona, o qualcuno per lei. Ormai so per certo che non lo saprò mai. Propendo per la prima ipotesi comunque.

Il mio viso era perfettamente inserito su di un corpo nudo di donna alta e snella, di schiena, in ginocchio su di un prato verde brillantissimo di rugiada in una nera notte, sotto una luna pallida. Le mani erano strette alla schiena da una piccola cordicella color porpora, delicata ma tenace. In lontananza un lupo, dagli occhi amaranto. Tra i miei fianchi era scritto in nero "femmina".

Non so dire quanto tempo restai lì ferma a guardare. Non so dire. Guardavo quel viso, che quasi non volevo riconoscere. Quel corpo, quelle mani legate. Sembravo prigioniera, ma forse neppure lo ero. Era quasi come se consapevolmente mi offrissi a quel lupo che lento si avvicinava a me. Se avessi voluto avrei potuto sciogliere la corda rossa che mi teneva trattenuta, avrei potuto di certo..

Chiusi.

Non ce la facevo a guardare. Mi buttai sul letto. Sentivo un freddo boia, mi misi una coperta addosso, ma le guance mi bruciavano. E le labbra. Chiusi gli occhi, mi misi su un fianco. Non lo so se mi misi a piangere, non lo so, non mi ricordo, non me lo voglio ricordare. In qualche modo mi addormentai.

Sognai. Sognai il lupo. Vedevo le mie gambe sul prato bagnato di rugiada e di sesso. Sognai le mie dita strette in quel laccio rosso. Lo sentivo leggero, lo sentivo morbido, ma seppur potendolo sciogliere, non lo slegavo. Qualcosa mi tratteneva. Il lupo usciva lento e sicuro dalla foresta e si avvicinava sempre più. Ero nuda.. guardavo il mio corpo, lo guardavo offrirsi senza vergogna o timore. Il lupo si avvicinava silenzioso e diretto, mi fissava negli occhi. Un vento caldo spirava da est e lo sentivo sui seni. I capelli mossi dal leggero spirare. Il lupo era ormai accanto a me, di fronte a me. Mi annusava il viso. Ferma, sentivo il cuore palpitare. Mi leccava.. il collo.. le braccia.. leggero.. sicuro.. gli sentivo i denti.. gli sentivo i canini appuntiti, ma non mi spostavo.. Mi leccava.. mi leccava i capezzoli.. era lento.. era dolce.. tenero e forte.. mi lascio soggiogare da quelle intime sensazioni di benessere.. socchiudevo gli occhi.. in sogno mi vedevo, vedevo la scena come dall’alto.. il lupo continuava a leccare i seni ed io non facevo nulla per scappare.. mi offrivo come un pasto.. come una preda.. la lingua scendeva.. i denti erano sempre più forti, vedevo il suo grigio pelo affondare tra le mie cosce.. leccandomi il sesso.. era morbido.. era crudele.. era una belva che si poneva così dolce, ma dentro aveva natura bestiale.. era caldo era leggero era tremendamente piacevole.. lo lasciavo fare, lo lasciavo giocare, lo lasciavo leccare.. il suo pelo era così morbido, la sua lingua sinuosa..  poi fu sempre più forte, sempre più duro, sempre più freddo.. d’improvviso tornai a vedere la scena come da dentro me stessa , come se in sogno avessi riaperto gli occhi.. guardavo, guardavo in fondo alle cosce.. non era più un lupo.. la bestia si era trasformata.. orridamente mutata.. terrificamente.. in un coccodrillo.. e continuava.. con i denti.. con le zampe.. a possedermi.. inorridivo.. provavo a scappare.. sentivo la sua fredda corazza trattenermi le gambe.. provavo a slegarmi, ma quel laccio non era più debole.. erano diventate due spesse radici che penetravano dure nel suolo e mi stringevano i polsi. Sentivo lo sguardo assassino sul collo, lo sguardo feroce sulla mia pelle, sul mio corpo sul mio desiderio, sentivo quei polsi legati.. il cuore mi esplodeva nel petto..  urlai.. e urlai di piacere.. di piacere.. di piacere..

Mi svegliai che era l’alba e non presi più sonno. Non stavo bene, non stavo bene per niente. Avvisai in ufficio che non andavo. Il mio "lui" passò da me alle 8:30 prima di fare il suo giro di lavoro. Lo rassicurai. Era preoccupato. Sentii che in quei giorni lo stavo trascurando. Perché? Perché non gli dicevo nulla? Stavo cambiando? Qualcosa di me, trattenuto negli anni, si stava svegliando? Una natura sottile, incomprensibile e selvaggia. E quel sogno.. come avevo potuto provare tanto piacere in una situazione così orribile?? Ma ero pazza? Volevo stare a letto, ma volevo anche sapere.

