Eros in 5 racconti. Il terzo.

6 10 2007

Più che altro stavolta è un pornohorror….eheheheheh…leggetevelo con calma….

 

L’uomo nel bosco (udito)

sottotitolo: Le straLunate avventure di Gaetano Lo Curto, detto "Tanuzzu ‘u vastasùni".

 

Prologo

(..a volte sono un bastardo e a volte un buono.. a volte non so neppure come io sono.. mi piace qualunque cosa che è proibita..ma vivo di cose semplici, vivo la vita…)

"Vince il Palermo 2-0". "Ma che dici? Catania assicurato!"

"Ti dico che vince.. " . "Minchiate.."

"Scommettiamo?" . "Avanti..scommettiamo!"

"Chi perde.. dunque.. chi perde…uhmmmm….." . "Chi perde..?"

"Chi perde passa una notte in sacco a pelo nel bosco della valle del Golgo" . "Cacchio.. pesante ci vai!"

"Paura?" . "Per niente.. lo sai che a certe cose non ci ho mai creduto"

"E neanche io" . "Ecco".

"Allora ci stai?" . "Qua la mano!"

"Qua la mano!"

Parte I

E fu così che Gaetano Lo Curto, detto Tanuzzo, fu lasciato lunedì sera alle 19:30 esatte, di un comune 5 giugno 2006, in un punto non ben definito della valle del Golgo, nel centro della Sicilia. Durante il tragitto gli amici gli avevano cantato tutto il tempo "we will rock you!" dei Queen. Per incoraggiarlo; e prenderlo anche per il culo.

E ora stava lì, con un sacco a pelo ed un cestino "Happy Meal" di McDonald’s.

"Minchia l’Happy Meal.. Almeno potevate lasciarmi qui con un McMenù Maxi.. eccheccazzo!", disse lui strafottente.

"Pensavamo che la paura ti avrebbe chiuso lo stomaco. Ci vediamo qui domani alle 10", dissero gli amici ridacchiando e sbattendo la porta del furgoncino.

E poi via, sgommando.

"Ecco fatto", si disse Gaetano, "una scommessa del cazzo e mi ritrovo qua. Con un fottuto sacco a pelo sfondato e un fottutissimo Happy Meal.. come uno strafottutissimo bambino delle elementari che festeggia la fine della scuola. Alè!".

Il bosco della valle del Golgo. Quante se ne dicevano su sto posto. Leggende su leggende. In gran parte una montagna assurda di minchiate, come tutte le leggende metropolitane, o peggio, come tutte le leggende di paese. Ma a giocare a sparaminchiate ogni tanto qualche verità ci salta pure fuori. Non un parco nazionale o chissà che. Nessun recinto e nessun guardiano. Un semplice bosco, dove però nessuno aveva piacere ad addentrarsi. Per via delle dicerie, la gente non ci andava mai e nessun costruttore si sarebbe mai azzardato a costruirci alcunchè di regolare o di abusivo. Insomma era solo in un bosco normalissimo, dove la gente era solita credere ci fosse dentro chissà chi e chissà che cosa. Tutte cose a cui naturalmente Tanuzzo non aveva mai creduto. Pur tuttavia una cosa è non crederci stando comodi nel divano di casa; ben altra cosa è non crederci standoci nel mezzo.

Il primo pensiero di Gaetano, detto comunemente "Tanuzzu u’ vastasùni" (ovverosia Tanuzzo il maleducato) fu quello di maledirsi per non aver voluto ascoltare i genitori da bambino, rifiutandosi di andare a fare il boyscout. "L’avessi fatto, almeno ora saprei dove sistemarmi con sto sacco a pelo sfondato. E invece no . Dove cacchio mi metto ora?".

Si mise a pensare un attimo, guardando lo spettacolo intorno a sé. Erano ormai quasi le 20 e il sole rosso paonazzo del tramonto era lì bello bello per sparire, lasciando spazio alla luna. Da più di dieci minuti se ne stava fermo, all’interno di un prato più o meno ovale. Più o meno al centro della vallata. Più o meno.

Ai lati, tutto intorno, la foresta. Alberi di tutti i tipi. Di tutti i tipi più sconosciuti, diciamo. Gaetano di alberi non ne sapeva niente. Zero totale. Per un istante la sua memoria tornò indietro di una decina di anni ad una terrificante interrogazione di biologia alle superiori. La fotosintesi clorofilliana. Per l’occasione la stronza insegnante aveva rispolverato il suo mai sopito sadismo facendogli disegnare una sedia alla fine della tragica interrogazione. L’intento sottile e malefico era, in verità, quello di fargli scrivere un 4 gigante alla lavagna. Il suo voto.

"Vabbè non è proprio il momento di pensare alle inculate scolastiche".

Cominciò a perlustrare il prato, girando avanti e indietro. L’erba doveva essere fresca e per un istante pensò di passeggiare a piedi nudi. "Lasciamo perdere, che se becco una spina poi sto dolorante tutta la notte. Facciamo domani mattina, al sorgere del sole, che fa più poesia".

Si toccò velocemente la tasca dei pantaloni. Aveva il cellulare. Ci fossero stati dei problemi lo avrebbe usato. "Ma non ci saranno problemi di nessun tipo".

E poi a chi doveva chiamare? Gli amici erano lì ad aspettare una sua telefonata con voce terrorizzata solo per il piacere di prenderlo per il culo. E lui sta soddisfazione non gliel’avrebbe mai data. Chiamare i familiari poi era escluso. Aveva detto loro che andava a Messina a sbrigare faccende per l’università.

"Altrimenti sai che storie…" .

L’unico che non lo avrebbe preso in giro, probabilmente sarebbe stato il buon vecchio Calogero, per gli amici Ggerri. Ma amici Calogero ne aveva pochi, giusto 2 o 3, tra cui Gaetano. Una brava persona Calogero, proprietario di un piccolo negozietto di noleggio videocassette e dvd. Una persona con cui chiacchierare in santa pace, senza per forza andare a cercare chi ha ragione e chi no. Ben diverso da tutti gli altri abitanti del paesotto. Un pò più che cinquantenne, solitario, di tanto in tanto se ne andavano insieme al cineforum, a vedere quei vecchi film che non piacevano a nessuno e che secondo Ggerri erano invece bellissimi: "I lunghi capelli della morte", "La notte che Evelyn uscì dalla tomba", oppure "Femmine Infernali". Film così, artigianali.

Passeggiando passeggiando Gaetano giunse alla conclusione che sostando al centro della radura si sentiva più scoperto. Si sarebbe messo vicino a degli alberi sul limitare del bosco. Senza addentrarsi troppo naturalmente. Ma stare lì nel mezzo del prato non gli piaceva neanche un pò. Confidava nel fatto che gli alberi lo avrebbero accudito e protetto durante quella notte. Cazzate, ma in quei momenti uno si appiglia a tutto, si sa.

L’aria di Giugno era già piacevolmente tiepida. Il rosso del cielo, ormai era diventato di quel tipico violaceo che pregusta il blu scuro della sera, prima della notte. Era proprio uno spettacolo magnifico. Gli alberi così alti, così di tipi strani, così sempre più scuri, quasi neri in contrasto col cielo viola. Bello.

Per un istante gli venne di pensare a se stesso come a un novello Dante Alighieri.

"Nel bel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura!".

 

 

Già, la selva oscura. La testa gli tornò di nuovo agli anni della scuola. Al mitico compagno di banco Filippo Salemi, detto Fofò. Che tipo quello! Un tipo da gran varietà, un guitto. Per lui ogni testo di antologia diventava una sfida a cercare doppi sensi. Indelebile la sua versione dei fatti in merito alla selva oscura dantesca. Lo rivedeva ancora adesso, come in un film.

"Tanuzzo te lo spiego io che vuol dire sta frase" .

"Fofò.. la tua faccia non mi piace", aveva detto Gaetano ridacchiando.

"Tanuzzo questa è forte, senti qua..".

"Aspetta Fofò – lo aveva interrotto subito – Facciamo una pausa. Tu ti fumi una sigaretta e io mi mangio un pezzo di pane che me lo inzuppo nel resto della salsa della pasta del pranzo".

Si erano trasferiti in cucina, dove Filippo si era acceso la sigaretta e Gaetano aveva preso a darsi da fare con il pane, raschiando la padella.

"Allora Fofò – aveva detto Gaetano masticando – racconta sta storia.."

"Tanuzzo – aveva detto Filippo sghignazzando – tieniti forte! Qui si parla di una fimmina con la fica storta".

"Fofò ma che schiiiiifoo! – aveva detto Gaetano buttando il pane che aveva in mano – Sto mangiando!"

"Tanuzzo aspetta.." , aveva detto Filippo sorridendo e sbuffando fumo dal naso.

"Fofò vafanculo"

"Aspetta aspetta.. Tanuzzo fammi dire..", aveva ribattuto Filippo con tono da sapiente narratore.

"Fofò sei malato! Ogni volta che facciamo italiano finisce che le poesie diventano filmettini porno di quarta categoria.. Porca mignotta questo è Dante.. un po’ di rispetto!"

"Tanuzzo ascoltami, qui la cosa è chiara. Nel bel mezzo del cammin di nostra vita.. dice nel bel mezzo.. che ci sta nel mezzo?"

"Si certo.. come no..", aveva glissato Gaetano posando la padella nel lavandino.

"E poi dice.. mi ritrovai dentro la selva oscura..", aveva continuato Filippo implacabile.

"Veramente.. Fofò.. – aveva tentato di ribattere Gaetano, spegnendogli la sigaretta – veramente.. dice mi ritrovai per una selva oscura.. non dice dentro.. dice per".

"E’ uguale. E poi dice che la dritta via era smarrita.. la via principale Tanuzzo.. ‘u capìsti? Che può significare solo due cose.. o che la donna ce l’aveva storta.. oppure che non se la può fare davanti e allora se la fa dietro!".

