Tu sola mi spogli…e rivesti da Re

23 03 2007

<Che visi bianchi…tutti visi bianchi…si certo le donne son truccate…ma pallide…gli uomini son tutti infilati in quei vestiti da gangster…tutti in gessato…con i baffi ben lucidati…i capelli perfetti e le scarpe nuove nuove…e aspettano…aspettano la mia voce…o forse neanche…aspettano che la pupa che gli sta davanti gli dica si…oppure il capo del capo del capo del loro capo gli dica che cosa devono fare domani…se vivere o morire…se quel negozio di cinesi va ripulito…o se quel banchiere va rovinato…mhà…la borsa…e chi ci capisce nulla…corrono corrono…e poi arrivano qui la sera…per scordarsi la giornata…per scordarsi che domani devono fare questo e quello…o magari non devono fare nulla…aspettare…aspettare…e aspettando fumano…fumano e bevono…magari bevono di nascosto…che quella pupa lì di fianco non è certo bionda…e non è certo la moglie…fumano e dimenticano…anche che sono qui si dimenticano…anche ste note del cazzo dimenticano>.
Questi, più o meno, erano i pensieri di Antoine La Paglia, detto Antoine Black .
Antoine cantava nella piccola band ?The 10th Street band?, ed era esattamente il 3 di febbraio del 1934. Ed erano le 20 e 46. Ed era Chicago. Fino al 7 dicembre erano stati a San Francisco, da lì poi a Minneapolis fino al 12 di gennaio, poi erano giunti lì, a Chicago. Che freddo in quella città. Troppo freddo in quella città.
Il “New Firelight Club” non era in centro. Era in mezzo a palazzi vecchi, rifatti a nuovo, che la gente che voleva trovarlo, questo posto, sapeva come trovarlo. E chi non doveva saperlo, non lo sapeva. Un club per pochi. Lo gestiva Paul Zorowitz, un polacco che sudava e beveva e gestiva i suoi guai e i suoi malanni. Si era inserito bene in città, non voleva guai e non si metteva in condizione di averne. Un capo dei capi, voleva far fruttare un vecchio scantinato, ma non voleva guai. Voleva qualche soldo, ma non ce li voleva rimettere. Paul si era presentato come uno che sapeva il fatto suo. Nessuno gli chiedeva da cosa fosse scappato, forse i brutti venti dalla Germania, o forse qualche polacco cattivo che gli voleva male. Poco importava. Paul gestiva bene quel posto, faceva in modo che la gente si divertisse per qualche ora, chiamava qualche amico per suonare, e magari riciclava qualche dollaro sporco, facendolo tornare pulito come un pannolino.
Paul aveva conosciuto Antoine il mese precedente, a Minneapolis. Gli era sembrato bravo e l?aveva invitato a suonare per un pò da lui.
Le pareti del club vedevano tanta gente tutte le sere, gente di tutti i tipi, bella e brutta.
C’era Ron Bennis, il capo della zona sud. C?era la piccola veditrice di sigarette Jenna Limpton.
C’era Simòn Lanoise, che tutte le sere scendeva al locale, dimenticandosi la sua vita. Simòn non pagava per entrare. Non avrebbe mai pagato. Aveva salvato la vita di Paul quando il polacco appena arrivato in città stavano per accopparlo. Non era stato un gesto eroico, ma Paul le doveva la vita e Simòn non avrebbe mai pagato per entrare al “New Firelight”. Simòn, occhi intensi e stanchi, mani lunghe e curate, conosceva la vita, e sapeva come la si deve prendere, con i suoi alti e bassi.
Lavorava tutto il giorno, e ogni mese faceva un lavoro diverso, o quasi. Forse lo faceva per fuggire, forse per non farsi ingabbiare dalla noia. O magari semplicemente era un modo per divertirsi.
Al momento sgobbava come stiratrice. La sera, anche se stanca, andava a farsi offrire un bicchierino da Paul e sentiva un pò di musica. Amava la musica. Dolce, lenta, di quelle che poteva anche chiuder gli occhi, e sentirla scorrere dentro, leggera.
<Di tutte le stelle…mia dolce bambina…tu sei la più grande…tu sei la regina..>, al buio, nel silenzio, Antoine iniziò a cantare. Senza accompagnamento musicale, solo la voce, nel buio.
Entrata ad effetto. Paul aveva chiesto di evitare canzoni politiche e canzoni trasgressive. Ma Antoine se ne infischiava.
In un angolo in fondo Anna Teredova, bionda, e troppi gioielli, scrutava tra i tavoli, se c’era qualcuno da spennare. E mentre osservava, sognava una vita migliore.Anche lei dell’Est, anche lei a cercar fortuna. Ma non posso essere tutti fortunati.
Iniziò la musica. Un pianoforte, una piccola batteria, un contrabbasso. Una piccola luce illuminò Antoine.Vestito nero. Camicia bianca. Papillon slacciato. Spettinato.
<Di tutti quei sogni…che scorrono in me…tu sola mi spogli…e rivesti da re>.
Paul fece una smorfia. Non era contento di quello “spogli”, ma pazienza.
Anna sognava e rubava, Paul sopravviveva, Antoine e Simòn si guardavano, nei loro misteri .


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35 commenti to “Tu sola mi spogli…e rivesti da Re”

26 03 2007
  ludovicamazza (21:30:36) :

Incredibile….scrivi da Dio! Non riuscivo a staccare i cinque sensi! Insegnamiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii!!!!!!!!!!!!! Hai letto sul mio blog io e la depressione? Dimmi brava! Bax.

27 03 2007
  anets72 (11:19:08) :

In un angolo in fondo Anna Teredova, bionda, e troppi gioielli, scrutava tra i tavoli, se c?era qualcuno da spennare. E mentre osservava, sognava una vita migliore.Anche lei dell?Est, anche lei a cercar fortuna. Ma non posso essere tutti fortunati…
mi sembra di rivivere personaggi e momenti della mia vita.
complimenti e grazie
buona giornata

27 03 2007
  Blue Rose (23:44:16) :

Ciao Antonio, eh sì, a me i film in bianco e nero di Hirtchkock sembrano più belli…
E poi mi piacciono i film d’epoca.

Tu piuttosto: ma sei uno scrittore di professione ?
Mi sembra di vederlo, il mondo dei Gangsters, nel tuo racconto, esattamente simile a come lo vediamo guardando un film ambientato a quell’epoca, e a Chicago per giunta, famigerata base di Al Capone.
Il proibizionismo era stato abolito appena l’anno precedente, nel ’33 …
Complimentoni !
Ne scriverai altri di racconti ?
Ti riescono molto bene, sei bravo !
Baci

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