Andai al pc.

Tornai al blog di Tasmira. Tornai alla scena del lupo. Guardavo quella scena, sovrapponendola al sogno, e la sentivo dentro, con mille confuse emozioni. Paura, rabbia, piacere, sorpresa. Un’emozione talmente violenta! Mi percuoteva il petto e le gambe e le cosce e la mente. Ero io quella? Ero io? Guardai il numero di commenti al post.. centinaia. Li dovevo leggere? Non li dovevo leggere? Cosa poteva pensare la gente di me? E chi erano quelli, che mi guardavano? E che.. e che facevano mentre mi guardavano..? così.. nuda.. nella notte.. su quel prato.. brillante di luna.. sentivo freddo e avevo caldo.. forse era la febbre, forse il piacere, forse una "me" che non conoscevo. Attesi un attimo, cercai di riprendere il controllo delle mie sensazioni.

E decisi di proseguire.

Non guardai i commenti. Non ce la facevo. Era una cosa troppo improvvisa per me.. troppo troppo forte.. Scesi e vidi un’altra immagine. Una scala gialla dorata saliva sino ad un sipario rosso fuoco bellissimo. Davanti al sipario c’ero io, seduta sull’ultimo gradino. Il mio viso era quello tratto dalla seconda foto di fuffi. Il volto era più brillante di quanto lo avessi mai avuto (o forse.. di quanto mi fossi mai accorta di avere) su di un corpo nudo, con una lunga gonna bianca che scendeva lungo la scala. Si intravedevano quelle che sarebbero dovute essere le mie forme. Due seni pieni e fecondi. Tra bianche ardite pieghe si intravedeva l’oscurità del mio sesso. La guardavo, la sfioravo. Per un’istante sfiorai l’immagine sullo schermo con la mano.. Due uomini salivano lateralmente la scala, con le mani e coi piedi. Erano neri e nudi e forti. Quei miei capelli, che nella realtà erano tremendamente sfatti, ora brillavano di luce. Sullo scalino più in basso c’era scritto in rosso "femmina". Mentre guardavo, e guardavo, e guardavo, mi accorsi che mi stavo mordicchiando le labbra. Centinaia.. centinaia… centinaia di commenti.

Tutto così assurdo…

Scesi ancora. C’era la prima foto che mi aveva fatto il collega in ufficio. La foto della stanchezza, della malinconia. Era ritoccata al pc, con i colori più brillanti, quasi come un’opera pop di Lichtenstein . Nessuna particolare scena. In alto c’era scritto "futura regina".  Mi feci coraggio ed iniziai a leggere i commenti. Le frasi, centinaia. Quei sogni di desideri e di lupi. Leggevo ciò che quegli sconosciuti volevano da me, avrebbero fatto con me, avrebbero fatto di me. Leggevo ciò che diventavano e  ciò che io mi sentivo diventare.

Li leggevo. Li leggo. Li leggo volermi.

Mi vogliono e sento volerli.. mi bramano e sento bramarli.. mi sbranano e sento sbranarli.. son volgari, son sconci, son veri, son bestie, son carne, son corpi, son sogni, son parole, son sguardi, son mani, son cazzi, son braccia, son lingue, son sguardi, son sguardi, son sguardi, son tanti, son tutti, son qui, sono in me, son per me, sono soli, sono sola, siamo soli, siamo noi… li voglio… li sento.. li sento..

Quegli occhi su di me, come lingue sulla pelle, come fulgore e catene.. quegli occhi li sento toccarmi.. li sento sfiorarmi.. li sento venirmi.. li sento goderli.. li sento godermi.. entrarmi.. sfamarmi..

Trascorsero giorni, più giorni.

Giorni di frenesia.. giorni di fantasia. Lavoravo al pc e mi chiedevo se fuffi mi stesse fotografando.. aspettavo solo arrivasse sera per collegarmi al pc, entrare nella sua posta e vedere se lo avesse fatto..

