Quando si diventa “grandi” ?

19 09 2007

Che vuol dire "essere grandi" ? Quando si diventa "grandi" ? Voi siete grandi? E cosa.. cosa vi ha fatto diventare grandi ?

Stamattina in ospedale ho fatto un laboratorio con i ragazzi in dialisi: 2 ragazze che erano sottoposte al trattamento, ed 1 caregiver, fratello maggiore di un bimbo che faceva la dialisi anche lui. Il tema del laboratorio era "Che significa essere grandi?".

Il laboratorio si è svolto in due parti. Nella prima parte, la lettura e l’ascolto di un brano musicale, la canzone di Lorenzo Cherubini (in arte Jovanotti) "La linea d’ombra", inserita nel disco "Lorenzo 97- L’ albero". Nella seconda parte, la discussione di gruppo su ciò che ci portava alla mente questa canzone.

Questo è il testo :

La linea d’ombra la nebbia che io vedo a me davanti, per la prima volta nella vita mia mi trovo a saper quello che lascio e a non saper immaginare quello che trovo. Mi offrono un incarico di responsabilità.. portare questa nave verso una rotta che nessuno sa… è la mia età a mezzaria.. in questa condizione di stabilità precaria, ipnotizzato dalle pale di un ventilatore sul soffitto.. mi giro e mi rigiro sul mio letto.. mi muovo col passo pesante in questa stanza umida di un porto che non ricordo il nome.. il fondo del caffè confonde il dove e il come.. e per la prima volta so cos’è la nostalgia, la commozione. Nel mio bagaglio panni sporchi di navigazione.. per ogni strappo un porto, per ogni porto in testa una canzone.. E’ dolce stare in mare quando sono gli altri a far la direzione senza preoccupazione, soltanto fare ciò che c’è da fare e cullati dall’onda notturna sognare la mamma… il mare… Mi offrono un incarico di responsabilità… Mi hanno detto che una nave c’ha bisogno di un comandante mi hanno detto che la paga è interessante e che il carico è segreto ed importante. Il pensiero della responsabilità si è fatto grosso è come dover saltare aldilà di un fosso che mi divide dai tempi spensierati di un passato che è passato, saltare verso il tempo indefinito dell’essere adulto. Di fronte a me la nebbia mi nasconde la risposta alla mia paura cosa sarò, dove mi condurrà la mia natura? La faccia di mio padre prende forma sullo specchio lui giovane, io vecchio… le sue parole che rimbombano dentro il mio orecchio.. "la vita non è facile, ci vuole sacrificio, un giorno te ne accorgerai e mi dirai se ho ragione, arriva un giorno in cui bisogna prendere una decisione". E adesso è questo giorno di monsone col vento che non ha una direzione guardando il cielo un senso di oppressione, ma è la mia età dove si guarda come si era e non si sa dove si va, cosa ci sarà, che responsabilità si hanno nei confronti degli esseri umani che ti vivono accanto e attraverso questo vetro vedo il mondo come una scacchiera, dove ogni mossa che io faccio può cambiare la partita intera ed ho paura di essere mangiato ed ho paura di mangiare. Mi perdo nelle letture.. i libri dello zen ed il vangelo l’astrologia che mi racconti il cielo, galleggio alla ricerca di un me stesso con il quale poter dialogare, ma questa linea d’ombra non me lo fa incontrare. Non so cos’è il coraggio se prendere e mollare tutto se scegliere la fuga o affrontare questa realtà difficile da interpretare, ma bella da esplorare. Provare ad immaginare cosa sarò quando avrò attraversato il mare, portato questo carico importante a destinazione, dove sarò al riparo dal prossimo monsone. Mi offrono un incarico di responsabilità, domani andrò giù al porto e gli dirò che sono pronto a partire, getterò i bagagli in mare studierò le carte e aspetterò di sapere per dove si parte, quando si parte. E quando passerà il monsone, dirò "levate l’ancora, diritta avanti tutta.. questa è la rotta, questa è la direzione, questa è la decisione".

Ho proposto questa canzone ai ragazzi. Ho lasciato la leggessero e poi la ascoltassero con gli auricolari, estraniandosi dal contesto di medici, infermieri e genitori vari. Dalle loro espressioni attente, forse anche assorte, capivo che la cosa li attraeva. C’era da capire se oltre ad attrarli cognitivamente ed emotivamente, piaceva loro o li disgustava. Cioè se ne traevano beneficio o sofferenza. E’ un richio che si corre in ogni laboratorio.. soprattutto in quelli in ospedale.