"Ecco.. ora pure dietro.. sempre così terminano i tuoi racconti.. chissà come mai.. sei fissato Fofò!"

"E poi…", aveva detto saccente Filippo.

"E poi.. che?", aveva risposto Gaetano ormai prostrato.

"E poi il gran finale.. Tanuzzu beddu.. il gran finale.. come fa?"

"Come fa?"

"Fa.. Tanuzzo.. Fa.. che dice ahi ahi quanto a dir qual’era è cosa dura! Lo capisci Tanuzzo.. cosa dura.. cosa dura! Che per quanto ce l’ha dura gli fa male! Ihihhihihihihihi".

E insomma, proprio una bella classe quella. Ora Fofò faceva giurisprudenza a Palermo. Che a Roma non l’avevano voluto. E a Napoli nemmeno.

Nessuna nuvola in cielo. Si prospettava una notte di luna piena, simile a quella della sera precedente.

"Meglio così", si disse, "così almeno la luna mi illumina un po’.. quegli stronzi non mi hanno lasciato nemmeno una torcia. Fanculo.. al prossimo derby gliela faccio pagare".

Il prossimo derby però sarebbe stato almeno 4 mesi dopo e nel frattempo c’erano ben altre cose a cui pensare. Gaetano, nei suoi 26 anni di vita, non aveva mai dormito in sacco a pelo, onde per cui il primo pensiero fu "mi devo spogliare o dormo lì dentro vestito?". Osservava titubante il sacco a pelo. Verdognolo, sembrava un gommone sfondato della guardia di finanza. Lo aveva avuto dall’amico Riccardo, o più comunemente Riccardino, che amante dei boschi era solito andare in campeggio in Croazia. Prestandoglielo gli aveva detto "Tanuzzo mi raccomando.. così te lo sto lasciando e così lo voglio ritrovare.. non me lo rovinare che ci tengo.. è un pezzo della mia vita.. sapessi le tedesche che mi sono fatto là dentro!".

"La dentro? – rifletteva tra sè e sè Tanuzzo – come cacchio si tromba dentro una robaccia simile? mhà… un pezzo della sua vita… si.. un pezzo della sua vita sfondato!" . C’era pure una bella macchia marroncina di caffè, proprio vicino alla cerniera da cui si entra.

"Ahhh quella macchia – gli aveva detto Riccardino – che ricordi ! Apposta l’ho lasciata lì.. mi ricorda di Brighitte!"

"Vuoi dire Brigìtt..", gli aveva detto lui.

"No no – aveva ribadito Riccardino,che la sapeva lunga, o almeno così diceva – Brigìtt è alla francese, ma quella era tedesca e si dice Brighitte, con la g dura" e dicendo la parolina "dura" gli aveva fatto l’occhiolino. Un po’ come Fofò. Tutti fissati sulla durezza, tutti stalloni quegli amici, a sentir loro.

"Va bene- aveva concluso Tanuzzo – stai tranquillo ".

Ma Riccardino voleva farsi bello a raccontare di Brighitte e quindi aveva continuato. "Devi sapere che era primo mattino, ci eravamo svegliati e io per fare il galantuomo gli ero andato a prendere il caffè.. tu lo sai che son galantuomo, vero?".

"Si Riccardo, lo so che sei galantuomo.."

"Ecco. E insomma le avevo portato stu cafè e mi ero infilato di nuovo dentro. Poi nel mentre che la vedevo che soffiava sul bicchiere di carta per fare raffreddare il caffè.. minchia.. a vederla soffiare così m’ha preso una voglia.. ma una voglia.. allora le sono saltato addosso e me la sono fatta un’altra volta.. e il caffè è finito dovunque nel mentre che io gli davo e gli davo e gli davo". E aveva ridacchiato tutto contento, facendo anche un bel po’ di mimo di indiscutibile volgarità.

"Che animale.. mamma mia.. altro che galantuomo..", aveva pensato Tanuzzo in quell’occasione.

Tutti maschissimi in quel paese, tutti pronti a sogghignare di soppiatto al passaggio di una signorina un pò più scollata. L’unico che si salvava , forse, era Ggerri, che di donne non parlava mai, solo di film. Per Ggerri era inutile parlare di donne. "Non bisogna parlare di donne- diceva sempre lui – bisogna parlare con le donne! Questo si, che serve. Che loro sono più sensibili, e quindi sono anche più intelligenti. Parla con loro, che hai solo da imparare, caro Gaetano.. si lo so che gente tipo Riccardo e Filippo sono in fondo dei buoni ragazzi, tutto fumo e niente arrosto, ma tu vedi di ricordarti che le donne, se le prendi come dicono i tuoi amici, non le capirai mai. Fidati, se fai così ci saranno profumi e sensazioni che non sentirai mai e ti perderai il meglio! Se vuoi essere un pirata allora va bene, ma ricordati che anche un pirata sa essere un signore.. Tu la conosci la canzone?".

"Che canzone?"

"La canzone di Iglesias! Mio Dio Gaetano, sta tutto messo lì, devi impararla diamine.. Sono un pirata ed un signore, professionista nell’amore!".

Davvero una brava persona, quel Ggerri . Peccato in paese ne dicessere così tante sul suo conto, sulla sua tendenza a starsene da solo sempre. Ma in paese si cresce così, chi ce l’ha sempre duro, chi è moscio moscio e chi è frocio. E basta.

Nel frattempo si erano fatte almeno le 20:30 e se ne era accorto pure il suo stomaco. Prese il cestino dell’ Happy Meal e si sedette sopra il sacco a pelo, appoggiando la schiena ad un albero. C’era sempre più buio. Accese lo schermetto del cellulare per fare luce dentro il cestino. Era quasi vuoto.

"Bel panino per formichine anoressiche.. bleah..".

Ad ogni modo aveva fame, quindi prese a mangiarselo. Pensò al fatto che di solito l’Happy Meal era mangiato da bimbetti contenti, che magari festeggiavano il compleanno da McDonald, con i genitori che nel frattempo si strafogavano dei bei Menù Maxi. Che lieta raffigurazione! Gli prese un pò il senso di colpa, perchè quell’immagine di infanzia gioconda venne a smorzarsi al pensiero del satanasso di Riccardino che si faceva la Brighitte sul caffè, dove stava seduto lui. Il panino gli sembrò improvvisamente fatto di plastica.

Improvviso un rumore alle sue spalle. Tipo fogliame.

Si voltò di scatto. Salivazione zero. Panino bloccato nella trachea. Occhi spalancati. Niente, non si vedeva niente.

Silenzio.

Ancora silenzio.

Silenzio. Finalmente inghiottì piano il boccone. Riprese a respirare.

Buio e silenzio.

Sempre silenzio.

Stava per voltarsi di nuovo per mangiare quando improvviso sentì nuovamente il rumore. Piegò il viso in avanti per cercare di capire cosa fosse. E poi nel buio sentì il fogliame muoversi nell’alto di un albero davanti a lui e un uccello alzarsi in volo con un urlo cupo.

"Un gufo.. un cazzo di gufo di merda… ma va va..". Oh che bella la natura incontaminata, soprattutto quando ti fa sti scherzi del cazzo!

Cercò di tranquillizzarsi. Era stato solo un gufo, nulla di che. Avrebbe scritto una bella mail a Piero Angela per dirgli quanto son belli i gufi di notte. Però la fame gli era passata e quel panino micragnoso ora gli sembrava un pane di montagna durissimo da ingoiare. Lo richiuse nel cestino e si adoperò a togliere un pò di briciole dal sacco a pelo. L’idea di dormire in mezzo alle briciole di pane gli dava fastidio.

Era davvero paradossale che la vita di paese lo avesse portato a esser definito "Tanuzzu u vastasùni" (cioè Gaetano, il gran maleducato). Lui, un ragazzo così attento all’ ordine, alla pulizia, aspirante alla pace. In un mondo pieno di mille Fofò e di mille Riccardini che tutto sapevano e tutte si facevano, alla fine il maleducato era lui, Gaetano. Ma si sa che la vita è strana e quella di paese lo è ancora di più. L’appellativo di "vastasùni" era nato dopo che aveva festeggiato i 20 anni. Aveva fatto una bella cena a casa sua con amici, parenti e familiari al gran completo. Gli amici, interrogandosi su cosa regalargli si erano direzionati verso una bella polo a maniche lunghe. Ma avevano anche pensato fosse simpatico fargli una bella sorpresa. A sua insaputa avevano inserito una videocassetta dentro il videoregistratore in camera sua e sulla tv avevano messo un post-it con suo scritto "Video di buon compleanno. Con tanti auguri!". L’idea, naturalmente, l’aveva avuta Filippo, detto Fofò. La festa era andata per le lunghe e quando l’ultimo degli invitati aveva svuotato anche l’ultima bottiglia di vino fragolino finalmente se ne erano andati. Gaetano salutati tutti si era inserito dentro il letto senza neppure accendere la luce nella stanza. Il giorno dopo, di buon mattino era partito per Messina, per pagare le tasse del nuovo anno accademico e portare i moduli in segreteria. L’apertura della porta, così repentina, aveva generato una folata di vento che aveva fatto cadere il post-it sotto il cassettone sopra cui sostava la tv. Leggenda vuole che alle ore 12 di quel giorno, mentre era in fila in mezzo ad altri 3.000 ragazzi, tutti sudati e sfatti, nella serra della segreteria di facoltà, gli fosse giunta una telefonata della madre che urlando gli aveva detto solo la parola "Vastasùni!!". Gliel’aveva urlata almeno 25 volte. Gaetano era tornato di gran corriera in paese e giungendo sotto il palazzo aveva visto suo padre in balcone che lo squadrava serio, fumando una sigaretta, e diceva alla moglie gelidamente "Pina è arrivato". Quindi la madre si era catafottuta in balcone urlando a squarciagola "vastasùni!" al figlio che posteggiava la macchina sotto casa. Nei palazzi vicini, naturalmente erano tutti affacciati a rimirare lo spettacolo.