Mi fotografò altre due volte, e per due volte Tasmira fece di me la protagonista dei suoi sogni, dei sogni di decine di utenti, ed anche dei miei. Sempre più mi accorsi che in quelle scene rivedevo la mia vera natura, quel sito diceva di me più di quanto dicesse lo specchio, più di quanto il mio lui avesse mai capito, più di quanto io stessa avessi mai compreso. Mi guardavo in quelle oniriche scene, leggevo i commenti adoranti. Passeggiavo per strada sentendo gli sguardi del collega su di me. Speravo, sognavo, volevo che lui mi fotografasse ancora ed ancora. E sentivo i suoi occhi su di me. E ne godevo tremendamente.

Mi spiava, volevo mi spiasse.

Lo spiavo, lo volevo spiare.

Una notte al pc guardo l’ultima foto, leggo gli ultimi commenti… Allargo delicatamente la camicia bianca.. la sbottono lentamente.. non so nemmeno io cosa faccio.. lascio muovere vorticose le mani.. la sinistra mi pizzica il seno.. lo sorregge.. lo scopre.. lo sente.. la destra si abbandona mi abbandona al piacere.. al gusto nervoso e vorace.. il mio clito è già pronto.. il mio clito è già gonfio.. muovo piano.. muovo lenta e sinuosa… la mia mano scompare del tutto al mio sguardo.. le mie dita penetrano nel miele che cola gioioso.. trattengo il respiro… non è mia quella mano.. non è solo una mano… son sogni.. son pelle.. son vita che urla.. che ha voglia di urlare.. che gode a venire…

Lui è lì, lo sento, non lo vedo ma c’è… cammino per la stanza, la musica è accesa, ballo lentamente.. cammino piano.. sento la sua presenza.. i suoi occhi, sento che freme nel fotografarmi.. apro la finestra.. voglio che mi fotografi adesso.. voglio che mi rapisca alla vita, che mi trasformi in ciò che son per davvero.. ancora una volta mi faccia regina.. ancora e di nuovo incateni.. lo sento e lo voglio.. mi spoglio.. mi giro.. lui sarà lì.. sarà lì che mi guarda.. lo vedo.. lo sogno.. lo immagino.. lui c’è.. voglio donare il mio corpo alla gioia.. voglio che questa cosa infinita.. questo brivido assoluto.. lo voglio godere.. lo voglio vedere… si ancora.. fotografa ancora… bastardo e signore.. fotografa ancora.. ne ho bisogno e desiderio.. ne ho voglia e piacere… fotografa ancora… rendimi vera.. rendimi sola e sincera… e sincera… Mi carezzo.. lui gode.. lui vede.. io vedo che vede.. io sento che sente… io voglio che senta.. e voglio sentire… voglio vedere.. voglio ammirare.. voglio regina.. voglia regina.. voglia servile.. voglia bizzarra.. di cosce.. di gambe… di lingua e di dita.. di vita..

Il giorno dopo guardo nella sua posta, entro nel suo intimo, e vedo che la notte precedente mi aveva davvero fotografato. Doveva essere nel palazzo di fronte, doveva aver sentito il mio notturno richiamo. Vado nel sito. Tasmira ha già messo la foto. Non più elaborazioni, non più cambiamenti. Solo io, che ballo, nuda e godo, quella notte precedente. Mi guardo, mi vedo, mi guardo, mi vedo.. sento il mio corpo.. il mio sesso.. il mio pelo.. vorace.. bagnato.. di miele e di vita.. mi mordo le labbra.. mi stringo nei pugni.. sento quei sessi.. li sento godere.. godere per me.. godere di me.. e gioire su me.. quel seme più caldo.. fremente.. pulsante.. tra le braccia e le cosce.. sul viso.. tra i seni.. sconvolta.. e felice.. sinuosa.. e puttana.. e vera.. e notturna.. son vera.. sono sola.. son viva.. son io

Finalmente me stessa.. finalmente me vera.. finalmente così nuda e sincera.. sprofondo nel sogno, sprofondo nel vero e nel falso.. sprofondo in ciò che di me ritenevo disperso…

Non sono più io.. o sono solo io.. veramente io.. finalmente io.. sento voglio carezzarmi.. sento mi sto carezzando.. una mano scompare.. scompare nel caldo.. scompare nel nero e bagnato destino.. sento il corpo sognare.. il mio corpo che vuole… sento il mio desiderio che cresce e mi bagna… sento che voglio mani.. sento che voglio labbra… sento di volerne tante… di volerle intorno a me.. su di me.. tra di me.. in me… sento che voglio dita.. sento che voglio goderle e sfamarle e gustarle… le sento invadermi.. penetrarmi insinuarsi nella mia essenza profonda.. sento la natura smarrirsi.. sento la voglia prostrarmi.. sento tutte quelle parole… quei sogni quei corpi.. immergermi in essi.. da essi sopraffarmi.. in essi gioire.. viziosa.. felina.. schiava e regina..