Abbiamo parlato di ciò che ci suscitava sentire queste parole. Mi ha stupito la prontezza con cui loro sono giunti subito alla senso metaforico della canzone. Sono ragazzi intelligenti, che la vita la conoscono bene nella sua ruvidezza. La canzone era loro piaciuta da morire e mi hanno chiesto di potere tenere con loro il testo che avevo prontamente fotocopiato. Naturalmente ho detto si.

Ecco alcune cose che sono uscite fuori, parlando:

La nave è la vita. Loro vorrebbero diventare comandanti di questa nave, come il protagonista della canzone. Protagonisti del loro viaggio.

Al centro di tutto c’è il senso di responsabilità. La difficoltà ma l’importanza di assumersi reponsabilità. Contare su se stessi.

La nebbia dà incertezza al viaggio, ma questa incertezza non è per forza una cosa negativa. Può anche essere una forma di protezione nei nostri riguardi. Forse la cortina di nebbia ci evita di vedere i dolori a cui andiamo incontro e paradossalmente ci aiuta a partire.

Hanno apprezzato molto il ritmo lento della musica, le parole semplici ma efficaci.

Che significa quando alla fine il protagonista butta le sue valigie? i ragazzi hanno letto questa immagine come un modo attraverso il quale il protagonista si libera del vecchio che lo appesantiva e cerca una vita nuova, con un nuovo viaggio.

Un viaggio comunque denso di pericoli, un viaggio in cui esprimere le proprie capacità mettendosi alla prova come in una partita a scacchi in cui si può vincere o si può perdere.

I ragazzi si sono innamorati della scena in cui il protagonista vede suo padre giovane allo specchio, mentre lui è vecchio. Un paragone altamente simbolico che li ha affascinati. Secondo loro è un modo attraverso il quale il protagonista sente che le sue difficoltà le ha vissute anche suo padre quando era giovane, ed al tempo stesso il protagonista vorrebbe entrare nei panni del padre, per superare la sua situazione.

Un ragazzo ha parlato del suo rapporto con il mare.. con la pesca subacquea.. con la paura e con il piacere.. in una sola parola con il brivido.. che sente quando va giù

Alla fine abbiamo delineato quelli che sono sembrati i tre elementi cardine della canzone: la decisione di prendere il mare (cioè il coraggio personale), lo studio delle carte nautiche (cioè la competenza che dobbiamo avere nel fare le cose, la progettualità) e l’attesa del vento che cambia (come fortuna, come imprevisto del destino, come attesa di condizione favorevole che ci dia il la per partire). Coraggio, competenza e un pizzico di fortuna sono sembrati i tre fattori più importanti nel nostro proporci al domani.

La giornata si è conclusa con un compito che ho loro affidato per mercoledì prossimo: devono studiarsi la canzone e dirmi mercoledì prossimo come si sentono loro rispetto alla condizione descritta. Se si sentono nel porto in attesa, se si sentono nella nave come capitani o mozzi, se si sentono come quelli che stanno studiando le carte.

Io per molti mesi, questa primavera, ho studiato le carte. Le ho studiate a lungo, forse anche troppo. Poi una mattina ho capito che era giunta l’ora di imbarcarmi e son partito. Ma certe scelte si compiono forse ogni giorno. Ogni giorno dobbiamo avere il coraggio, la competenza, la fortuna per dire a noi stessi che questa è la rotta, questa è la direzione, questa è la decisione.

Voi vi siete imbarcati oggi? O siete rimasti in porto? Pensate di partire domani?

p.s. : la foto che vedete qui sotto è della mia amica e collega Laura. Una ragazza dolcissima, oltre che una bravissima fotografa. Vi invito a vedere il suo blog fotografico .


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Informazioni



45 commenti to “Quando si diventa “grandi” ?”

19 09 2007
  Grazia (23:22:13) :

Ciao Antonio, scusa se passo di fretta, ritorno più tardi a leggere il tuo post, per visionare il mio su blogspost clicca pure sul mio nome, comunque nel blog di Tiscali, seminascosti nelle immagini del box laterale, trovi tutti gli altri miei blog :-) sshhhh!…

20 09 2007
  ChiaraLuna (00:46:07) :

Seconda stella a destra

questo è il cammino

e poi dritto, fino al mattino

poi la strada la trovi da te

porta all’isola che non c’è.

… … … … …

E ti prendono in giro

se continui a cercarla

ma non darti per vinto perché

chi ci ha già rinunciato

e ti ride alle spalle

forse è ancora più pazzo di te

Non so quando si diventa grandi, non so nemmeno se conta davvero diventarlo se ciò può voler dire abbrutirsi l’anima. Io ho la sindrome di Peter Pan ma a differenza di lui non sono invidiosa di chi cresce intorno a me, anzi osservo e imparo. Penso che la sofferenza ti può far crescere ma la spensieratezza e un sorriso ti possono far crescere meglio. Crescere oggi sembra più facile di quando io ero bambina… perchè io sono stata bambina per tutto il tempo necessario alla mia crescita, adesso le bambine di 11 anni sembrano donne vissute… mammamia che strano…

Crescere ieri aveva un senso valoriale, un tramandarsi l’essenza di una vita vera, un passaggio di testimone.