Solo il tempo di salire le scale e il povero Gaetano aveva finalmente compreso cosa fosse accaduto. La signora Silvana, che faceva le pulizie in casa Lo Curto, quella mattina era andata a spolverare i mobili della stanza di Gaetano. Nel mentre delle sue attività aveva inavvertitamente pigiato il tasto "stop-eject" del videoregistratore da cui era fuoriuscita una videocassetta dal titolo quantomai ameno. Siccome la signora Silvana era donna all’antica, che di oggetti elettronici non capisce un fico secco, era corsa dalla signora Lo Curto, o meglio, dalla baronessa Lo Curto, terrorizzata di aver combinato un guaio, tipo aver rotto il videoregistratore del signorino Gaetano. La baronessa aveva tranquillizzato subito la cameriera, ma per sincerarsi che nulla fosse stato rotto si era recata nella stanza del figlio, verificando la presenza di una videocassetta fuoriuscita dall’apposito strumento. L’etichetta della videocassetta non preannunciava nulla di buono, visto che la dicitura era "Analità profonda – orgasmi del secondo canale".

"In casa mia!! – aveva urlato, diventando di mille colori – Orgasmi in casa mia!".

In effetti la baronessa non conosceva bene il termine "analità", ma "orgasmi" lo aveva compreso. E in ogni caso, anche la dicitura più oscura da capire sarebbe stata presto disvelata dalla visione di 20 secondi di quella videocassetta. 20 secondi in cui l’attore Rocco Siffredi e l’attrice Miss Pomodoro ne combinavano di tutti i colori, in tutti i modi e in tutte le posizioni.

E adesso s’era fatta notte per davvero.

Gaetano s’era immerso dentro il sacco a pelo e si girava e rigirava là dentro. Il gufo era svolazzato chissà dove. Il giovane cercava di addormentarsi dandosi continui cenni di conforto. "Dai che tutto sommato è un posto silenzioso… non c’è nessuno.. poi.. poi non sono nemmeno troppo lontano dalla strada.. se vedo qualcosa che non mi piace prendo la strada e in un quarto d’ora sono a Rocca Spinosa.. ma che dico un quarto d’ora.. di meno.. dieci minuti.. e poi.. e poi son qui tranquillo.. nella natura.. con questa bella luna.. e ho anche il telefonino.. se succede qualcosa chiamo subito.. ma tanto non succede niente…".

E si girava, e si rigirava.

"Qui dentro si sente troppo caldo- iniziò a dirsi- magari mi tolgo la maglietta". Tolta. Ora era a petto nudo dentro il gommone sgonfio.

Buio pesto. Niente di niente. Si indovinavano solo alcuni alberi, quelli più vicini. Per il resto nulla. Il fruscio del vento. Giusto quello.

Niente altro. E il tempo scorreva. Lentamente, ma scorreva. Guardava la luna in cielo, nel silenzio gli tornava in mente la voce di Iglesias "Ti diiirooooò amo la luna e amo il sooleeee.. sono un piraata ed un signoooreeeee..professionista dell’amooreeeeeeeee".

Gli occhi cominciarono nuovamente a chiudersi. Giusto un tantino. Ora distinguere realtà e sogno si faceva più complicato. Insomma, alla fine si trattava solo di un normale campeggio per i boschi. Nulla di più e nulla di meno. Che c’era mai da aver paura? "La gente ci va a campeggiare.. ci vanno milioni di persone in tutto il mondo tutte le estati". Ecco, ecco cos’era: un campeggiatore. Semplice. "Un semplice campeggiatore del cazzo". E per di più stava in un bosco bellissimo, sotto uno splendido chiaro di luna, gratuitamente.

"Che cazzo c’è bisogno di andare in Croazia a vedere la natura. Qui è già bellissimo. Dormiamo ora..". Così pensando chiuse gli occhi.

Che bel silenzio che c’era. Che bella luna.

Per invogliarsi al sonno si mise a pensare a cose belle. A quel lavoro che gli avevano proposto a Messina, ad esempio. Ancora ne doveva parlare con i genitori, ma era convinto che dopo un po’ di storie loro si sarebbero convinti. Del resto non era cosa da poco, a pensarci bene: un figlio family banker!

"Ma cosa fa un family banker, esattamente, scusi?", aveva chiesto Gaetano all’agente.

"Il Family Banker è il punto di riferimento della banca per i rapporti con la clientela – aveva detto quello, con fare longobardo – un professionista di nuova generazione! Lei, dottor Lo Curto, si sente parte della nuova generazione?"

"Io? Ma… veramente… sa.."

"Non sia modesto, suvvia!"

"Ma io non sono ancora dottore comunque.."

"Il lavoro con noi la spronerà anche nelle ultime materie che le mancano, abbia fiducia! Sarà libero di gestire la sua attività e di costruire la sua impresa e la sua struttura insieme alla nostra banca. E’ abbastanza per le sue ambizioni? Eh?" .

Le sue ambizioni. Quali? Quelle di Gaetano? O quelle di Tanuzzu u vastasùni? Bella domanda. Ma quello non si era fermato, anzi, aveva rincarato la dose. "Io lo so, io la vedo: lei ha autonomia, capacità di relazione, volontà di condividere missioni ed obiettivi!". Detta così sembrava di andare in guerra.

"Guardi lei è gentile – si era provato a dire Gaetano – ma io sono già fuoricorso, devo finire agronomia assolutamente per pensare all’amministrazione dei terreni di famiglia…"

"Perfetto! Perfetto dottore Lo Curto.."

"Ma io non sono dott.."

"Mi ascolti – lo aveva interrotto il longobardo – Ci pensi, ci pensi, che io domani la richiamo. Lei è adatto e parte già avvantaggiato col fatto che poi metterà a frutto la sua esperienza con noi investendola nei terreni di famiglia. Oltretutto la nostra banca potrebbe essere estremamente interessata ai suoi terreni, estremamente!".

Gaetano in quell’occasione ebbe la strana impressione che a quel signore fossero brillati gli occhi, pronunciando la parola "terreni".

"Ci pensi.. ci pensi.. le offriamo la migliore formazione.. le migliori forme di affiancamento e sostegno possibili, per la sua crescita e la sua carriera!".

E così ci aveva pensato. E ci pensava anche adesso, al buio, in un bosco sperduto, sotto una splendida luna. Un caldo, però! Si sentiva dentro un orso gigante di peluches.

"Ma non c’è la versione estiva e quella invernale, tipo lati del materasso?", si chiese. Stiede a riflettere un secondo, se magari non fosse stato il caso di rivoltare il sacco a pelo. Ma poteva essere una faticaccia inutile. "Vabbè lasciam perdere, addormentiamoci..".

Intorno a lui il buio e il silenzio. E caldo. Il sudore si creava come per magia tra i capelli e poi iniziava a scorrere. Gli sembrava quasi di sentirne il rumore nel buio. Il suono fitto e fastidioso del sudore che colava tra i capelli. O forse era qualcosa d’altro? Magari erano i capelli che gli crescevano?

"Ma dai.. ma sono pazzo? Ora sento il suono dei capelli che mi crescono.. roba da matti!".

Si girò per addormentarsi di nuovo.

"Chissà che ore sono". Con un contorsionismo degno di un circense cinese riuscì ad infilare la mano destra nella tasca dei pantaloni. Prese il telefonino. L’ 1:25. Lo rimise in tasca.

"E insomma… è notte..- si disse- sta passando la notte..".

Si girò sul fianco destro. Si rigirò sul fianco sinistro. Si rimise sul fianco destro. Stavolta stava comodo.

"Ahh ora si che sto comodo, da questa posizione non mi muovo più. Ottimo. Comodissimo. Sto proprio bene".

Si appisolò. Intorno a lui silenzio. In sogno gli apparve il difensore della sua squadra. Come un perfetto cretino guardava l’attaccante rivale che se ne andava in goal senza fare un cazzo, facendogli perdere il derby e obbligandolo a quella iniqua punizione silvestre.

Riaprì un occhio, perché il mento gli faceva male.

Si girò e si rigirò. Ma trovare la posizione giusta non era per niente semplice, lì dentro quel coso. Si sentiva come una banana dentro la buccia. Stretta, sagomata. Di più: una banana dentro una banana. E poi aveva un dolore al fianco destro. Ma che era?

"Il telefono.. – si disse stancamente, mantenendo gli occhi chiusi – uufffff.. il telefono in tasca.." .

Era stanco ora, voleva dormire. Almeno un po’, almeno un’ora, voleva dormire.

"Tanto non mi chiama nessuno.. e comunque me lo tengo vicino.. – pensò, togliendosi il cellulare dalla tasca e mettendoselo accanto, adagiato sull’erba – Anzi no.. fuori no, che non si sa mai.. lo metto dentro.. qui.. qui dentro.. vicino le gambe.. così so dov’è ma non mi disturba".

E così pensando, ripose il cellulare dentro il sacco a pelo, vicino alle rotule, con l’ennesimo contorsionismo. Adesso stava più comodo, adesso sì che poteva dormire.

E iniziò a dormire della grossa.

Dormire.

Dormire.

Dormire.

Poi, quando erano circa le 3, prese nuovamente a rigirarsi. Si trovava nuovamente in quella stramba condizione in cui non si è del tutto assopiti, nè ormai svegli; in quella condizione in cui si sentono gli stimoli dell’esterno, ma li si trasforma in qualcosa di onirico a metà strada tra il reale ed il fantastico.