Basta.. non chieder più nulla… non dico più nulla.. son pazza, son sola, son viva, son bella, son io…

Son Gianna…                                                                       

Gianna chiude la lettera in una busta. La sigilla. Scende in cantina. Apre un grande baule. C’è dentro un grande salvadanaio. Ci infila la busta. Lo romperà il giorno dei suoi 50 anni.

 


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Informazioni



76 commenti to “Eros in 5 racconti. Il quarto”

24 11 2007
  Anna (18:37:12) :

credo che finirò di leggere questo racconto tra un paio di giorni…. Sei un pò logorroico ultimamente.

24 11 2007
  Anna (18:38:06) :

Antò ho sbagliato link, vuoi aggiustarlo? grazie

24 11 2007
  carmen.blog.tiscali.it (19:27:45) :

Ho letto tutto d’un fiato e adesso sono senza parole…
Sei sempre grande (3 parole)!!!
Un caro saluto,
Carmen

24 11 2007
  oltreituoiconfini (20:19:07) :

grazie Antonio tu sei il mio piu’ grande ed unico fans :-)

scrivere i post mi rilassa , ma non ho sempre molto tempo , tu sei sempre il primo che commento tutte le volte che posso .

GRANDE ANTONIO

grazie

Anche tu non sei male , i tuoi post sono sempre affascinanti , mi perdo ogni volta a leggerli , anche quando non li commento , per mancanza di tempo

un bacio

maya

24 11 2007
  Roberta (20:50:24) :

Ciao Antonio, passo spesso di qui anche se non lascio mai traccia…sono un disastro nei commenti te lo dico prima :-) Il racconto l’ ho letto tutto d’un fiato … la riscoperta della propria femminilità e del piacere a volte passa anche attraverso una fantasia…attraverso un sogno…attraverso una cam o l’obiettivo di una macchina fotografica …attraverso un blog…attraverso quel sottile piacere che da sentirsi guardate e desiderate e che conosco bene…mi ci sono ritrovata in alcune parti… molto bello complimenti…:-)
Un bacione
Roberta

24 11 2007
  CaRmeN (20:52:13) :

Sì, credo tu sia riuscito a descrivere con le giuste parole ciò che desidera una donna…certi desideri latenti che spesso vanno oltre il sentirsi compagna,fidanzata o moglie…il desiderio costante di essere desiderata,guardata dentro e capita.
E devo ammettere che i tuoi racconti erotici “appunto” sono molto eccitanti…sei bravo e non esagero, se lo dico è perchè lo penso davvero!

Riguardo a quello che hai scritto da me,riguardo i miei pensieri, è esattamente così, è bello vedere la sera, dopo o il giorno dopo, che quello che stai facendo passo dopo passo ti sta portando davvero verso la meta che ti eri prefigurato…Finalmente!!!

Ciao Antoniuzzo,
è sempre bello trovare le tue tracce nel mio blog, e sappi che ti leggo sempre,anche quando lascio commenti, è che ultimamente sono sempre di fretta…ma di sabato non posso non fare un saltino a salutare i miei preferiti, perchè io lo ammetto: i preferiti ce li ho!!!Ecco!

Un abbraccione,
Carmen

24 11 2007
  il killer (22:15:24) :

l’ho letto tutto d’un fiato… bello, veramente… ma solo una domanda: riuscirà – secondo te – ad aspettare 50 anni???

24 11 2007
  sergio (23:58:23) :

Che fantasia! Incredibile, folle, allucinato. Vero

25 11 2007
  grazia (01:03:50) :

..penso che leggerò questo “poema” durante le vacanze di Natale…(più breve no??)

25 11 2007
  antonio76 (01:44:32) :

Mi spiace se il racconto può risultare lungo per qualcuno. Vorrei dire che la materia in questo caso era più che mai complicata. Di solito, quando si scrivono racconti, e particolarmente racconti in qualche modo definibili come “erotici”, si è portati ad usare il punto di vista di un personaggio del sesso dello scrittore. E’ più semplice e forse anche più intuitivo, perchè si cerca di parlare di qualcosa con l’ottica che si conosce un pò di più. Io l’avevo fatto nei 3 racconti precedenti, ma in questo caso ho voluto accettare una sfida con me stesso, provando a utilizzare un punto di vista femminile. Forse ci son riuscito, forse no, non so dirlo. Tuttavia in questo caso, più che mai, avevo bisogno di un lessico particolare, che riportasse sensazioni ed emozioni particolari che hanno portato a dilatare il racconto. Ho provato a tagliare alcune parti, ma volevo si capissero i passaggi del cambiamento di Gianna, il suo progressivo mutamento. Se avessi semplificato troppo la trama si sarebbe caduti facilmente nella macchietta di una ragazza che vuole soltanto esibirsi e non credo che Gianna sia questo, almeno non era ciò che volevo mostrare io. Portate pazienza se scrivo troppo.. lo faccio perchè mi piace si possa capire il senso di ciò che scrivo :-)