C’è chi è costretto a crescere in fretta dagli eventi della vita e c’è chi vuole essere grande per senirsi più forte.

Io.. 30 anni… a volte mi sento così piccola davanti a certe assurdità del mondo di oggi… non me ne vergogno…

dovrei essere grande davanti ad un bimbo di 7 anni che mi dice “maestra… mamma mi dice che sono cretino, papà mi dice che sono cretino, mia nonna pure… allora io faccio il cretino!Per questo ho l’insegnante di sostegno”…?

Medito…

20 09 2007
  sergio (03:57:26) :

Bravissimo Antonio! sì, Parodi ha fatto parte dei Tazenda. Poi è diventato solista.

20 09 2007
  sergio (04:17:25) :

Antonio, hai posto un problema difficile e complesso, cui non è facile rispondere. Mi sa che in questo post, come nel precedente, ci stai studiando, ci stai ponendo dei test. L’altro era scherzoso, questo è più serio. Bene, ti risponderò con la massima sincerità: può sembrare ridicolo da parte mia, ma non so se sono diventato grande. Mi piace ancora leggere storie di fantasia, come il Signore degli Anelli, e vedere i film di Re Artù e Robin Hood. Per contro mi affascina anche un film molto più serio e complesso come Il Settimo Sigillo, di Bergmann. Nella vita ho avuto incarichi di responsabilità, ma non ho cercato quelli ancora più importanti perchè mi avrebbero costretto ad adottare atteggiamenti, verso i collaboratori, che non volevo, e che non mi sarebbe piaciuto prendere. Qui si dice: “comandare è meglio che fottere”. Per me non è così. Mi piace chiedere, non mi piace comandare. Forse sono rimasto un po’ infantile, ma sono contento così.

20 09 2007
  infondoaimieiocchi (09:31:57) :

Bell’argomento!

Si può dire che io sto quasi sempre imbarcata e ogni tanto, sento il bisogno di approdare per poi ripartire?

Insomma a parte il fatto che la staticità non fa per me, non è assolutamente parte del mio carattere, tranne che per alcuni punti fermi che mai abbandonerei.

Però se dovessi sentirmi a lungo ferma, morirei dentro, mi farei del male.

Andando a ritroso nel tempo, credo di essermi imbarcata moltissimo tempo fa, ma meditavo, già da tempo, la partenza. E se sento quella voglia di approdare, credo dipenda dal poter esaminare meglio me stessa in alcuni momenti della mia vita che comunque siano, dopo breve mi riportano a salpare alla volta di un nuovo viaggio.

Dici bene però, chi si imbarca, sia come capitano che come mozzo, ha comunque delle responsabilità; lo spiega semplicemente il fatto che su una nave o su un semplice peschereccio vige una regola fondamentale: tutti a bordo hanno un proprio compito specifico. Io, forse, sono un pò rigida con me stessa e quindi mi reputo un capitano, se dovesse affondare la nave, affonderei con essa. Può essere che i momentanei approdi servano proprio a questo, a scrollarmi un pò la corazza di dosso.

20 09 2007
  Simona (13:14:41) :

Che bel post tesoro…

Che bella domanda. Io credo di essere cresciuta con la malattia di mia mamma, scrollandomi di dosso definitivamente i pochi sogni che mi erano rimasti. Ma poi non sono diventata il capitano della mia nave, a volte credo ancora di dovermi imbarcare.. sono due concetti diversi del crescere, uno e’ prendere contatto con la realta’ (e fin qui ci sono) , l’altro ben piu’ difficile e’ guidare la realta’ per realizzare i miei progetti ( e ci provo tutti i giorni, ma e’ cosi’ dura !!)

Meno male che ci sei tu con me..

20 09 2007
  Regina Madry (13:21:52) :

Ma che meraviglioso lavoro fai, Toniuzzo! oggi poi è giornata di riflessioni…forse, per quanto mi riguarda, finora sono andata avanti a testa bassa, senza studiare adeguatamente le carte…ma quasi sempre non c’è alternativa! (o no?)