Forse era colpa del caldo eccessivo che si stava sprigionando dentro quel sacco a pelo spelacchiato. Sudava, sudava assai. C’era un caldo beduino lì dentro, gli sudavano le palle e non era bello. Un fastidio! E poi quell’odore di terra tutto intorno. La percezione di essere lì, disteso sull’erba, in mezzo a milioni di formiche che erano state nascoste tutto il giorno sotto terra ed ora buone buone erano intenzionate ad uscire al fresco della notte, tipo turisti in villeggiatura per farsi una passeggiata intorno a lui. Forse un po’ l’uno e un po’ l’altro, ma la verità è che iniziò a immaginare quel sudore che gli colava sulle tempie in due rivolini fossero due simpatici animaletti. O meglio, più che animaletti fossero insetti. Insettini piccoli piccoli, con tante piccole zampettine deliziose che tanto nauseano le gentildonne. Gli camminavano sul viso. Gaetano si provava a lottare contro quel caldo e quella scomoda posizione; si girava, si rigirava; si provava a dirsi che era ora di dormire, era ora di dormire, era ora di dormire.. Ora di dormire.. Si, ma come si fa a dormire quando hai due formiche che ti camminano sulla faccia? Formiche? Ma quali formiche, quelli erano due orrendi scarafaggi puzzolenti, grossi così, con sette zampe e con quelle schifo di antenne che tutti zozzi gli camminavano sul naso, verso la bocca e poi…

"NOOOOO! – urlò di soprassalto svegliandosi – Cazzo che incubo!".

Sospirò. Era sudato fradicio. La testa, i capelli.

"Cazzo che incubo di merda!". Si passò la mano sulla fronte, cercando di rinfrancarsi, asciugandosi il sudore. Aveva sete, doveva bere. Doveva essere rimasta un po’ di bibita da qualche parte. Al buio non si vedeva, ma ricordava di averla posata vicino, dentro quel fetente Happy Meal.

Nel mentre che cercava mise a parlare da solo, perché quando una situazione è critica e si è da soli, la prima cosa è darsi compagnia parlando a se stessi per sentirsi appunto meno soli. Succede.

"Deve essere qui vicino.. mi ricordo che era qui vicino.. ah ecco.. ora la vedo.. gli occhi si stanno abituando a sto cazzo di buio e finalmente ci vedo qualcosa.. si ecco.. la scatoletta di cartone..".

Poi si fermò bruscamente. No, i suoi occhi non si stavano abituando al buio. C’era proprio più luce.

Impallidendo vide che c’era una luce in fondo al bosco..

Parte II

Gaetano, detto Tanuzzo, mezzo dentro il sacco a pelo e mezzo fuori, rimase impalato come una statua di sale, vedendo che nel mezzo del bosco, più o meno a 50 metri nondipiù, c’era un bagliore lontano. Una luce bianca, piccola ma acuta. In lontananza un suono stranissimo, ma vero, reale seppur impossibile.

"Merda d’una merda… i fantasmi…" .

Era dunque vero che quel bosco era infestato da spiriti maligni? Erano vere le dicerie? Ma come poteva essere? Non era mica in Scozia, non era mica in un castello bavarese. Si trovava semplicemente in un piccolo bosco nel centro della Sicilia. Che caspita di fantasmi potevano esserci mai in Sicilia? Fantasmi di disoccupati?

Silenziosamente uscì dal sacco, per come si trovava, in pantaloni e torso nudo. Faceva più fresco ora, ma forse era solo la paura a farlo tremare. Si diresse a piccoli passi verso la strada maestra che porta fuori dal bosco, per giungere al primo paese vicino. Ci avrebbe messo solo dieci minuti, anche meno, e sarebbe stato al sicuro. Iniziò a incamminarsi. Sarebbe andato da Calogero, lui lo avrebbe capito e rassicurato. Anzi no, lo avrebbe messo inutilmente nei guai, il povero Ggerri, e non se lo meritava, no. Sarebbe andato dai carabinieri a raccontare tutto. Fece un centinaio di metri e poi però si fermò. Stiede lì a rifletterci . Si vide per un attimo in paese, dai carabinieri, a raccontare quella storia assurda. Immaginava le loro facce.

E poi prese la decisione. Cambiò strada e lentamente prese a incamminarsi verso il bosco, verso la luce, senza farsi vedere. A piccoli passi.. a piccoli passi.. Che cosa lo spingesse non lo capiva nemmeno lui. Forse era la voglia di vederci più chiaro. Forse la consapevolezza che alla fine si sarebbe fatto una risata vedendo una massa di lucciole luminose nell’aria. Forse il desiderio di non scappare, di dimostrare ai suoi amici (o ex-amici) che lui il coraggio lo aveva. Ne aveva più di Fofò, ne aveva più di Riccardino, ne aveva più di quella massa di compaesani che erano bravi a parlare e parlare alle spalle, prendendosi gioco di tutto e di tutti sempre e comunque. Era il momento di vederci chiaro, era il suo momento, il suo cazzo di momento in cui la vita ti guarda in faccia e ti chiede se ce la fai. E lui, almeno quella volta, voleva farcela. Non importava che non ci fosse nessuno a vederlo, non importava fosse solo e senza testimoni. Importava che c’era lui stesso, ed era a se stesso che doveva dimostrare chi era veramente, se era Gaetano, o se era semplicemente "Tanuzzu u vastasuni".

Prese a camminare, lento ma deciso, addentrandosi nel bosco sempre più. Cercava di fare silenzio, ma non era così semplice. La luce in fondo era ferma e bianca e si faceva sempre più vicina. Un passo alla volta… un passo alla volta… Mentalmente cercava di darsi forza. Pensava alle chiacchierate in macchina con Ggerri, a tutte le volte che si erano messi a canticchiare in auto… "A volte sono un bastardo e a volte un buono.. a volte non so neppure come io sono.. mi piace qualunque cosa che è proibita..ma vivo di cose semplici, vivo la vita.." . Canticchiava a bassa voce, canticchiava per darsi coraggio. "Io donne ne ho avute tante che mi han capito e altre che in malafede mi han ferito.. Ma è arrivato giusto per me il momento.. per dire come io sono, come io sentooo.." . Si, stava procedendo bene, era concentrato, era attento, stava per giungere alla luce. "Ti dirò.. impresto l’anima o il cuoreee… sono un pirata ed un signoreee.. più amor proprio che pudoreeee". Mancava poco, era vicino a capire cosa ci fosse dietro quel bagliore, mancavano pochi metri. "Ti dirò.. amo la luna e amo il sole.. sono un pirata ed un signore… professionista nell’ amore…".

CRAAAACK..

"Oh cazzo". Si fermò. Il cuore letteralmente in gola. Aveva pestato delle erbacce secche che avevano fatto un rumore così stridulo da sentirsi per tutto il bosco. Forse aveva spezzato un qualche ramoscello di qualcosa. Gaetano di alberi non sapeva niente. Si fermò. Tutto intorno il silenzio. Il suo cuore batteva a mille, lo sentiva correre, lo sentiva generare un tale frastuono che pareva un fuoco pirotecnico di quelli che fanno nelle borgate marinare a fine estate. Lentamente si appoggiò ad un albero, sedendosi a terra, tra le radici. Era stanco, aveva paura, voleva capire che cavolo stava succedendo e cosa cazzo stesse facendo lui stesso.

La luce era ferma. Poi iniziò a tremolare, divenendo più giallognola, più giallognola, più giallognola.

E poi così, d’improvviso, la luce si spense. Il silenzio ed il buio, nuovamente.

Il terrore aumentò nella testa e nel cuore di Gaetano. "Come fa una luce a sparire d’improvviso così.. non è mica una lampadina.. questo è per davvero un fottuto fantasma..cazzo..".

Qualcosa in testa gli disse di buttarsi in terra ed iniziare a strisciare. Forse vecchie rimembranze di qualche Rambo visto in tv, o di Commando. Strisciava come un serpentello, cercando di non fare troppo rumore. In lontananza sentì il gufo ricominciare il suo canto notturno. Nel buio intravedeva qualcosa, ma nulla di importante. Anzi, quasi nulla. Strisciava, strisciava lento nel fogliame come un cacchio di avventuriero notturno.

Tutto taceva di nuovo. Sentiva solo il suono delle sue mani sul terreno.

"Aspetta…" . Una voce, d’improvviso. Una voce nell’oscurità.

Si fermò di scatto, fermo immobile disteso per terra. Gli occhi spalancati e la guancia sinistra schiacciata sul terreno. Solo il suono cupo del suo respiro a stento trattenuto. La luna piena, pallida, bianca, in un cielo ormai nero. Una voce, poco distante, davanti a lui, nel buio, nel bosco, nella notte, aveva detto "aspetta".

Passarono poco più di 2 minuti, e furono minuti di buio terrore. Forse aveva capito male. Doveva aver capito male. Magari era il gufo, magari erano le foglie sul terreno, magari era una qualunque altra cosa, ma non una voce. Non una voce.

Poi nuovamente sentì la voce.

"Aspetta…ecco….così..".

Poi dei suoni di fogliame, di terreno smosso. C’era qualcuno. Forse due.

Gaetano era immobile, disteso per terra, non fiatava. Era terrorizzato, ma sentiva che dentro di lui un qualcosa si stava muovendo, anche se non aveva la benchè minima idea di cosa fosse. Gli tornò alla mente la celebre quartina di "Una notte di mezza estate", quando Ermia dice "La tenebrosa notte il guardo oscura, ma acuto fa l’orecchio oltre misura, onde, per quanto ne soffra la vista, doppio vantaggio l’udito ne acquista". Già, era proprio così. Nulla vedeva e tutto sentiva.

La voce continuava a parlare."Così…ecco…così…." Era una voce delicata, leggera, stranamente fresca. Di fanciulla. Gli vennero in mente mille film dell’orrore, visti con Calogero, in cui il fantasma era una dama bianca assetata di sangue umano.

"Sarà il fantasma di una ragazza – si disse Gaetano – o magari una ninfa dei boschi…". Una ninfa dei boschi. Certe idee vengono solo quando uno è terrorizzato e ha letto troppi classici di latino.