25 11 2007
  Frida (17:39:02) :

Ok, adesso posso finalmente andare ad inondarmi gli occhi di collirio!!! Dopo avere letto d’un fiato tutto il racconto, grazie a questo abbagliante sfondo bianco, mi sembra di avere due fori al posto degli occhi,accidenti alla mia fotofobia! Ma non potevo interrompere la lettura… ho trovato particolarmente belli sia la prima parte che la fine del racconto. Che dire… dopo la confessione pubblica che ho fatto sul mo blog, potevo non leggere questo racconto?

25 11 2007
  marcostefano (19:17:55) :

Antò , non c’entra niente col racconto , ma devo sdrammatizzare questa triste giornata in Afghanistan con una mezza storiella per l’8 Marzo prox .

Si sa che la condizione della donna in quei posti è di sottomissione . La donna cammina sempre cinque metri dietro l’uomo . Negli ultimi tempi , però , c’è un risveglio di civiltà un po’ in tutta l’area . Però la moglie continua a camminare cinque metri dietro l’uomo . Una giornalista americana allora ha chiesto ad una donna per strada del perchè mantenesse questa abitudine . La donna si è avvicinata all’orecchio della giornalista , e sottovoce le ha sussurrato : “…per via delle mine…..” .

25 11 2007
  only (20:39:38) :

bel nome questo tuo blog…non posso leggere questo post stasera…è lunghissimo e io devo rubare alla mia vita i secondi :( però intanto ti ringrazio del tuo commento e ti auguro buonanotte

25 11 2007
  vocinelsilenzio (22:04:51) :

…Ciao Antonio, vieni a lasciare il tuo sorriso?

26 11 2007
  brick (01:59:14) :

auguri a Giannaanche da parte mia!
Grazie per il tuo passaggio da me….
buona serata.;-))

26 11 2007
  Esidra (10:25:35) :

Bellissimo questo racconto, anche se per oggi mi sono giocata la vista, spero che domani vorrai essere più magnanimo:-)))))

Chissà se ci sarò ancora quando Gianna aprirà il salvadanaio!!:-)))))

26 11 2007
  titania (10:42:42) :

azz… è il più bello che hai scritto …veramente ispirato ;) )

26 11 2007
  infondoaimieiocchi (10:44:56) :

Bello! Prende davvero molto.

Però…mi chiedo, se davvero ha svelato la sua vera natura…perchè chiuderla nel salvadanaio fino al suo cinquantesimo anno? Non sta violentando se stessa in questo modo?

Un abbraccio, A.

26 11 2007
  antonio76 (15:16:52) :

Il quesito di infondoaimieiocchi è interessante e provo a dare quella che è la mia idea. Ognuno naturalmente ha diritto a farsi un’opinione sul personaggio e sul perchè decida di scriversi una lettera. Non penso che il fatto di chiudere la busta e conservarla debba per forza significare che chiude anche quella parte di sè che aveva scoperto. Penso soltanto che voglia fissare un momento della sua vita, come in una fotografia. In modo che un giorno possa rivederlo e magari riviverlo, nel caso che la vita la porti a fare scelte diverse che la allontaneranno nuovamente da ciò che aveva trovato.

26 11 2007
  Giovanna (18:20:57) :

Ho deciso di stampare il racconto per poterlo leggere meglio…ma volevo commentare uno dei tuoi post precedenti…il meme a due mani. Sono emerse fragilità che mi hanno fatto pensare.

27 11 2007
  elle (18:36:44) :

davvero bello. Spero solo che Gianna arrivi ai suoi 50 anni. La vita è molto imprevedibile. :(

Hai dedicato questo racconto alla vista. “Niente di vero tranne gli occhi” dice Faletti e confermo ma in questo racconto si leggono mail anche se è vero che dietro ogni scritto c’è una persona che lo fa ed è già molto a volte. un bacione

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