20 09 2007
  Anna (14:20:01) :

Bhè caro Antonio io presi la mia nave ormai 4 anni e 364 giorni fa, sapevo che sarebbe stato difficile eppure decisi di comandare la mia ciurma, decisi che avrei preso a bordo altre persone, almeno 2. Ci fu una bufera, violenta e il capitano in 2° decise di abbandonare la nave. Approdammo, prese le sue cose e andò via anche se ad aspettarlo non c’era nessuno. Io e i miei 2 fedeli aiutanti decidemmo, malgrado la bufera fosse ancora violenta, di cazzare la randa e ripartire…. Adesso ti scrivo dal mare più blu che abbia mai visto, dietro di noi c’è ancora la bufera, ci insegue, ma noi issiamo le vele giorno dopo giorno e andiamo a tutta dritta. Nessuno ci può più fermare!
Dai il mio solito abbraccio ai tuoi ragazzi.

P.s. la parolina è tolsi, TOLSI LE ANCORE E INIZIAI A NAVIGARE

20 09 2007
  Esidra (15:02:43) :

Caro Antonio, si diventa grandi quando le difficoltà della vita ti costringono a maturare ed a fare tue le esperienze infelici che solo momentaneamente pare possano riguardare gli altri.

E’ nei momenti di sofferenza maggiore che si riesce ad ottenere un’ottica meno superficiale e ci si rende conto che il mare della vita non ti regala che pochi momenti di bonaccia e che il monsone è sempre pronto a soffiare anche per te.

Questo avviene solitamente quando le persone a te care si ritrovano con gravi difficoltà di salute e tali avvenimenti ti fanno riflettere sulla precarietà della vita stessa, sull’impotenza che il tuo essere recepisce e l’impossibilità di passare indenne te stesso quel mare burrascoso che comunque è parte dell’esistenza di ognuno.

C’è chi da tutto questo trova la forza di prendere in mano il timone e guidare la sua nave verso i lidi che si propone di raggiungere, accollandosi tutta la responsabilità del viaggio, altri assumono un atteggiamento fatalistico e volutamente girano le spalle al mare della vita, la paura, l’incoscienza e la supeficilità la fanno da padroni, si sentono stupidamente esonerati dalle difficoltà e vogliono vivere alla giornata senza porsi troppo problemi ed in questo caso non matureranno mai a sufficienza per ritenersi grandi sul serio, bensì marciranno come frutti acerbi e bacati.

Comunque ci si comporti il fattore dominante è l’intelligenza, che come ben sappiamo non è un corredo sfarzoso per tutti, ma chi ce l’ha farebbe meglio ad usarla abolendo gli stupidi preconcetti legati ad ideologie di qualsivoglia natura, evitando prese di posizione assolutiste e tracciando autonomamente la rotta del proprio viaggio senza preconcetti di sorta.

Un pò di buona volontà, capacità di apprendere, voglia di mettersi in gioco, umiltà, serenità di giudizio, coraggio a guardarsi dentro per conoscere sè stesssi e molta disponibilità a razionalizzare quanto si può apprendere dalle lezioni che la vita offre, rendono possibile diventare grandi a qualunque età.

Un abbraccio

20 09 2007
  Ciceruacchio (18:39:44) :

Ciao Antonio. Figuriamoci se non passavo a visitare il tuo blog; sono convinto che si possa crescere anche così!

Ciao e apresto.Alavro

20 09 2007
  carmen (20:07:50) :

C’è stato un periodo della mia vita in cui mi sono sentira grande,quando a soli 8 anni ho capito che le persone della tua famiglia possono morire,quando è scomparso mio fratello,ma anche prima,durante la sua malattia,quando vedevo mia madre non mangiare e non sorridere più…figurati dopo!E le bambine come me invece ridevano e giocavano spensierate, e si divertivano…io invece non sapevo farlo.
Adesso non lo so più se sono grande, anzi lo so, non lo sono per niente,perchè rimango ancorata al porto e ho paura di partire,di salire sulla nave e gettare in mare i miei bagagli,appunto quelli del mio passato che non è mai passato ma sempre presente, ed io vorrei tanto salpare, non puoi immaginare quanto!!!

21 09 2007
  Tali (18:35:23) :

Bellissimo e commovente post, caro Antonio.

Purtroppo la canzone non la conosco, ma ha un messaggio molto chiaro… io che pensavo che Jovanotti c’aveva solo “canzoni vuote” oppure “senza sfondo”… qui ho cambiato idea… completamente…

secondo me essere grandi è rendersi consapevoli di ciò che si è, con difetti e pregi; proprio come capita al personaggio della canzone.

io son diventata grande da quando ho deciso di andare a vivere in Irlanda e in Italia. entrambe esperienze mi hanno arricchito molto e, soprattutto, aprire gli occhi al mondo.

ti auguro un we meraviglioso in compagnia altrettanto bella!

ciao,

Tali

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