"Si… piano…l’ora sta per giungere.." . La voce nel buio non accennava a smettere. Gaetano si decise a rimettersi in moto, strisciando piano verso la direzione della voce. Lentamente, lentamente, lentamente… E dopo poco riuscì ad intravedere dei movimenti nel buio. Si ricordò del telefonino che aveva avuto in tasca tutta la notte, gli sarebbe servito per fare un pò di luce. Mise la mano in tasca per prenderlo e nel mentre che lo faceva si ricordò di quando se l’era tolto dalla tasca perchè gli dava fastidio. Lo aveva lasciato dentro il sacco a pelo. All’idea di essere senza telefono si sentì gelare il sangue dentro le vene, come mai gli era accaduto prima quella notte. Ma tornare indietro era ormai improponibile. Proseguì, cercando di abituare la vista al buio, come i gatti.

Forse è proprio vero che nel buio più buio si vedono i suoni. Gaetano si aiutava con l’udito e cercava di capire cosa fossero quelle sagome.. Poi, ecco.. ecco, come il suono di un qualcosa strisciare nel legno… Aveva delle erbe alte davanti, che gli impedivano di vedere alcunchè. Fece perno sui gomiti e cercò di alzarsi di quel tanto che gli desse la possibilità d’intuire qualcosa nella notte.

Si accorse che davanti a lui c’era uno spazio piccolo, e questo minuscolo spazio era la riva di un placido ruscello che non aveva neppure sentito scorrere, sino ad ora. Forse perchè l’acqua era così lenta da essere praticamente ferma. La luna illuminava quello specchio d’acqua creando sfumature d’argento. Un dolce bagliore si alzava dall’acqua e si rifletteva nello spazio antistante. Cercando di non fare troppo rumore Gaetano alzò di un altro pò la testa e fu allora che sentì un suono così dolce e così crudele, che capì non lo avrebbe mai più dimenticato, se mai fosse rimasto vivo dopo quella notte.

Erano labbra. Labbra che baciavano. Forse labbra di donna, forse labbra di fantasmi, ma erano labbra. E baciavano, forse altre labbra. Il suono era preciso, inconfondibile, ineguagliabile. Udiva nel buio il suono del tocco leggero delle labbra che si separano da qualcosa. Sentiva la lingua schioccare in una ancora contenuta salivazione. Nel buio, lì davanti a lui, qualcuno si baciava.

"Seguimi ora… veloce è questa notte… il tempo sta per giungere… seguimi". Di chi era questa voce incredibilmente suadente? Per chi era questo notturno invito? Per lui? Per Gaetano?

E poi, d’improvviso, ecco due figure di donna, comparire come in scena, come in teatro, nella scenografia in bianco e nero della riva del fiume, vestite di bianche tuniche. Due candide siluette si muovevano di lente movenze, quasi come una danza. Morbide in strani movimenti delle mani, sembravano riproporre un rituale dal sapore arcaico. Lente e dolci, quasi in trasparenze difficili da comprendere, si muovevano così leggiadramente che Gaetano stesso non capiva se camminassero o volassero sospese a mezz’aria. Talvolta sembravano cogliere qualcosa da terra e portarselo alle labbra. Forse fiori notturni bagnati dalla prima rugiada. Erano spiriti dunque? Di certo lo sembravano. Erano forse povere anime di defunti? Quale pena, quale martirio poteva mai affliggerle tanto da portarle a cercare ancora il sapore notturno di un fiore d’estate? Da quale tetro inferno esse fuggivano notturnamente per cercare un pò di quiete? Gaetano sentiva che in quella notte di Giugno veniva sempre più sospinto dagli eventi a partecipare al compimento di un grande mistero.

Poi d’improvviso le vide indirizzarsi verso il fiume, discendere la riva e giungere nell’acqua e lì ferme carezzarsi. Erano due pallide fanciulle dai biondi lunghi mossi capelli . I bianchi vestiti iniziarono ad inumidirsi, aderendo sottili alla pelle. Avevano carne, avevano fiato, erano vive. Di certo non fantasmi.

Gaetano non sapeva se esserne deluso o felice. Da dietro un albero si alzò sulle ginocchia per vedere meglio e capire. Erano due ragazze, magre, forse magrissime, ma donne. Le vide guardarsi negli occhi. Le vide carezzarsi. Le vide lentamente denudarsi, lasciando le tuniche galleggiare sul corso del fiume come bianchi cadaveri. Le vide avvinghiarsi l’un l’altra. Le vide. Le vide incedere frementi nelle delicatezze di un bacio, poi un altro, ed ancora un altro ed un altro, assetate, vogliose l’una dell’altra. Si prendevano, si cercavano, si volevano. I loro seni erano piccoli e bianchi di luna. Le loro labbra morbide e feroci. Le vide sospirare e fremere e toccarsi con sempre maggiore insistenza. E vide quella delicatezza trasmutarsi in voluttà e quella voluttà in sfrenatezza e quella sfrenatezza in voglia famelica. Non erano più baci, quelli, non erano più tocchi. Le due figure erano strette l’un l’altra in un’affamata ricerca. Gli abbracci erano ormai divenuti graffi, le carezze lotta, i baci morsi. Si mordevano, si mordevano con forza. Lottavano abbandonate l’una all’altra e si mordevano, e si cercavano e si amavano e odiavano. I gemiti erano sempre più alti e forti. E si mordevano, si mordevano, si mordevano.. i seni, il collo, le braccia..

"Non sono fantasmi.. sono… sono vampire…", si disse Gaetano nello stupore.

Le vide nude, l’una sull’altra, distendersi sulla riva e lottare e in questa lotta godere. Di baci, di morsi, di mostruosa tenera famelica voluttà.

Il cuore galoppava nel suo petto, di terrore, di stupore, di incredibile sconosciuto desiderio. Si stava eccitando. Le vedeva dibattersi e seppur spaventato sentiva il suo corpo fremere convulsamente per quella scena inaspettata. Si stava eccitando. Una parte di lui gli diceva che doveva andar via, che doveva fuggire, allontanarsi il più presto possibile da quell’orrida scena. Ma un’altra voce gli diceva di restare, di spiare, di guardare, di ascoltare, di guardare, di guardare. Gli diceva che sarebbe stato bellissimo insinuarsi tra quei morsi, tra quei gemiti, tra quei baci, tra quelle cosce, tra quei seni, tra quelle…

FIIIISShhhhhhh.. Un suono stridulo. Un fascio luminoso. Fu un attimo. STOMP!

Gaetano cacciò un urlo e svenne. Qualcosa o qualcuno lo aveva colpito alle spalle.

Parte III

Erano passate circa due ore, ed erano più o meno le 5 e 30 del mattino, quando Gaetano Lo Curto, detto "Tanuzzu u vastasùni" (cioè Gaetanuzzo, il maleducato), si ridestò.

Era ancora buio, buio fitto.

Gaetano in quell’istante non sapeva dove si trovava, non sapeva che ore fossero, non sapeva neppure di non essere più solo. Soprattutto, non sapeva di essere legato. Ma lo avrebbe scoperto in breve, a sue spese.

"Sorelle giungete… il prigioniero si ridesta!".

Gaetano sentì una voce risvegliandosi, come se quella voce giungesse da un altro paese. Da un altro pianeta. Da un’altra dimensione.

"Che.. che succede..", bofonchiò lui, cercando di aprire gli occhi.

"Giungete Sorelle, giungete… il tempo è ormai giunto".

Gaetano aveva un malditesta che non c’erano parole bastanti a descriverlo. Doveva aver preso una botta, una botta forte. Ma chi o cosa lo avesse provocato, non riusciva proprio a capirlo. Provava ad aprire gli occhi, ma non ci riusciva. Non ci riusciva.

"Disponetevi in cerchio, come da comandamento".

Qualcuno parlava. Doveva essere una donna e doveva essere anche vicina. Si, vicinissima. Ma Gaetano non riusciva ad aprire gli occhi. A bassa voce sospirò nuovamente "Che succede.. non vedo nulla".

"Che ognuna sia pronta ora. Il rito prende avvio".

Gaetano non aveva la forza di controbattere. Non aveva la forza di far nulla. Per quanto provasse, non sapeva neppure aprire gli occhi. Cercava solo di respirare.

"Voi due sorelle principiate al risveglio del codesto maschio".

Gaetano allora cominciò a capire che le cose non quadravano. A poco a poco la memoria cominciò a tornare. Ricordò di essere nel bosco del Golgo, ricordò della scommessa persa, ricordò del sacco a pelo e dell’Happy Meal, ricordò soprattutto della scena del fiume. La terribile, oscena, ammaliante scena del fiume. E comprese. Comprese di essere in piedi, comprese di essere prigioniero e comprese soprattutto di essere bendato. "Chi siete?", chiese titubante.

Nessuna risposta. Nessuna voce. Poi d’improvviso dei bagliori. Non poteva vederli bene, a causa della benda sugli occhi, ma capiva che erano state accese delle torce, tutte intorno a lui. Sentiva il calore ai lati del suo corpo. Intravedeva i bagliori delle fiamme. Sentiva il crepitio dei fuochi ardere. Le orecchie sentivano, le orecchie udivano, le orecchie bruciavano. Bruciavano dal suono, bruciavano dal calore. Bruciavano dalla paura.

"Iniziate sorelle". Disse solenne la voce.

Era una voce di donna altera. Doveva essere la donna che comandava. Parlava solo lei e per quanto potesse lui ora ricordare, in mezzo a quella situazione così complicata, era una voce diversa da quella che aveva sentito ore prima nel bosco. Era una "lei" che comandava. E comandava altre donne, almeno altre due. Dunque dovevano esserci almeno 3 donne. Ma tre erano poche, dovevano essere di più, a vedere dalle fiamme che erano state accese. Gaetano cercava di ragionare. cercava di capire dove cavolo fosse finito quando…

Bagnato. All’inizio fu una sensazione di bagnato. Un liquido caldo gli veniva versato sul capo e gli scendeva lungo il corpo. Non capiva che schifo di liquido fosse, ma capì che si trovava nudo. Completamente nudo. Provò a dare uno strattone e capì che era legato. Era in piedi, legato ad un palo, o più probabilmente ad un albero di poche dimensioni, ma duro come la roccia. Intorno a lui c’erano almeno 5 o 6 donne con in mano una fiaccola . E c’era sta schifezza viscida che ora gli colava per il viso, il torso, le gambe, ovunque.

"Ma chi cavolo siete? Me lo volete dire?", disse Gaetano, cercando di mantenersi freddo. Doveva sforzarsi di ragionare, di essere lucido. Doveva capire, prima di farsi prendere dal panico. "Ditemi almeno chi siete".

"Non importa chi noi siamo. Importa chi sei tu. Tu sei parte di un nuovo grande progetto, di un nuovo magnifico inizio".

Che strano.. per un istante, per un solo miserabile istante, gli sembrò che quelle parole non fossero poi così diverse da quelle che gli aveva detto il longobardo che lo voleva far diventare family banker.

"Ma.. ma..- provò a rispondere Gaetano – ma che volete farmi… che è sto schifo che mi avete buttato addosso??" . L’odore adesso si faceva sempre più nauseante, chissà con quale orribile schifezza gli avevano cosparso i capelli e poi tutto il resto. Dove si trovava? Era ancora nello stesso bosco? Lo avevano trascinato da qualche altra parte? E qual’era il loro obiettivo? Volevano forse ucciderlo? O forse era tutta una squallida montatura.

"Giacchè vogliamo che in consapevolezza tu giunga al tuo prezioso sacrifizio, tu ben saprai di cosa sei magicamente cosparso".

"Sacrifizio?? Eh ? Ma che.. ma che…"

"Sangue di nero caprone".

"Che dite??? Sangue di caprone?? Mi avete buttato addosso il sangue di un caprone????"

"Ebbene si, affinchè al più presto tu giunga alla…"

"COSA CAZZO MI FATE ????? COSA CAZZO MI STATE FACENDO???? LASCIATEMIII!!!! LASCIATEMIIIIIII!!!!!!!!!" . Gaetano a quel punto non si trattenne più. Iniziò ad urlare come un pazzo. Come un pazzo scatenato. "LASCIATEMI ANDARE BRUTTE STRONZE LASCIATEMI ANDARE!!!!!!!".

Gaetano urlava, urlava, ma nulla cambiava. Intorno a lui gli stessi bagliori, le stesse fiamme ardenti. Le donne stavano in silenzio, noncuranti del suo vociare. E quella schifezza addosso a lui si faceva sempre più appiccicosa. Se la sentiva addosso e gli veniva voglia di vomitare.

"Procedete", disse colei che sicuramente stava al comando.

Gaetano senti dei passi avvicinarsi verso di lui. Urlò, "Cosa fate? Cosa fate? State indietro cazzo, state indietro!!"

Poi d’improvviso sentì una mano sfiorargli la coscia sinistra. Leggera, sicura. Poi un’altra, carezzargli il petto destro. E un’altra, la fronte. E un’altra, ancora. Quattro mani. Lo carezzavano,tenere, aggressive, audaci, terribilmente sicure di ciò che stavano facendo. Quasi che aspettassero di farlo da mesi, e fossero finalmente giunte all’ora fatidica in cui farlo. Poi una mano gli prese il sesso e iniziò a massaggiarlo lentamente. Gaetano era tremendamente confuso, non sapeva più cosa pensare. Quelle mani.. quelle mani.. stavano risvegliando in lui un desiderio, una voglia animale che non aveva mai percepito ma che sentiva crescere con improvvisa violenza. Doveva cercare di tenersi saldo, doveva capire la situazione, doveva fuggire. Ma quelle mani… quelle dita… così terribilmente dolci.. così seducenti… così vogliose.. E poi un qualcosa di morbido si aggiunse con ancor più voluttà. Non capiva cosa fosse, ma poi ne ebbe la certezza: lo stavano leccando. Forse in due, forse in tre. Ormai era tutto talmente confuso. Nel buio Gaetano sentiva mille sensazioni diverse e mantenersi lucido era sempre più difficile. Sentiva quei suoni, sentiva il tocco di quelle mani, di quella lingua. Non doveva lottare solo con quelle donne, ma anche con una parte di sè che non conosceva. Sentì l’abisso sopraggiungere, sentì che una di loro gli aveva preso il membro tra le labbra e lentamente lo faceva crescere.. lo faceva vibrare.. e poi non più solo una bocca, ma due… doveva resistere.. in qualche modo doveva resistere.. doveva…

"Non provare a resistere maschio prezioso. Tu non puoi tirarti indietro. Tu.. tu non sai tirarti indietro ! .. Lasciati andare.. unisciti a noi.. al nostro rituale…"

Gaetano era in balia delle onde delle sue mille sensazioni.. era tremendamente eccitato.. e aveva paura.. e voleva scappare.. e voleva restare.. e voleva ogni cosa.. ed ogni cosa sentire.. ed ogni cosa provare… e sapeva di doversi trattenere.. in qualche modo.. anche se non voleva.. doveva trattenersi..

"Cosa.. cosa mi state facendo…- chiese con un filo di voce – perchè? perchè tutto questo? perchè… proprio.. io?"

Ma nessuna spiegazione ancora giungeva . Solo il suono di mille lingue che lo accerchiavano, lo godevano, lo ammaliavano. In ogni punto del suo corpo. La sua mente fu presa da mille immagini. Tutte insieme, tutte confuse, tutte mostruose. Fofò che si fumava una sigaretta. Dyanne Thorne comandante nazista di "Ilsa il lupo delle SS". Tura Satana e Lori Williams assassine motocicliste di "Faster Pussycat!Kill!Kill!". Miss Pomodoro con Rocco Siffredi nel film che lo aveva condannato all’odiato soprannome. Ajita Wilson carcerata violenta di "Femmine Infernali". Marina Malfatti in forma di spettro in "La notte che Evelyn uscì dalla tomba". Riccardino infilato con la tedesca dentro il sacco a pelo. Haydeé Politoff strega mentre tortura Ray Lovelock in "Il delitto del diavolo". I lunghi capelli di Barbara Steele in "I lunghi capelli della morte". Le vampire del fiume, che forse erano le stesse che lo stavano leccando ora così vogliosamente, così smodatamente, così vergognosamente. E ancora, la folle maschera di Bette Davis in "Che fine ha fatto Baby Jane?". E lo sguardo allucinato di Sissy Spacek in "Carrie- Lo sguardo di Satana". E mille, mille altre immagini.

Non sapeva resistere. Non riusciva più a resistere. Il suo sesso era sempre più voglioso, sempre più fremente, sarebbe venuto tra poco, lo sapeva, lo sentiva, lo sentiva…

"Fate piano – disse la donna austera, quella che sembrava comandare, quasi che seguisse un piano prestabilito – non ancora è giunto il tempo. Perchè il rito sia pienamente efficace il frutto dovrà sorgere al tempo esatto, non prima e non dopo!".

E in quel terribile stordimento Gaetano comprese che il loro intento era quello di raccogliere il suo sperma. Per farne chissà cosa, per metterlo chissà dove, per darlo a chissà chi. Non lo sapeva. Forse erano streghe, forse erano di una setta satanica, di certo erano pazze, erano matte da catena. L’unica cosa che poteva cercare di fare era quella di prolungare la sua situazione e per farlo doveva resistere, doveva negargli ciò che loro volevano. Non doveva venire.

Quelle mani, quelle lingue, continuavano feroci a percorrere ogni luogo del suo corpo, ogni punto del suo crescente desiderio. Ma lui non doveva cedere. Doveva pensare a qualcosa, distrarsi, pensare a qualcosa di brutto, in modo da diminuire la sua erezione. Doveva combattere contro di loro ma anche e soprattutto contro quella forza oscura che si era generata dentro di lui e in ogni istante lo incitava a lasciarsi andare, a scendere nel godimento più estremo, più dolce, più violento, fino all’estasi. Doveva combattere. Doveva pensare. Doveva pensare alla carogna della professoressa di biologia, a come lo aveva maltrattato. Doveva pensare all’umiliazione dei suoi genitori che lo avevano trovato con il film porno in camera. Non doveva godere, non doveva godere. Doveva pensare a tutta quella gente affacciata alle finestre, che lo osservavano con sguardo disgustato al ritorno a casa. Alle voci che si erano sparse su di lui e lo avevano condannato a esser chiamato sempre in quel modo che odiava, che non lo rappresentava, che lo infamava. Doveva pensare a questo. Doveva resistere. Doveva pensare alla sua squadra del cuore che perdeva. Doveva pensare a quegli amici schifosi che stavano ridendo di lui. Doveva pensare a quel buio. Doveva pensare al fatto che chissà quale brutta fine avrebbe potuto accadergli una volta che il suo seme si fosse sparso. Magari lo avrebbero ucciso. Magari lo avrebbero fatto sparire. Magari….

Ma le donne intorno a lui avevano capito cosa lui stesse facendo e avevano messo in atto una contromossa tremenda.

Una di loro ora gli aveva preso il membro in mano e con decisione lo aveva immerso in qualcosa di caldo, in qualcosa di avvolgente. Lui.. lui lo sapeva.. Gaetano lo capiva, lo sentiva cosa stava accadendo.. Mentre in due lo tenevano fermo e gli baciavano morbidamente il collo, una terza lo aveva accolto nel suo sesso e lo faceva suo, lo coglieva, si faceva riempire con spinte sempre più forti, sempre più eccessive, sempre più calde. Sentiva le cosce della donna aderire alle sue. Sentiva il sesso caldo di lei che lo assumeva, che lo violava, che frenetica si faceva penetrare sempre più a fondo, sempre più intensamente. Con le sue mani affusolate si teneva stretta al suo ventre e lo prendeva, lo prendeva, lo prendeva… Gaetano lottava, lottava contro se stesso, contro quel vigore che si faceva sempre più forte, sempre più intenso, sempre più ansante in attesa della sua liquida liberazione.. doveva resistere, doveva resistere… doveva pensare al fatto che se fosse venuto probabilmente lo avrebbero ucciso.. sentiva dentro di sè la linfa crescere.. la sua energia concentrarsi nelle cosce e risalire, verso il sesso.. vero la liberazione.. verso il godere…

"A breve – urlò quella donna che tutte sembrava comandare- a breve saranno le 6 e 6 minuti e 6 secondi del 6 giugno 2006, il magico numero della bestia. Il nostro prigioniero sploderà in quell’istante prezioso il suo seme e in quello stesso istante morirà. Ed il suo seme, unito al sangue di cui è sparso donerà vita al nostro oscuro signore che nuovamente tornerà sulla terra. Ora sorelle, innalzate il canto!!" .

E così accadde. Accade che le donne in cerchio misero a cantare, come sfrenate, come invasate, con parole incomprensibili. Cantavano, cantavano ad alta voce, cantavano urlando, indemoniate. Il tempo stava arrivando. D’improvviso Gaetano sentì qualcosa stringerglisi intorno al collo. Una corda. Doveva essere una corda, per impiccarlo, per strangolarlo, per ucciderlo nell’istante stesso in cui il suo seme fluiva violento per il piacere. Sarebbe morto. Avrebbe goduto e nel godere sarebbe morto. Doveva resistere ma sapeva ormai che non riusciva più a combattere. La donna continuava a farsi penetrare da lui sempre più forte, sempre più forte, sempre più forte… Stava per cedere, stava per godere.

"Avanti maschio! – urlava quella, mentre le altre cantavano sempre più invasate- Scopala! Fottila dai!! Fottila!! Godi! Godi! Godi!".

La corda nel suo collo si andava stringendo, si andava stringendo sempre più. Era al limite, era al limite ormai…

Poi un’idea.. una fulminazione.. una cosa talmemente assurda da poter diventare una via d’uscita. Gaetano si mise ad urlare a squarciagola.

" C’E’ CHI MI DICE ADESSO CHE SON PIU’ BUONO.. LA’ DOVE CONDANNAVO OGGI PERDONOOOOO.. NON VADO A UN APPUNTAMENTO SENZA UN FIOOOREEEEEEEE.. MA NON CONFONDO IL SESSO CON L’AMOREEEEEEEE….. TI DIROOO’ IMPRESTO L’ANIMA O IL CUOREEEE SONO UN PIRATA ED UN SIGNOREEEE.. PIU’ AMOR PROPRIO CHE PUDOREEEEE" .

Era impazzito, Gaetano era letteralmente impazzito. Urlava come un matto, scatenato, con gli occhi fuori dalle orbite. Le donne che cantavano intorno a lui ebbero un momento di esitazione. La donna che lo stava scopando, si fermò non capendo più nulla.

"TI DIROOO”’ AMO LA LUNA E AMO IL SOLEEEEE… SONO UN PIRATA ED UN SIGNOREEEEEEE.. PROFESSIONISTA NELL’AMOREEEEEE".

Urlava. Urlava come un forsennato, cantando la canzone di Iglesias.

E incredibilmente, all’improvviso, sentì ridere. Sentì una ragazza e poi un’altra, mettersi a ridere. La canzone le aveva distratte, avevano perso il ritmo del loro canto e si erano perfino messe a ridere.

Gaetano ne approfittò. Continuando ad urlare. "QUESTO E’ UNO SCHERZO! UN FOTTUTO SCHERZO DI MERDA! FOFO’ DOVE CAZZO SEI, TESTA DI MINCHIA!!! ESCI FUORI, DANNATO, ESCI FUORIIIIIII!!!! IO VOGLIO VIVERE.. VOGLIO DIVENTARE UN FOTTUTO FAMILY BANKER DEL CAZZO!!!! "

"Basta ora- disse la signora che dominava tutte – basta ora, il tempo sta scadendo. Dallo a me incapace!". Così facendo scacciò la ragazza, che ancora lo aveva dentro e gli prese il membro in mano, masturbandolo con forza. "Presto tu- ordinò- stringi la corda, stringila ora presto! E’ ora!!!!!!" .

Gaetano si sentì soffocare.. sentì che il suo sesso stava per esplodere e il suo respiro stava per spezzarsi.. stava per godere.. stava per morire.. stava per godere.. per morire…

"Ehi ehi basta ora, ma cazzo volete ammazzarlo sul serio????", improvvisamente una voce di uomo, mai sentita prima.

"Lasciami, lasciami andare, devo terminare!!!", urlava quella.

"Ma cazzo Marina ti dà di volta il cervello??? Liberatelo presto.. liberatelo!!".

Gaetano stava per rimanere soffocato, stava per perdere i sensi, quando improvvisamente sentì il respiro tornare.. sentì che le sue mani venivano liberate.. si lasciò cadere per terra stremato, non capendo nulla di ciò che accadeva. D’improvviso gli fu tolta la benda. Vide una sagoma oscura in piedi davanti a lui che lo guardava.

"Ehi amico stai bene? Cazzo… sarai mica morto vero??".

E in quel preciso istante in cielo apparve un gigantesco fascio di luce, come un gigantesco occhio di bue, che dall’alto lo illuminava. Un gran frastuono, come un elicottero, un aereo o un disco volante.

Gaetano, distrutto, ebbe solo il tempo di dire "Cazzo.. anche gli alieni ora…." . Poi svenne.

Epilogo

Una settimana dopo, Gaetano Lo Curto si trovava alla caserma dei carabinieri di Rocca Spinosa. I genitori, il barone e la baronessa Lo Curto erano fuori, in corridoio. Gaetano aveva deciso che voleva parlare da solo col comandante. Aveva deciso che d’ora in poi voleva decidere lui, sulla sua vita.

"Caro Gaetano- disse il comandante – Certo che di storie strane ne abbiamo viste.. ma come la tua… bhè.. cercherò di essere lineare nella spiegazione.. anche se forse non tutti i pezzi del puzzle sono stati completati. Da quanto abbiamo appurato i tuoi amici volevano farti diventare famoso.. per dire così.. ti avevano iscritto ad un programma di "candid camera estreme".. diciamo candid camera pornografiche.. c’è un canale satellitare nuovo che a quanto pare stava avviando un nuovo programma di genere hard in cui fare questo tipo di candi camera..".

"Candid camera? – disse Gaetano sconcertato – Son candid camera queste?"

"Si, lo so – disse sconsolato il comandante – lo so Gaetano, ti capisco, sembra tutto così assurdo. Comunque le cose stanno così. I tuoi amici volevano farti fare diciamo una gran trombata con paura… permettimi il termine.. e insomma si son messi in accordo con questa emittente. Per avere il tuo benestare alla proiezione del filmato ti avrebbero poi pagato fino a 2000 euro a quanto sembra.."

"2000 euro??"

"Si, il capostruttura della tv ci ha detto così. Tuttavia le cose non sono andate come prevedevano loro. Le ragazze che avevi intorno, mentre eri bendato, erano delle pornostar e tutto il bosco era diventato un gigantesco set in cui sei stato ripreso più o meno a partire dalle 3 di notte".

"Cioè da quando ho iniziato a vedere quella luce?"

"Esattamente. Però, come ti dicevo, le cose non sono andate come avevano pianificato. Le ragazze.. le pornostar lì… purtroppo sono state drogate da una che si è infiltrata nel gruppo.. si tratta di una che lavora per una tv concorrente.. ha appena confessato..".

"E quindi?"

"E quindi è successo che le attricette che dovevano fingere di violentarti sono entrate per davvero nei personaggi.. a causa della droga che avevano assunto inconsapevolmente.. e poco ci è mancato che non ti ammazzassero sul serio. Quando il regista ha capito la situazione è intervenuto, insieme alla troupe . A quanto pare c’era pure un medico che monitorava continuamente la tua condizione".

"C’era pure un medico???"

"Eh si.. pazzesco eh?"

"Già..pazzesco…e..e voi? Voi come siete arrivati con l’elicottero?"

"Abbiamo ricevuto la telefonata di un tuo amico, un certo Calogero Ferrini, proprietario di un negozio videoteca.. lo conosci?"

"Certo, certo.."

"Ci ha riferito che ha visto i tuoi amici troppo contenti dentro un bar.. li ha fatti bere un pò.. li ha fatti parlare..e ci ha chiamato quando ha capito che qualcosa non quadrava.. i tuoi amici hanno già confessato… certo non volevano mica ammazzarti… però onestamente ti sconsiglio di ritenerli ancora amici caro Gaetano".

"Già…"

"Che vuoi farci Gaetano… sta provincia.. sta noia… purtroppo porta certa gente a combinarne di tutti i colori… pensassero a trovarsi un lavoro, invece…."

"E quindi.. e quindi quelle intorno a me…erano attrici?"

"Si Gaetano…"

"Anche.. anche quelle nel fiume ?" .

Il comandante si fermò. Guardò bene Gaetano.

"Fiume? Non ci sono fiumi nel bosco della valle del Golgo, Gaetano".

"Ma quelle due bionde.. le ricordo in un fiume…"

"No Gaetano.. quella notte non abbiamo arrestato nessuna ragazza bionda. Nessuna. E fiumi lì non ce ne sono."

"Siete proprio sicuri?"

"Ma si Gaetano – disse il comandante- certo. Che cosa hai visto Gaetano?"

Già… Gaetano.. che cosa hai visto??


Azioni

Informazioni



451 commenti to “Eros in 5 racconti. Il terzo.”

6 10 2007
  titania (12:23:51) :

ciao antò, vado un pò di corsa, ti mando un saluto e ritorno con più calma per leggere e per creare sto benedetto meme

6 10 2007
  Anna (13:34:29) :

Mizzica, hai una fantasia incredibile….. Bel racconto caro Antonio, da rimanere col fiato sospeso per un bel pò. Ben scritto poi, molto ben scritto. Un abbraccio

6 10 2007
  giraffa (15:49:03) :

Esimio Antoniuzzo, c’hai una bella fantasia! Mi piace anche il pornhorror anche se, confesso, in certi punti ho proprio riso!! Sono un pirata ed un signoreeeeeee:-)))) ma che avrà visto Gaetano???

6 10 2007
  Esidra (16:31:46) :

Antony ti è salita la febbre vero?

Questo racconto è talmente fervido che non può essere giustificato in altro modo e se tu riesci a mantenere il livello giusto di temperatura puoi anche sfondare nell’editoria. Complimenti!

Ma che avrà visto sto gaetano? Ora non ci dormo più!:-))))

Bacissimi

p.s. la parola chiave è “gema” e mi sà che è proprio l’imput che ha ricevuto Gaetano

6 10 2007
  grazia (18:56:27) :

….dobbiamo aspettare la prossima puntata per sapere cos’ha visto Gaetano? ….

leggi la posta…

un abbraccio a te…ciao

6 10 2007
  infondoaimieiocchi (20:23:00) :

Caro Antò,

avevo capito fosse un horror da quando hai nominato l’happy meal! :D DDD

Sono stata a leggere tutta la storia, ridendo alla grande pi tanuzzu mischineddu!:-)))

Comunque ha ragione Esidra…se non avessi la febbre ti avrei già linciato…grrrrrrrrrrrrrrrrrr:-))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))

Senti ma perchè Grerry e non Calorio?

Smack

7 10 2007
  grazia (00:22:50) :

..c’è posta per te :-)

7 10 2007
  grazia (00:23:47) :

c’è posta per te :-)

7 10 2007
  Elle (13:04:12) :

Carino e quanto mai contemporaneo questo racconto, con un finale a sorpresa…un mistero risolto e uno irrisolto.

Complimenti, devo dire che sei molto fantasioso e descrittivo nei personaggi. Mi piaceva questo povero Gaetano. Ma il termine “catafottuta” si usa dalle tue parti o è una tua invenzione?

Bacione

7 10 2007
  carmen (16:01:14) :

Ci hai lasciati in sospeso però,uffah!
Bello,veramente bello,caro tonuizzo!
Buona domenica,

Carmen.

8 10 2007
  titania (10:38:32) :

Antoooonio, stavi per farmi venire il mal di pancia… per la situazione surreale….tieni conto che l’ho letto sul bus sabato pomeriggio, dal cellulare, col collegamento che cadeva ogni 2 minuti, ma non riuscivo a staccarmrne (mi sei costato una cifra!!)… grande la tua abilità di prolungare l’attesa e la suspense aggiungendo sempre nuovi dettagli e descrizioni… in alcuni punti la trama ricorda alcuni film di serie z che mi è capitato di vedere (e pure a te a quanto pare), ma certi punti sono esilaranti!

8 10 2007
  simo (12:45:16) :

…che testolina che c’ha il mio micio !!! bravo tesoro, mi sembrava di rientrare nell’atmosfera dei libri di Ammaniti..!! davvero bello, un po’ macabro in certi punti, ma principalmente grottesco quanto basta, da non riuscire a staccarsi fino alla fine !! son sicura che scrivessi libri mi terresti sveglia tutte le notti !!! e vedo che qualcuno dei tuoi amici blogger sta venendo dalla mia parte, e ti spinge a scrivere… magari racconti, non e’ necessario pubblicare romanzi di 600 pagine !!! Che ne dite ragazzi ? Vero che ce la farebbe ? E sarebbe pure bravo !!

E Sergio che dice ? manca all’appello !!

8 10 2007
  antonio76 (16:00:15) :

Grazie, grazie, grazie a tutti, anzi a tutte, visto che sino ad ora leggo solo commenti femminili. Un pò mi dà da pensare sta cosa: sono io che ho quasi solo lettrici donne o quello che scrivo piace meno ai maschi? Mhà..

Ad ogni modo grazie per i complimenti. Vedo che la storia ha fatto ridere un pò tutti.. in effetti mi ero fatto grandi risate anche io scrivendola. Mi ero accorto che le due storie che avevo scritto in precedenza erano molto tendenti al malinconico e mi piaceva l’idea di scriverne una magari più eccessiva, ma al tempo stesso più spensierata. In verità orse mi interessava anche descrivere quello che comunque è un percorso di sviluppo, (post)adolescenziale nella tipica provincia italiana, in cui o si è superstalloni o si è merdacce. Non so se per le ragazze accada qualcosa di simile.. più o meno penso di si. E poi era da tanto che volevo parlare della terrificante Marina Malfatti…eheheheehe…

In risposta a Elle, dico che “catafottersi” è verbo credo esistente nella lingua italiana, almeno io l’ho sempre usato parlando.. diciamo che il “cata” accentua la tendenza dinamica del verbo :-)

Intuisco che al di là delle risate, molti ci son rimasti male per il finale, e chiedono che cosa ha visto il povero Tanuzzo. Non posso dire alcunchè al riguardo, quello che ha visto lo avete letto. Si può dire fossero fantasmi, si può dire fossero due donne, si può dire fossero due vampire, oppure un sogno. Mi piace sempre lasciare spiragli aperti in questi piccoli raccontini e ne ho voluto lasciare uno anche in questo caso.. ognuno la pensi come vuole.

In risposta alla mia adorata Simona e a quante come lei mi invitano a scrivere libri o a tradurre questo blog in un libro, dico che il blog è bello in quanto blog e non voglio tradurlo in nient’altro. Sul fatto di scrivere libri.. mhà.. ci penserò.. ma tentenno un pò all’idea..

Grazie ancora!

8 10 2007
  titania (18:56:40) :

il film l’ho visto e mi è piaciuto, la colonna sonora onestamente non la ricordo…rimedierò. buona serata

8 10 2007
  Esidra (20:50:58) :

Caro Antonio, ho appena ricevuto una email di Sergio che avevo contattato perchè la sua latitanza mi aveva messa in apprensione, ma per fortuna è solo dovuta al guasto del pc, mi ha detto che ha fatto solo in tempo a leggere il tuo racconto e mi ha incaricato di dirti che lo ha trovato molto bello e significativo.

Missione compiuta!

Baci

8 10 2007
  grazia (23:57:40) :

leggi la posta tra 5 minuti

9 10 2007
  lavocedellacoscienza (07:59:13) :

Son venuto a leggere il tuo blog per curiosità. Ti chiederai perchè? Presto detto: vedo spesso il tuo nome nel blog di una nostra comune “amica” (Ilgiardinodelcuore) ed ieri notte, pressochè istintivamente, son venuto a “leggerti”.

Ti faccio i miei complimenti, il tuo scrivere è fluido, gradevole, a tratti dissacrante, tanto da invogliare nel proseguimento della lettura stessa.

Ho letto anche il tuo articolo dove, giustamente, rispondevi all’esimio Ragionier P.SCHIOPPA, facendo risaltare quale era l’esatta condizione di chi, come te, 30enne, con una laurea e successiva specializzazione, si vede suo malgrado, preclusa, a causa di un sistema lavorativo che “fà acqua” da tutte le parti, la possibilità di avere una indipendenza economica.Io ho 50 anni e ti assicuro che, da padre di una figlia di 20, vivo intensamente questa sgradevole sensazione nel prendere atto che mia figlia, nonostante sia una “tenace” e non abbia defaiance negli studi, dovrà combattere col coltello fra i denti per arrivare ad ottenere la sua autonomia.

Mi permetto però (solo in virtù della mia veneranda età) di suggerirti una maggiore dinamicità nel ralazionarti col mondo del lavoro. O meglio: non ostinarti nel voler, obbligatoriamente, essere impiegato nel settore specifico del tuo corso di studi. In questi ultimi anni L’Università, come ben saprai, è incorsa nel grave errore di sfornare centinaia e centinaia di Psicologi andando stupidamente controcorrente alla più banale legge del mercato: squilibrio tra richesta ed offerta.

Non volerme se mi son dilugato su quest’ultimo argomento ma, in qualche misura, come ti ho detto, lo vivo anche io con molta apprensione.

9 10 2007
  oltreituoiconfini (22:14:12) :

ciao antonio troppo forte :-) dovresti fare lo scrittore !

onestamente non ho visto il film devo rimediare , mi hai incuriosita .

un bacio maya

11 10 2007
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fantasia sì, ma un po’ a membro di segugio…

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è passato quasi un anno da quando lo lessi ma mi era proprio rimasto impresso.

Sai che ci siamo conosciute con Anna ?

17 06 2009
  Fiore (22:23:08) :

Ciao , finite le scuole ho un pochino di tempo in più, devo ancora leggere, il nuovo racconto giallo che hai scritto…… ma questo lo voglio proprio rileggere.. e consigliarlo :-)

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Any ѕuggestiоns or aԁvice would bе gгeatly аpρreciatеd.
Τhanκs

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10 08 2013
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10 08 2013
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my homеρаge :: nick yates fresh healthy vending

10 08 2013
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Il terzo. Disordinаtа-Mentе
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10 08 2013
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10 08 2013
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11 08 2013
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I’m not very web savvy so I’m not 100% sure. Any tips oг аdviсe ωould be gгeаtly apрrесiated.
Thanκs

mу webpage … Playstation 4 Price Range

12 08 2013
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13 08 2013
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  medium gratuit (00:40:25) :

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22 08 2013
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26 08 2013
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29 08 2013
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2 09 2013
  voyance gratuite immediate (10:15:48) :

Tarot sur internet horoscope nostalgie du jour

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4 09 2013
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Apple Ipad Game Controller

15 09 2013
  Daniel (00:48:13) :

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16 09 2013
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26 09 2013
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13 10 2013
13 10 2013
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13 10 2013
14 10 2013
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11 11 2013
  voyance gratuite (12:25:39) :

Tirage du tarot de marseille 3 juillet signe
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27 11 2013
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